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Espectro, la recensione dell'horror disponibile su Netflix

Una sensitiva rimasta vittima di stupro soffre di paranoie e allucinazioni legate al suo passato in Espectro, horror messicano con Paz Vega.

recensione Espectro, la recensione dell'horror disponibile su Netflix
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Ne era previsto un remake hollywoodiano, di cui attualmente non si hanno più notizie certe, con protagonista Nicole Kidman, ma è frutto di una produzione messicana il primo (e ultimo?) rifacimento dell'horror colombiano Al final del espectro (2006), titolo che riscosse un discreto successo nel sottobosco underground. Questa nuova versione, intitolata semplicemente Espectro, datata 2013 e da poco disponibile su Netflix, non si distacca troppo dalla narrazione originale riproponendo la storia della sensitiva Marta che, dopo essere stata vittima di un brutale stupro, ha perso fiducia nelle proprie capacità rimanendo psicologicamente traumatizzata. La donna, trasferitasi in un nuovo appartamento, ha sviluppato un'opprimente agorafobia che la costringe a vivere costantemente reclusa tra le mura di casa; un giorno le sue paranoie aumentano, spingendola a spiare il vicinato e ad acquistare un set di videocamere per controllare l'esterno della dimora. Finché inquietanti apparizioni, legate sia alla violenza subita che ad un segreto del lontano passato, non arrivano a perseguitarla.

Non uscire da quella porta

Non è certo l'originalità stilistica da ricercare in una produzione come Espectro, che fa suo tutto l'armamentario ambientale degli horror moderni per cercare di spaventare lo spettatore impreparato: ascensori, specchi, cellulari impazziti e videocamere che mostrano sinistre e sconosciute presenze prendono a piene mani dagli stereotipi del filone, concedendo poco spazio ad istinti innovativi. Se quindi la messa in scena, pur non priva di sequenze suggestive ammantate da una brutale e sanguigna violenza, si adagia sui tipici leitmotiv, almeno la sceneggiatura cerca di raccontare qualcosa di nuovo, mescolando influenze narrative a più riprese tra colpi di scena e inquietanti rivelazioni, basando il tutto su una ramificazione "domiciliare" di stampo quasi polanskiano, con la protagonista ossessionata non solo dal recente passato ma anche da quanto sta accadendo nell'immediato vicinato. Certo non mancano forzature e saltuarie inverosimiglianze, ma il collegamento tra il presente e i numerosi flashback centrati sulla Nostra da bambina (e sul conseguente sviluppo dei suoi poteri) regala interessanti parallelismi, trovando inoltre nella convincente performance di Paz Vega quella giusta dose di palese disagio psicologico. Gli effetti speciali, pur sporcati dalle riprese delle videocamere, guardano a canoni j-horror nella realizzazione dei potenziali spettri che si muovono scattosamente nell'appartamento e offrono quel minimo di terrore necessario a rendere la visione quanto meno passabile fino al parzialmente inaspettato finale.

Espectro L'inquilino del terzo piano (1976) e l'iconografia spiritica dei j-horror sono alcune delle influenze presenti in questo remake messicano di una pellicola colombiana di sette anni antecedente. Espectro non brilla in quanto a originalità, con situazioni abusate che vedono come malcapitata protagonista un'intensa Paz Vega, ma ha dalla sua una narrazione sì convulsa ma non priva di spunti interessanti e di una violenza a tratti brutale che speziano discretamente i novanta minuti di visione, non certo indimenticabili ma nemmeno da buttare.

5.5

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