Giulia e il mostro, La Bella e la Bestia in versione gothic horror

La bella Julie per salvare il padre si reca nel castello abitato da una creatura mostruosa in Giulia e il mostro, versione gotica della classica fiaba.

recensione Giulia e il mostro, La Bella e la Bestia in versione gothic horror
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E' tornata nelle sale in questi giorni con il remake in versione live-action dell'amatissimo cartoon Disney, ma La bella e la bestia è stata oggetto di diverse versione cinematografiche, perlopiù sconosciute al grande pubblico, fin dagli anni '40 (escludendo cotrometraggi ancora antecedenti). Tra i titoli più interessanti da annoverare nel campo di suddetti adattamenti vi è Giulia e il mostro, produzione cecoslovacca del 1978 diretta dall'apprezzato regista Juraj Herz che, nel portare su grande schermo la nota fiaba, ha optato per un particolare e affascinante taglio gotico-horror. La storia è quella classica tranne per un piccolo ma fondamentale particolare: la bella Julie, figlia di un ricco mercante e dileggiata dalle sorellastre, accetta di sacrificarsi per salvare la vita del padre. L'uomo infatti, caduto in disgrazia, si era perso in un bosco trovando rifugio in un vecchio castello apparentemente abbandonato; in realtà la magione era di proprietà di un essere mostruoso che ha obbligato l'uomo a consegnarle una delle sue figlie, pena in caso di rifiuto la morte. Julie decide di propria volontà di recarsi nella lugubre dimora ignara dell'aspetto del suo futuro compagno.

L'ombra della luce

Un'opera visivamente affascinante il cui tono visionario emerge già dai suggestivi titoli di coda, scorrenti su sfondi pittorici. Ben presto il film ci cala in un limbo opprimente ed inquieto presentandoci il nugolo di personaggi principali, prima dell'evento scatenante della vicenda: l'attacco al carro dei rifornimenti, con primi piani sul volto degli attori e il rumore di zoccoli in lontananza mette in mostra una verve registica notevole, capace di suscitare una macabra tensione nella gestione ambientale del contesto. Contesto che coglie al meglio la lugubre magia di una foresta immersa costantemente nella più fitta nebbia, degno contorno al castello dove vive la creatura maledetta, né uomo né animale. Ed è proprio nella caratterizzazione della Bestia che il titolo acquista una forza primigenia, sia per la particolare rivisitazione estetica (qui il mostro ha l'aspetto di un uccello rapace, reso efficacemente dallo splendido costume) che per l'intuizione psicologica di renderla un'entità schizofrenica, combattuta tra la sete di sangue e la speranza di essere amato. Con l'arrivo della bella Julie alla magione le inquadrature virano spesso su soggettive dal punto di vista della creatura, la quale cerca di entrare in contatto con la ragazza senza mai mostrare il suo reale aspetto, dando via ad un susseguirsi di sequenze d'alto impatto metaforico sull'evoluzione dei sentimenti senza perdere un briciolo del suo appeal gotico, presente dall'inizio alla fine sia nella ricostruzione del set che nei tormentati dialoghi dei protagonisti. Una colonna sonora di grande effetto, imbastita su partiture di pianoforte e orchestra che accompagnano nel migliore dei modi i risvolti della storia, una fotografia incentrata su tonalità oscure e un'atmosfera sempre sospesa sui lidi della più tetra malinconia rendono Giulia e il mostro una rivisitazione coraggiosa e originale che merita di essere riscoperta.

Giulia e il mostro In questa produzione cecoslovacca degli anni '70, ennesimo adattamento della popolare fiaba, la Bestia si distacca dall'iconografia classica venendo rappresentata come un essere metà uomo - metà uccello, tormentata da voci in una sorta di instabile e pericolosa doppia personalità. Giulia e il mostro ripercorre la vicenda con un taglio da horror gotico di grande fascino visivo e visionario, conquistando con una messa in scena elegante e inquadrature capaci di cogliere al meglio gli istinti filmici ed emotivi di un amore, impossibile e in divenire al contempo, tra la bella e la creatura.

8

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