Recensione Faber in Sardegna

Solo per due giorni al cinema (27 e 28 maggio) un lavoro dalla doppia anima che ricorda il Fabrizio De Andrè pubblico e quello privato, attraverso un documentario che svela in primis il lato più intimo e bucolico del cantautore genovese.

recensione Faber in Sardegna
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Fabrizio de Andrè, genovese classe 1940, uno dei cantautori italiani più influenti e amati di tutti i tempi, sarà al cinema per due giorni (il 27 e il 28 maggio 2015) grazie a Faber in Sardegna, un'opera dalla doppia ‘anima' distribuita da Microcinema. Due ore di Fabrizio de Andrè assoluto protagonista, raccontato a cavallo tra passato e ‘presente', attraverso una prima parte prettamente documentaristica e una seconda parte dedicata alle immagini del suo ultimo concerto al Brancaccio di Roma (nel 1998). La speciale proiezione si compone infatti di questi due momenti distinti, diversi ma complementari per raccontare l'uomo, il musicista e soprattutto il profondo incontro tra i due nella persona di un grande artista, completo, profondamente eclettico. Faber in Sardegna di Gianfranco Cabiddu è il breve ma intenso documentario che racconta il rapporto di Fabrizio De Andrè con la Sardegna, sua terra adottiva, e in particolare con l'Agnata (in Gallura), quella che diventerà la fonte d'ispirazione del suo periodo artistico forse più prolifico. Quella valle stretta che tanto ricordava al musicista i caruggi della sua infanzia, diventerà infatti territorio fisico ed emotivo fondamentale per il percorso sentimentale e dunque artistico del cantautore italiano. La passione che lo vide trasformare un vecchio rudere in un'azienda agricola, l'amore vissuto in isolamento e sintonia con la compagna Dori Ghezzi, la nascita della secondogenita Luvi, e poi anche il rapimento, i momenti difficili, saranno tutto materiale di vissuto che entrerà a far parte del bagaglio esistenziale e musicale di questo grande paroliere, poeta ancor prima che musicista, uomo di ‘cuore' prima ancora che cantante.

Ricordo di un artista speciale

Spezzoni di filmati di famiglia e testimonianze fondamentali - tra cui quelle della già citata compagna Dori Ghezzi, del figlio Cristiano, del celebre architetto e amico di sempre Renzo Piano, dello storico fattore dell'Agnata Filippo Mariotti - confluiscono in questo ritratto di un Fabrizio De Andrè spiccatamente intimo, un ritratto in grado di spiegare piuttosto bene l'ispirazione umana e sentimentale da cui sono scaturiti alcuni dei grandissimi e indimenticati pezzi musicali del cantautore genovese. Creuza de Mà, Via del Campo, Don Raffaè, La canzone di Marinella, sono solo alcuni dei grandi lasciti di De Andrè che nel documentario di Cabiddu rivivono anche nelle voci dei tanti cantanti e artisti avvicendatisi dal 2005 al 2011 sul palco di Festival in Jazz. Da Teresa De Sio a Morgan, da Paolo Fresu a Lella Costa, emozione e commozione vivono a braccetto nel ricordo di un artista speciale, in grado di dar vita a testi e sonorità dal potere quasi ipnotizzante. "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior" è ancora oggi una frase emblematica della poetica di De Andrè, metafore di una spiccata capacità di vedere oltre le apparenze, andare oltre ciò che sembra per carpire invece ciò che conta davvero. Una sensibilità e una profondità che sono oggi più che mai mosche bianche di un mondo sempre più di fretta, superficiale. Ed è per questo che oggi questo lavoro omaggio a De Andrè assume il valore vitale di un ritorno alle origini, al legame con la terra (quell'Agnata che per lui ha significato così tanto) e all'importanza delle parole (siano esse quelle incise assieme alle note di una canzone o quelle che tutti i giorni utilizziamo al meglio o al peggio delle loro potenzialità).

Faber in Sardegna Per soli due giorni al cinema (27 e 28 maggio) arriva Faber in Sardegna e L’ultimo concerto di Fabrizio De Andrè, un lavoro dalla doppia anima che ripercorre dei momenti salienti della vita del cantautore genovese e poi si chiude con l’emozione del suo ultimo concerto al Brancaccio di Roma. A quindici anni dalla scomparsa, Gianfranco Cabiddu realizza un film che è omaggio sentito e ricordo vivo di un uomo che ha saputo mettere il proprio talento al servizio di tutti, unendo l’armonia della propria voce alla forza del proprio pensiero. Tra pubblico e privato rivive così il profilo di un uomo e artista eclettico, rimasto fino all'ultimo istante fedele al proprio io e al proprio (illuminato) credo.

7

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