Shinya Tsukamoto

Recensione Gemini

Il tema dei gemelli visto dagli occhi di Tsukamoto

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Giappone, inizio Novecento. Yukio (Masahiro Motoki) è uno stimato medico dalla vita apparentemente perfetta. L'uomo ha sposato Rin (Ryō), una donna che non ha ricordo del proprio passato. Ben presto l'uomo scopre di avere un fratello gemello, Sutekichi, abbandonato alla nascita dai suoi genitori, ora divenuto un astuto ladro e pronto a vendicarsi di anni di soprusi e povertà, gettando Yukio in un pozzo e prendendo il suo posto. Intanto la memoria di Rin comincia lentamente a tornare, e comprende di aver già conosciuto Suketichi molto tempo prima...Nel 1999 Shinya Tsukamoto dirige Gemini, ispirato a un racconto del 1924 di Edogawa Rampo. Questa volta il maestro giapponese si cimenta con un tema assai abusato nel cinema di genere, come quello dello scambio di identità tra gemelli, riuscendo comunque a dare una sua personale impronta a una storia di vendetta e depravazioni.

Gemini

Si nasce davvero buoni o cattivi, o è soltanto una serie di cause più o meno traumatizzanti a segnare la morale di una persona? In Gemini la distinzione tra il bianco e il nero è molto sottile e labile, tanto che col procedere degli eventi nessuno si troverà esente da colpe e rimorsi. I genitori di Yukio, rei di aver abbandonato uno dei propri figli, la rabbia di quest'ultimo, crudele per istinto e per necessità, l'istinto di sopravvivenza di Yukio che lo porta a divenire anch'esso una sorta di animale.

Chi è chi? Tsukamoto usa l'espediente dei gemelli per raccontarci l'ennesima, cupa discesa nell'animo umano, in un corpo questa volta trasformato dagli eventi, in memorie disperse e ritrovate, in violenze primordiali che risorgono dagli abissi. In un'ambientazione cupa, che stride dalla superflua ricchezza dei quartieri alti alle desolanti povertà delle zone periferiche, il regista realizza a modo suo un dramma storico ricco di perturbante fascino, dove il male non ha confini, tra topi e vermi che si cibano di cadaveri e inquietanti sequenze visionarie di grande suggestione. Manca la follia classica cui il maestro ci aveva abituato, in favore di una struttura narrativa più lineare, di cui il tipo di racconto necessitava, ma Gemini rimane comunque un'opera ammaliante, impreziosita dalla doppia interpretazione di uno straordinario Masahiro Motoki (Departures), assai credibile nelle doppie vesti dei due gemelli, rappresentazione reale dell'eterno contrasto tra il Bene e il Male, che qui si trovano pericolosamente a collidere.

Gemini Con Gemini, Tsukamoto indaga nel tema speculare dei gemelli in un'ambientazione storica di inizio novecento dove il bene e il male si trovano a essere le due facce della stessa medaglia. Pur non essendo la sua opera migliore, si tratta comunque di una pellicola di grande fascino, trascinata da uno straordinario protagonista e ricca di momenti intensi e visionari.

7

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