Recensione Firequake

Un avveniristico progetto per la produzione energetica causa una catastrofe ecologica in Firequake, film televisivo di rara bruttezza con protagonista la Alexandra Paul di Baywatch.

recensione Firequake
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"Il desiderio che mi guida in tutto quello che faccio è il desiderio di imbrigliare le forze della natura al servizio dell'umanità": si apre con una delle più famose citazioni di Nikola Testla questo tv-movie del 2014 a sfondo catastrofico. E probabilmente oggi il geniale fisico e inventore serbo si starà rivoltando nella tomba per un uso quantomai improprio delle sue parole. Ma andiamo con ordine: Firequake è una produzione a basso budget diretta dal documentarista Geoff Browne e basata su una sceneggiatura dell'attrice e produttrice Denyc (l'abbiamo vista nel Mister Vendetta americano con Val Kilmer) che cerca di cavalcare l'onda degli z-movie involontarie parodie dei blockbuster odierni. In questo caso si cerca probabilmente di anticipare, con pessimi risultati, il futuro San Andreas con Dwayne Johnson, uscito qualche mese dopo. Le bassissime pretese di partenza si rispecchiano naturalmente anche nelle scelte di casting, con il recupero della Alexandra Paul di Baywatch e l'esordiente Zoe Barker nei ruoli delle due protagoniste, con un discreto caratterista quale Nigel Barber (Mission: Impossible - Rogue Nation e l'imminente Spectre) a vestire i panni dell'improbabile villain.

Energia esplosiva

La Promethean Kinetics ha sviluppato Helios, un rivoluzionario tipo di energia pulita dalle potenzialità tali da poter eguagliare la forza del sole e risolvere così la crisi energetica mondiale. Ma quando certe autorità governative bypassano le misure di sicurezza di Helios, accade la tragedia: l'avveniristico macchinario comincia infatti a diffondere enormi quantità di gas sottoterra, provocando dei terremoti letteralmente esplosivi che scatenano il panico in superficie. Eve Carter, la creatrice di Helios ritenuta a torto colpevole dell'accaduto, è in fuga con la figlia alla ricerca di una possibile soluzione per evitare danni peggiori e per salvare la popolazione e la sua stessa reputazione.

Il peggio del peggio

L'unico tipo di terremoto che fa paura durante la visione è quello intestinale che non tarderà ad arrivare dopo i titoli di coda (per coloro che avranno il coraggio di arrivarci). Firequake è un film talmente brutto che fa risplendere di bellezza anche i più controversi titoli dell'Asylum, una summa improbabile di dramma, thriller e mockbuster della più infima categoria. Madre e figlia dal rapporto tormentato si riappacificano durante una rocambolesca fuga da un superiore della genitrice, il vero colpevole del disastro ambientale causato da Helios: se già la narrazione, che non si dimentica una sottotrama con dei tecnici intrappolati nel sottosuolo, appare quantomeno stantia, la messa in scena della storia rasenta i limiti del ridicolo, con sparatorie all'acqua di rose e assolutamente irrealistiche che si alternano ad un uso scellerato di effetti speciali che sarebbero stati già vecchi una ventina di anni fa. Ambientato in Repubblica Ceca ma girato in Bulgaria senza un reale motivo logico se non quello dei minori costi prodottivi (ma allora tanto valeva ponderare inizialmente la seconda sede), il film sfrutta miseramente le poche ambientazioni proposte, con le profondità della Terra che appaiono come cartapesta e poche inquadrature relative al disastro in atto. Ciliegina sulla torta le asettiche prove del cast, in cui si salva (ma solo per il bel faccino e perché esordiente) per il rotto della cuffia solo la giovane Zoe Barker.

Firequake Firequake vorrebbe essere un film catastrofico ma è soltanto una catastrofe di film. Effetti speciali dell'anteguerra, perlopiù usati col contagocce, ambientazioni di rara povertà (e con le poche scene in esterni sfruttate nel peggiore dei modi) e una narrazione che travalica i limiti del trash, rendono questa produzione televisiva il nuovo stadio evolutivo degli z-movie (e meno male che l'alfabeto non va oltre). E a differenza delle produzioni Asylum, qui viene anche difficile ridere.

1.5

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