Recensione Freerunner - Corri o Muori

A tutta velocità... per rimanere in vita!

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Con il volto di Tony Vo, 158,5 centimetri di rapidi riflessi da coniglio, si chiama Kid Elvis. Jacob Kabel, invece, è Mitch, 176 centimetri di acrobazie fenomenali. Rispettivamente con le fattezze di John Bernecker e Joe Williams, Decks è conosciuto per i suoi salti a propulsione, mentre Turk, alto 176,78 centimetri, è una forza inarrestabile.
Poi ci sono il saltatore di precisione West alias Dylan W. Baker, con le sue quattro vittorie in un mese, il nuovo runner Freebo e l'implacabile Finch, quest'ultimo interpretato da Ryan Doyle.
Insieme al "demone della velocità" Ryan, cui concede anima e corpo lo Sean Faris protagonista di Never back down-Mai arrendersi (2008), rappresentano il gruppetto di agili atleti dediti alle gare di freerunning, forma di acrobazia urbana in cui i partecipanti si spostano tra la città e il paesaggio rurale in maniera acrobatica.
Gruppetto di atleti che, costretti a indossare collari esplosivi durante una corsa a circuito chiuso attraverso la città destinata a far rimanere vivo soltanto il vincitore, finiscono nella finale Freerun organizzata dal boss mafioso locale Reese, ovvero Tamer"Scontro tra Titani"Hassan, per il divertimento di Mr. Frank alias Danny Dyer e del suo sadico Club di miliardari.

Sean must go on!

Quindi, con Ryan che sogna di vincere abbastanza soldi per poter abbandonare le baraccopoli e tornare a vivere lungo la costa insieme alla fidanzata Chelsea e al nonno, interpretati da Rebecca Da Costa e dal veterano Seymour Cassel, il lungometraggio d'esordio di Lawrence Silverstein - sceneggiatore dello straight to video The cell 2-La soglia del terrore (2009) - da un lato sembra recuperare i collari esplosivi anti-fuga del dimenticato Sotto massima sorveglianza (1991) di Lewis Teague, dall'altro non può fare a meno di apparire quale variante in salsa sportiva della sanguinolenta serie Hostel, incentrata su perversi ricchi impegnati a comprare poveri sventurati da torturare.
Del resto, non è assente neppure una spruzzata di splatter all'interno di quello che nel corso dei primi minuti di visione - complice la camera in continuo movimento e le inquadrature mosse - conferisce l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo mockumentary basato sull'effetto reality, per poi rientrare nei tipici binari del lungometraggio da grande schermo incentrato sulla dura competizione e le acrobazie fisiche.
Lungometraggio caratterizzato dal classico retrogusto anti-capitalismo che, però, viene penalizzato da una regia a dir poco schizofrenica; capace di passare dalla mal sfruttata voce interiore del protagonista alle sue situazioni romantiche con Chelsea; senza dimenticare passaggi da videoclip, con tanto di canzone cantata sulle immagini.
Allo spettatore, allora, non rimane altro da fare che assistere alle diverse imprese acrobatiche... senza venire cinematograficamente coinvolto nella giusta maniera, però.

Freerunner-Corri o Muori Prendete i sadici miliardari della serie Hostel e poneteli a scommettere su una gara di freerunning che vede perire l’uno dopo l’altro tutti gli agilissimi partecipanti, a esclusione di colui che sarà il vincitore. Ecco riassunto il lungometraggio d’esordio di Lawrence Silverstein, che punta sullo Sean Faris protagonista di Never back down-Mai arrendersi (2008) per rileggere in salsa violenta (e quasi horror, se vogliamo) il classico topos della competizione sportiva, un po’ come accadde in altre produzioni di cui citiamo solo Rollerball (1975) di Norman Jewison. Il risultato, però, ennesima allegoria-critica su celluloide alle imposizioni dettate dal potere dei miliardi, è talmente veloce e frenetico da non lasciare neppure il tempo di essere coinvolti.

5

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