Berlinale 63

Recensione Frances Ha

Noah Baumbach e il suo piccolo capolavoro

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Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

Frances Ha, ovvero: come vi ridisegno New York con un film scandito, come dei capitoli, attraverso le sue strade. L'ultimo lavoro di Noah Baumbach (regista di film come Il calamaro e la balena e Lo stravagante mondo di Greenberg) è uno dei piu bei film di Berlino 2013. Fortemente debitore nei confronti di Jules et Jim, che cita dichiaratamente con il palese riadattamento del valzer motorio di Delerue, sul suo vivido bianco e nero fotografico e nostalgico ogni cosa è dissacrata con ironia.
Protagonista è Frances (Greta Gerwig, già attrice per Baumbach in Greenberg, e co-sceneggiatrice): bionda, 27enne e follemente innamorata dei ritmi della vita, con due riferimenti al mondo: la danza (e i suoi sogni di ballerina) e la sua migliore amica Sophie. Sembra davvero una parafrasi tutta al femminile di Jules et Jim, con Frances e Sophie che aprono il film con le loro scorribande e il loro quadretto di vita amicale-familiare tanto intimo e tenero. Quasi in concomitanza però Frances si lascia col suo ragazzo dopo aver rifiutato di andare a convivere con lui, mentre Sophie la abbandona per andare a vivere col suo ragazzo, Patch (Patrick Heusinger). Ora Frances è costretta a fare il bilancio della propria vita: il lavoro, l'affitto, le persone che la circondano.

Quanto più la situazione disorienta e il futuro si fa incerto, però, tanto più Frances ci ammalia con il suo stile di vita incondizionato, con la sua spontaneità, senza mai rinunciare a costruire un mondo tutto suo, capace di costruire emozioni e piccole felicità anche nel nebbione della vita adulta. Si srotola così una vicenda divertente e affascinante, il b&n è forte e stilizzato, permeando di fascino una metropoli sempre brulicante di vita e i suoi abitanti, rendendo quasi inestinguibile notte e giorno. Il film è una galleria di tableaux-vivants che, anziché essere contrassegnati da tradizionali capitoli, è scandito con gli indirizzi delle strade in cui la ballerina si trova di volta in volta ad avere a che fare. Aggiungono una marcia in più i nuovi coinquilini della ragazza: Lev è interpretato da Adam Driver (celebre per la serie Girls di Lena Dunham, qua conferma la sua bravura, lo stile e il carattere ne fanno un personaggio azzeccatissimo nel film di Baumbach), mentre l'esilarante sceneggiatore Benji è Michael Zegen (Adventureland, The Box, La ragazza della porta accanto), comico e quasi morboso nel ripetere come una litania il suo "undateable" a commentare ogni cosa.
Così il film va a dipingere un mosaico dove i pezzi non si incastrano fra loro e anzi stridono nettamente, facendo di questo la propria forza: riflesso dello spaesamento dei giovani di oggi di fronte al futuro, incerto e facile al crollo, ha la sua unica via di fuga nell'insegnamento all'entusiasmo delle piccole cose, al credere nel mondo e nella vita. E' un gioiellino, un vero capolavoro di Baumbach, segnato dalla circolarità nel raccontare la formazione di una ragazza oramai adulta, presentata fin dal titolo: quel Frances Ha che è il biglietto abbreviato sulla casella postale per Frances Halliday (o Hallifax?), vera e propria antonomasia perfetta dello spirito del film. Il mood e i fatti, raccontati in modo così iperbolico e quasi caricaturato, ne creano un bizzarro ma riuscito ibrido fra Amelie Poulaine del film di Jeunet e Catherine della pellicola di Truffaut. Aggiungiamo una strepitosa soundtrack, dal già detto valzer ripreso da quello originale di Delerue al Modern Love di David Bowie (il momento in cui segue la corsa di Frances lungo i marciapiedi è poetico e felice, molto diverso dal discreto turbinio di una carrellata simile come in Shame), e una buona dose di post-modernismo (nel parlare della sua condizione di donna non ancora matura, Frances sembra giocare con la sua stessa identità di personaggio cinematografico: "non sono ancora reale").

Frances Ha In sostanza, una prova riuscita e a pieni voti, un film che ci auguriamo esca il prima possibile anche in Italia e che rappresenta (insieme ad alcuni altri, come Before Midnight e Harmony Lessons) uno dei migliori titoli di Berlino 63.

9

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