Venezia 2012

Recensione Forgotten

Dalla Germania, un horror dalle ispirazioni orientali

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Quando si parla di cinema dell'orrore di produzione tedesca, chi ha una preparazione cinematografica di stampo ordinario potrebbe, al massimo, affermare di conoscere i titoli appartenenti all'Espressionismo tedesco, da Il gabinetto del dottor Caligari (1919) di Robert Wiene a Nosferatu il vampiro (1922) di F.W. Murnau; mentre l'appassionato maggiormente portato per il genere arriverebbe a menzionare, di sicuro, da un lato vecchi prodotti in bianco e nero del calibro di Al di là dell'orrore (1959) di Victor Trivas, dall'altro l'ondata di esagerati splatter movie a basso costo che, tra il sottovalutato Nekromantik (1987) e l'inguardabile Violent shit (1989), permisero a nomi quali Jörg Buttgereit e Andreas Schnaas di trasformarsi in vere e proprie figure di culto.
Quindi, in un'epoca in cui la cinematografia teutonica difficilmente propone storie horror su celluloide, incuriosisce non poco il fatto che Alex Schmidt, classe 1978, abbia deciso di esordire nella regia del lungometraggio con la vicenda delle amiche d'infanzia Hanna e Clarissa; le quali, rispettivamente con le fattezze della Mina Tander di Indovina chi sposa mia figlia (2009) e della televisiva Laura de Boer, persesi di vista poco dopo il nono compleanno della prima, si ritrovano, per caso, venticinque anni dopo.
Infatti, Hanna, sposata e con una figlia di sette anni, è il primario dell'ospedale in cui finisce Clarissa, ricoverata per un'overdose di sonniferi, insieme alla quale torna sull'isoletta dove trascorrevano le vacanze insieme ai genitori da bambine per scoprire che Maria, una sua compagna di giochi del villaggio, è scomparsa, quando era piccola, senza lasciare alcuna traccia.

Misteri alla tedesca

Chiaro, quindi, che la circa ora e quaranta di visione destinata a prendere progressivamente forma non tenda a costruirsi altro che sull'esplorazione del passato, con la protagonista decisa ad avvicinarsi sempre più all'oscuro segreto, inconsapevole di trovarsi in serio pericolo.
Perché, fondamentalmente, lo scopo del regista è quello di effettuare un connubio tra un thriller psicologico e un film dell'orrore e del mistero, raffigurando gli abissi dell'animo e intrecciandoli con elementi di fantasia, fino a creare un mondo dolce e spaventoso in cui ci si potesse perdere facilmente e dove fosse difficile distinguere follia e normalità, bene e male.
Ed è sicuramente l'ambientazione - immersa in una efficace, fredda e cupa atmosfera - a rappresentare il maggiore pregio dell'operazione, ulteriormente impreziosita dalle non disprezzabili scenografie e dal buon lavoro svolto dal direttore della fotografia Wedigo von Schultzendorff.
Ma, se inizialmente l'aria che si respira non sembra distaccarsi molto da quella che fu alla base del cinema sfornato dal francese Jean Rollin, compianto re delle lesbo-vampire su celluloide, man mano che i fotogrammi avanzano è facile provare l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesima ghost story orientale privata, però, degli occhi a mandorla.
Con la mediocre prova delle attrici che non aiuta certo a elevare il giudizio su quello che non presenta altro che i connotati di banalissimo e soporifero frullato di situazioni già viste in pellicole quali The ring (1998), Two sisters (2004) e The shock labyrinth: Extreme 3D (2009).

Forgotten “Un film su un amore deluso e amareggiato, sul lato oscuro degli esseri umani, sul rapporto intimo fra due ragazzine che distruggerà per sempre la loro vita e non solo. Un giorno, infatti, il passato tornerà a vendicarsi”. Così il tedesco classe 1978 Alex Schmidt, proveniente dagli short, sintetizza il suo lungometraggio d’esordio, presentato fuori concorso presso la sessantanovesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ma decisamente deludente. Infatti, non abbiamo altro che circa centodue minuti di visione che si limitano a riprendere senza fantasia situazioni e atmosfere del chiacchieratissimo horror orientale d’inizio XXI secolo. Allora, in fatto di film dell’orrore provenienti dalla Germania, tanto vale recuperare gli impressionanti lavori di Jörg Buttgereit e contemporanei, eccessivi quanto volete, ma decisamente originali.

5

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