Recensione Fuck you, Prof!

A metà strada tra Great Teacher Onizuka e Da ladro a poliziotto, il film che ha sbancato i botteghini teutonici arriva anche sul grande schermo dei cinema italiani con una carica di irriverente simpatia.

recensione Fuck you, Prof!
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Dopo tredici mesi "al fresco" è ora di tornare alla vita per il simpatico ladruncolo Zeki Muller, e soprattutto è ora di andare a recuperare la preziosa refurtiva, lasciata in custodia all'amica spogliarellista Charlie. Peccato solo che quest'ultima, con molta poca lungimiranza, abbia seppellito il bottino all'interno di un cantiere adiacente una scuola, solo per scoprire, un anno dopo, che in quel luogo sorge ora la palestra dell'istituto. Zeki ha un solo modo per cercare di rientrare in possesso dell'ambito 'tesoro' (indispensabile per coprire vecchi debiti con persone poco raccomandabili): farsi assumere al Liceo Goethe, magari in veste di bidello. Ma la sorte lo vorrà improvvisato insegnante supplente: proprio lui, che ha un livello di istruzione rasoterra e il garbo di un rinoceronte in una cristalleria. Eppure i suoi metodi, rozzi ma molto efficaci, finiscono per conquistare un po' tutti, dalle classi più diligenti a quelle più scalmanate, passando per la preside Gudrun fino ad arrivare alle "colleghe" Caro e Lisi, che subiscono il suo fascino da mascalzone. Ma i guai sono solo all'inizio...

Dove ti ho già visto, Zeki?

Successo da 60 milioni di euro in Germania (ovvero la somma degli incassi dei primi due film di Checco Zalone, per far capire la portata dell'"evento") Fuck you, prof! è stato un vero e proprio ciclone nei Paesi di lingua germanica, e arriva ora anche in Italia per conquistare il pubblico con allegria, una sana dose di sfacciataggine e buoni sentimenti. Il film, diretto da Bora Dagtekin e con protagonista lo scanzonato Elyas M'Barek, proietta un "farabutto di buon cuore" in un contesto a lui totalmente alieno e, per questo, fonte di innumerevoli gag, più o meno umorali e scurrili. Il tutto è girato con uno stile un po' televisivo e senza troppa verve, ma viene graziato da un'ottima fotografia e da attori sempre in parte e che entrano facilmente in relazione col pubblico. Chi ama il cinema, i fumetti e l'animazione, tuttavia, non potrà fare a meno di notare che Fack ju Goehte (titolo originale della pellicola) ricorda un curioso amalgama di elementi presi in parte da Blue Streak con Martin Lawrence (film del '99 che arrivò dalle nostre parti col titolo di Da ladro a poliziotto) e in parte da GTO (Great Teacher Onizuka, manga di Toru Fujisawa dal quale sono stati tratti una serie animata e due serial, nonché vari spin-off). Dal primo prende il plot del travestimento 'agli antipodi' per entrare nel luogo dove un rapinatore ha nascosto la refurtiva prima di venire catturato e scontare una pena detentiva, durante la quale è stata costruito un ostacolo al recupero del bottino; dal secondo, invece, tutta l'ossatura col "prof" anticonformista e dai metodi assai poco ortodossi che riesce a domare (e financo a far 'sbocciare') i propri studenti più problematici. Certo, Onizuka ha fin dall'inizio velleità da insegnante e non è un delinquente (un teppista, sì!) ma gli atteggiamenti, il modo di fare (e le stesse movenze) ricordano molto il biondino ex-bosozoku proveniente da Shonan. Che l'ispirazione sia stata effettiva o meno, poco importa: l'opera, nel suo complesso, diverte e funziona.

Fuck you, Prof! Curiosa miscela tra GTO e Da ladro a poliziotto, Fuck you, prof! è una divertente -per quanto un po' sboccata- commedia condita con quel pizzico di sentimento che non guasta mai. Tecnicamente non fa gridare al miracolo, tra montaggio approssimativo e regia monocorde, ma fotografia e interpreti si fanno benvolere, nonostante qualche lungaggine di troppo. Se vi piace il genere è un titolo consigliato: ma dopo recuperatevi il precursore nipponico, a tutt'oggi irraggiungibile sotto molti punti di vista.

6.5

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