Eraserhead - La mente che cancella: la recensione del primo film di David Lynch

Il folgorante inizio di un autore, David Lynch, che ha fatto dell'ermetismo stilistico e narrativo il fulco della sua carriera.

recensione Eraserhead - La mente che cancella: la recensione del primo film di David Lynch
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Nel 1971, David Lynch aveva soli 25 anni, quattro dei quali passati a studiare alla Pennsylvania Academy of Fine Arts. Alle spalle solo piccoli cortometraggi di vario genere, eleborata produzione tra cinema sperimentale e installazioni audio e video. La sua vocazione, infatti, non era tanto quella da regista quanto da artista, intesa nella sua accezione a tutto tondo, ma scoperta la macchina da presa l'amore per il cinema cresce forte nel futuro autore, che nel 1970 abbandona il campo delle arti visuali per darsi completamente alla pellicola e iniziare un anno dopo i lavori sul suo primo, folgorante lungometraggio: Eraserhead - La mente che cancella. Finanziate da un'esigua sovvenzione dell'American Film Institute, le riprese del film si rivelano in realtà molto travagliate e più lunghe del previsto, tanto che Lynch termina il budget a sua disposizione e si ritrova in seri problemi finanziari, tanto che dichiarerà successivamente di essere stato costretto in quegli anni a dormire spesso sul set. Ma nel 1977 riesce finalmente a completare i lavori su Eraserhead insieme all'amico e collega Frederick Helmes, così da regalare alla storia del cinema uno dei capolavori ermetici più importanti degli ultimi 50 anni, il primo vero esempio di horror lynchiano tout court.

"IN HEAVEN, EVERYTHING IS FINE..."

Il film è tornato in sala in questi giorni, restaurato in 4K, grazie a Criterion e alla Cineteca di Bologna. Un'occasione ghiotta per i cinefili più giovani di recuperare un titolo quantomai innovativo ed essenziale della filmografia del creatore di Mulloholland Drive, che più di ogni altro prodotto dell'autore americano deve moltissimo a Eraserhead, soprattutto in termini di pure suggestioni visive e contenutistiche. È oltremodo interessante notare come i primi passi dell'autore abbiano lasciato delle impronte così profonde e chiare lungo la strada del successo da essere state ritrovate anche a cinquant'anni di distanza, influenzando il revival di Twin Peaks del 2017, investito significativamente da un Effetto Farfalla iniziato mezzo secolo fa e conclusosi nell'acme artistico di Lynch. Molti, infatti, sono gli elementi che tornano: l'uso delle luci e del Bianco e Nero (vedi la 3x08), i viaggi onirici, il teatro e il suo sipario, le forme geometriche e la colonna sonora disturbante e sfasata, figlia di un'elaborata distorsione dei suoni già curata al tempo dal regista. E come se non bastasse, la mancanza di una logica narrativa, invece sconnessa e inframezzata da inquetanti malie, quasi presentimenti carichi di ansia e terrore, non lasciava scampo allo spettatore, che veniva catturato in quel macabro spettacolo freak dal quale difficilmente riusciva a liberarsi. Ma una storia c'è, ovviamente, ed è quella di Henry Spencer, interpretato da quel volto iconico e allucinato di Jack Nance, tra i più grandi attori feticci di Lynch. L'uomo vive in una città invasa dall'industira e dai fumi, un marciume che infesta ogni settore della società civile. Recatosi a casa dei genitori della ragazza per una cena, Henry scoprirà di essere divenuto padre di un abominio, una sorta di feto-spermatozoo dalle sembianze umanoidi. Al tempo Lynch era spaventato dalla paternità, un sentimento di angoscia a cui riuscì a dare un volto specifico grazie all'orrendo feto, che in sé racchiudeva ogni spigolosa e tetra riflessione sul diventare genitore. L'autore stesso definì l'opera come "un incubo di avvenimenti oscuri", spiegazione appropriata e davvero calzante al film, cinematograficamente insurrezionalista per i tempi e già colmo di tutta l'avanguardia lynchiana che da lì a poco sarebbe divenuta sinonimo di ricercato astrattismo filmico.

"... YOU'VE GOT YOUR GOOD THINGS, AND I'VE GOT MINE"

Eraserhead era quindi quell'incubatrice in cui Lynch racchiuse i suoi sogni, le sue speranze e la sua ambizione sottoforma di feto artistico, che tenuto sotto osservazione dalla critica e dal pubblico negli spettacoli di mezzanotte nelle sale si dimostrò forte

e in salute, crescendo velocemente e imponendosi come uno dei maggiori esponenti del cinema underground postindustriale grazie alla sua ridotta mitologia surrealista e al suo elaborato minimalismo stilistico. Un titolo visionario e inquietante, potente e irrequieto, che segnò gli albori di un maestro incommensurabile della settima arte, un sognatore che con metodologia ha reso il cinema imponente strumento di introiezione psicologica, senza mai essere chiaro o diretto nelle spiegazioni, complicando quindi il già difficile momento analitico-soggettivo del pubblico, ma sempre candido nell'intenzione di stupire.

Eraserhead Rilevante esponente del cinema d'avanguardia post-industriale, Eraserhead - La mente che cancella resta ancora oggi un film di particolare bellezza artistica, dovuta alla sua ricercata estetica angosciosa, inquietante, e alle suggestioni lynchiane, certamente agli albori ma mai così vive e pulsanti; tutto all'interno di un racconto privo di una chiara logica narrativa e investito da una sperimentazione sul piano onirico che ha al contempo anticipato i tempi e fatto scuola. Ci troviamo di fronte a un titolo di imponente valore artistico, un cult forse improponibile alle masse ma amatissimo dai cinefili e dagli estimatori dell'autore in quanto culla stilistica della filmografia del papà di Twin Peaks per come oggi la conosciamo.

9

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