Recensione Giuseppe Tornatore, ogni film un'opera prima

Nel magico mondo di Giuseppe Tornatore

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The Space Extra, realtà sempre più impegnata nella distribuzione di opere audiovisive esclusive e appartenenti a un filone non prettamente mainstream ma di indubbio interesse culturale, porta nelle sale (18, 19 e 20 marzo nei cinema del circuito The Space Cinema) il documentario Giuseppe Tornatore: ogni film un'opera prima. Già presentato nella sezione Prospettive Italia del Festival Internazionale del Film di Roma, questo interessante film documentario diretto da Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi adotta una prospettiva critica originale per analizzare il modus operandi, lo stile e soprattutto la passione insiti nell'esistenza di Giuseppe Tornatore regista e/o artista. Un documentario che indaga la sorprendente determinazione, il legame inscindibile con la terra del regista (la Sicilia) e quello con l'arte del cinema, entrata a far parte del DNA del regista assieme ai fotogrammi di quei primi film che da proiezionista studiava in ogni minimo dettaglio (esperienza ampiamente rievocata in Nuovo Cinema Paradiso del 1988). Dalla passione per l'immagine statica (la fotografia) a quella dinamica, Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi (già autori di un documentario sul celebre regista statunitense Terrence Malick) ricostruiscono così il fil rouge di una carriera dalla quale sembra venir fuori con estrema chiarezza l'importanza dell'idea, che nasce e alberga nella mente di Tornatore per molto tempo e con molta imponenza prima di diventare film. Unica eccezione a questa ‘regola' è rappresentata forse nella filmografia del regista dal film Una pura formalità del 1994, indicato da molti come il film più autobiografico e dallo stesso regista come uno dei film realizzati con maggiore velocità.

Nostalgia

Se è vero che "ogni grande regista ha sempre alle spalle la sua terra", Giuseppe Tornatore incarna perfettamente l'esistenza del grande regista, sempre spinto a creare nei suoi film quel ponte con il passato attraverso cui far trapelare bagliori del presente. Ed è nell'affresco di Baaria (2009) che Tornatore rende evidente la volontà di coniugare la coralità del racconto con la ricerca quasi ossessiva dei luoghi e delle immagini del proprio passato e della propria terra. Qui, nel documentario di Barcaroli e Panichi, emerge infatti proprio l'identità di un cinefilo per eccellenza ancora prima che sceneggiatore o regista, totalmente immerso e forgiato dalla cultura e dalla potenza rievocativa delle sue origini. Tutte caratteristiche che il documentario porta alla luce sia attraverso la giustapposizione di spezzoni di film sia attraverso le tante testimonianze di amici, collaboratori, colleghi (Sergio Castellitto, Tim Roth, Sergio Rubini, Massimo De Rita, Ennio Morricone, Giampaolo Letta, Geoffrey Rush solo per citarne alcuni) che hanno avuto modo di osservare da vicino il regista siciliano nei momenti dell'azione. Un'artista alla continua ricerca di sé stesso, di quella folgorazione immaginativa che possa diventare storia, e alla ricerca di quelle storie che "camminano sulle gambe delle persone", in una sorta di sospensione artistica che tanto si accosta al luogo che da anni Tornatore ha scelto quale logos ispiratore della sua arte, ovvero Civita di Bagnoregio, un borgo in perpetuo equilibrio sul vuoto, un'immagine che in fondo rispecchia profondamente l'equilibrismo del modo di fare cinema di Tornatore.

Giuseppe Tornatore - Ogni film un'opera prima I documentaristi Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi realizzano un film documentario sul sicilianissimo Giuseppe Tornatore tenendosi però ben alla larga dal lavoro agiografico sull’artista. Il taglio è invece quello critico che segue con lucida linearità la passione e la forma mentis che da sempre sostengono il lavoro di Tornatore. Un’occasione per entrare nel merito di alcune dinamiche che contraddistinguono il suo modo di fare e vedere il cinema e che permettono a Tornatore di avere, prendendo a prestito le parole di Tim Roth (che ha lavorato con lui in La leggenda del pianista sull’oceano del 1998), ancora oggi la purezza di un ragazzo e di approcciarsi a ogni film come se fosse la sua opera prima. Il documentario sarà nei cinema del circuito The Space il 18, il 19 e il 20 marzo.

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