Venezia 2012

Recensione Gli equilibristi

Valerio Mastandrea, padre separato d'eccezione a Venezia 69

recensione Gli equilibristi
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Quella dei padri separati costretti a finire in condizioni precarie, definiti ormai da tempo come i "nuovi poveri", è una triste realtà tricolore (e non solo) d'inizio XXI secolo di cui, in tempi recenti, si è occupato su celluloide il mattatore della risata nostrana Carlo Verdone tramite Posti in piedi in paradiso (2012), interpretato dallo stesso insieme a Marco Giallini, Pierfrancesco Favino e Micaela Ramazzotti.
Ma, conoscendo il modo di procedere della moderna cinematografia italiana, sempre più propensa a rimanere ancorata alla realtà e a raccontarla (spesso, purtroppo, in maniera non molto credibile) sullo schermo (piccolo o grande che sia), c'è da scommettere che non si limiteranno al lungometraggio diretto da Mr. Borotalco le produzioni incentrate sull'argomento.
Come testimonia anche questo Gli equilibristi, che, presentato presso la sessantanovesima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia all'interno della sezione Orizzonti, vede dietro la macchina da presa il romano Ivano De Matteo; il cui curriculum, spaziante dal teatro alla televisione, passando, appunto, per il cinema, include Ultimo stadio (2002) e La bella gente (2008).

Romanzo di un nuovo giovane povero

I circa cento minuti di visione, infatti, vedono protagonista Valerio"La prima cosa bella"Mastandrea nei panni di Giulio, quarantenne dalla vita apparentemente tranquilla che, fedifrago nei confronti della moglie Elena, con le fattezze della Barbora Bobulova di Scialla! (2011), una volta scoperto si trova a dover constatare quanto sia labile il confine tra benessere e povertà.

Dove constatare significa passare dall'esistenza caratterizzata da un posto di lavoro fisso, una automobile acquistata a rate ed una casa in affitto al non avere più un'abitazione dove andare a dormire, non poter più godere di un introito sicuro e, di conseguenza, ritrovarsi ad accettare impieghi occasionali, spesso riservati a coloro che raffigurano gli ultimi, squallidi esempi di emarginati sociali.
Oltre al dover subire l'inevitabile mutamento dei rapporti con i figli, in questo caso rappresentati dal piccolo Luca, con il volto dell'esordiente Lupo De Matteo, e dall'adolescente ribelle Camilla, con quello della Rosabell Laurenti Sellers vista nei brizziani Ex (2008) e Femmine contro maschi (2010).

Cento minuti... "troppo belli"!

Una situazione che il regista, coinvolgendo in piccoli ruoli anche Rolando Ravello e Maurizio Casagrande, racconta ricorrendo in un primo momento a battute ed occasioni per spingere lo spettatore a sorridere; sfruttando in particolar modo la tipica, grottesca romanità accentuata di personaggi di contorno che non avrebbero affatto sfigurato in un film del citato Verdone (si pensi solo alla proprietaria dell'appartamento di periferia interpretata da Paola Tiziana Cruciani).
Ci si riallaccia, quindi, ai consueti stilemi della Commedia all'italiana, da sempre improntata sul saper fare ironia nel dramma, per poi sfociare, però, in toni destinati a diventare più tragici man mano che i fotogrammi avanzano sullo schermo.

Toni, di sicuro, da Neorealismo d'inizio XXI secolo, enfatizzati a dovere attraverso un'ottima regia e una sceneggiatura che, a firma di Valentina Ferlan e Ivano De Matteo, vengono ulteriormente valorizzate da un Mastandrea in stato di grazia.
Come un po' tutto il cast, qui al servizio di un duro, sincero ritratto sociale d'inizio terzo millennio che, nel far notare che perfino il divorzio sia una questione affrontabile soltanto per i ricchi, si rivela, senza ombra di dubbio, tra i migliori lavori presentati presso l'edizione 2012 della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
E chi se lo sarebbe mai aspettato dalla Rodeo drive di Marco Poccioni e Marco Valsania, in passato finanziatrice di veri e propri obbrobri da schermo del calibro di Troppo belli (2005) di Ugo Fabrizio Giordani, con protagonisti i due inespressivi belloni di Mediaset Costantino Vitagliano e Daniele Interrante?

Gli equilibristi La cruda realtà dei padri separati d’inizio terzo millennio raccontata ponendo come protagonista un sempre più bravo Valerio Mastandrea affiancato da Barbora Bobulova. Sotto la regia di Ivano De Matteo, uno spaccato sociale che offre momenti per ridere, ma che punta in maniera principale al dramma; senza mai ricercare la lacrima facile e lasciando intravedere, comunque, un indispensabile briciolo di speranza nel corso della sua fase conclusiva. Una vera e propria odissea fatta di lavori “in nero”, dormite in automobile e progressiva perdita di sicurezze, tanto realistica quanto capace di coinvolgere non poco lo spettatore dell’Italia finita in preda alla tanto discussa crisi (e non solo lui). Assolutamente da vedere.

7

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