Recensione End of Watch - Tolleranza zero

La dura vita dei poliziotti americani

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Prima di cominciare a parlare del terzo lungometraggio diretto dall'americano classe 1968 David Ayer, è forse necessario precisare quale sia il background dell'autore di Harsh times-I giorni dell'odio (2005) e La notte non aspetta (2008).
Essendo cresciuto per le strade di South Central Los Angeles, ha assistito alla devastazione di un quartiere per mano delle gang violente e avrebbe potuto contribuirvi; invece, ha iniziato a far confluire le sue esperienze in storie, già ai tempi in cui prestava servizio nella marina degli Stati Uniti.
Storie che hanno iniziato a prendere forma e, alla fine, si sono trasformate in sceneggiature, come testimoniano, tra gli altri, Training day (2001) e S.W.A.T. - Squadra Speciale Anticrimine (2003).
Storie di poliziotti, dunque, come anche quella raccontata in End of watch - Tolleranza zero, del cui titolo Ayer spiega: "Quando un poliziotto finisce il suo turno ha con se un registro dove scrive alcune annotazioni: Codice sei, ho fermato un tizio, ho trattenuto un sospetto... L'ultima cosa che i poliziotti scrivono è ‘EOW', e poi annotano l'ora. Gli agenti più anziani vi diranno che c'è una cosa che si deve fare a ogni turno, e questa cosa è scrivere le iniziali EOW-end of watch (fine del turno), e poi si va a casa. Se non si va a casa, si chiama comunque End of Watch".

Fine del turno

Rispettivamente con le fattezze di Jake"Donnie Darko"Gyllenhaal e del Michael Peña di Tower heist-Colpo ad alto livello (2011), ne sono protagonisti gli agenti Brian Taylor e Mike Zavala, i quali, certi che non esistano garanzie di tornare vivi a casa quando pattugliano le strade di Los Angeles, dopo aver giurato di "servire e proteggere" hanno creato un potente sodalizio per portare a termine questa missione giorno per giorno, in modo da rientrare quotidianamente sani e salvi nelle proprie abitazioni, alla fine del turno di servizio.
Un sodalizio che, tra luci blu e sirene in funzione, li porta a trascorrere buona parte della giornata in una macchina della polizia, nella sola attesa della prossima chiamata dalla centrale.
Un sodalizio alla cui base c'è una forte intesa che permette a entrambi di agire come se fossero un'unica forza; man mano che si addentrano, per pattugliarli, in vicoli tanto bui quanto pericolosi e che si trovano a dover affrontare i membri delle violente bande di strada.

All cops are bastards?

Ma, essendo Ayer amico di molti tutori della legge, la particolarità di questo suo terzo lungometraggio risiede nella scelta di raccontare l'universo delle forze dell'ordine a stelle e strisce non più ricorrendo alle figure di poliziotti gangster o corrotti, come fatto nei suoi film precedenti, ma focalizzandosi, piuttosto, su quello che è realmente il lavoro degli agenti di polizia.
Infatti, osserva: "Il problema dei film sui poliziotti è che non abbiamo mai visto cosa facciano veramente a lavoro. Abbiamo visto cosa Hollywood pensa che facciano. Abbiamo visto e rivisto, in qualsiasi altro film di questo genere, la scena in cui ci sono due poliziotti che discutono animatamente su chi abbia la giurisdizione del caso".
Quindi, con un cast comprendente anche la Anna Kendrick di Tra le nuvole (2009) e la America Ferrera divenuta famosa grazie al telefilm Ugly Betty, i circa centonove minuti di visione si sviluppano interamente attraverso filmati girati con la macchina a mano e scene spesso riprese dal punto di vista dei diversi protagonisti, delle telecamere di sorveglianza e dei cittadini intrappolati nella linea di tiro.
Mentre, al di là dell'analisi dei rapporti sentimentali che Brian e Mike portano avanti con le rispettive compagne, li seguiamo nei dialoghi riguardanti la loro vita privata, nelle imprese volte all'arresto del delinquente di turno e nel tentativo di salvataggio di una bambina durante un incendio.
Con la violenza tutt'altro che assente, fino al non banale ma neanche troppo inaspettato epilogo di un'operazione nella media, che finisce per reggersi soprattutto sulle lodevoli prove sfoggiate da Gyllenhaal e e Peña.
Un'operazione che, come c'era da aspettarsi, conquisterà soprattutto il cuore degli amanti della divisa (soprattutto se filoamericani)... i quali non potranno fare a meno neppure di condividere l'affermazione: "Dio ama gli sbirri".

End of Watch-Tolleranza zero Sceneggiatore di Fast and furious (2001) e S.W.A.T.-Squadra Speciale Anticrimine (2003), nonché regista di Harsh times-I giorni dell’odio (2005) e La notte non aspetta (2008), David Ayer torna dietro la macchina da presa per occuparsi ancora una volta di una storia incentrata sulle imprese di due tutori della legge. Questa volta, però, al di là del fatto che l’azione sia destinata ad occupare non poco spazio della quasi ora e cinquanta di visione, non abbiamo assurde imprese alla Die hard o pistole dai colpi infiniti, in quanto l’intenzione dell’operazione è quella di raccontare in maniera realistica su celluloide il lavoro degli agenti di polizia. Quindi, un elaborato che sta all’action-movie quasi come Paranormal activity (2007) sta all’horror e Project X-Una festa che spacca (2012) alla commedia. Interessante più per l’esperimento in se che per il risultato apprezzabile e nulla più, consigliato soprattutto ai fan delle forze dell’ordine e del loro pericoloso universo lavorativo.

6

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