Emoji: Accendi le Emozioni, un viaggio fra colori, estro e diversità

Come insegnare la diversità, l'estro e la ribellione ai più piccoli? Con Emoji: Accendi le Emozioni, film colorato e divertente che interpreta i tempi.

recensione Emoji: Accendi le Emozioni, un viaggio fra colori, estro e diversità
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Spesso, parlando di cinema contemporaneo, diciamo che autori e sceneggiatori non hanno più idee, sanno solo aggrapparsi al passato e riproporre soluzioni trite e ritrite. Lo dimostrano i continui remake, reboot, sequel, prequel e chi più ne ha più ne metta, da Sony Pictures però è appena arrivata una proposta alquanto originale. Con l'avvento degli smartphone il linguaggio quotidiano, soprattutto giovanile, è cambiato radicalmente, se prima si abbreviavano le parole e si utilizzano punti e virgole per simulare espressioni ed emozioni, oggi si fa tutto con le Emoji, piccole immagini che riprendono non solo facce e faccette di uso comune, anche oggetti di ogni tipo, addirittura gli ultimi software mobili possono capire quali Emoji ci servono semplicemente da quello che stiamo scrivendo sulla tastiera virtuale. Ma se all'interno di ogni app di messaggistica vi fosse un intero mondo, abitato proprio da simpatiche e colorate Emoji? È l'idea geniale balenata nella mente di Anthony Leondis, regista e sceneggiatore di Emoji: Accendi le Emozioni, un film pensato per i più piccoli che ci porta fra le strade di Messaggiopoli, una città per l'appunto dietro un'app di messaggistica. Parliamo di una vera e propria metropoli, all'interno della quale le Emoji vivono una vita proprio come la nostra, passando il tempo nei modi più svariati e ovviamente lavorando. Come? Facendo per l'appunto le Emoji all'interno dell'app: ogni personaggio ha un suo cubo privato e, all'occorrenza, dev'essere pronto per essere scannerizzato e finire nel messaggio da inviare.

Fantasia contro routine

Ogni Emoji però, lo sappiamo bene, ha una sola - e una soltanto - espressione, motivo per cui oggigiorno ne abbiamo a centinaia a disposizione. Per i personaggi del film è un vanto saper rimanere saldi al loro posto, non accennare un'emozione diversa da quella che rappresentano. Chi sorride deve farlo sempre, costantemente, qualsiasi cosa accada, allo stesso modo chi piange, chi si dispera e così via. Il piccolo Gene però ha una particolare e innata crisi d'identità: nonostante la sua voglia smisurata di avere un cubo tutto suo, e avere dunque un ruolo attivo all'interno di Messaggiopoli, fa decisamente fatica a mantenere la sua espressione "bah". Non perde occasione per ridere, piangere, spaventarsi o saltare di gioia, quando invece sia la madre che il padre non fanno che ripetergli l'importanza di tenere fede alla sua espressione nativa. Essere "immobili" è un vanto per l'intera famiglia, così in tutte le famiglie della città. Gene però è diverso, nonostante tutti gli sforzi di risultare convenzionale, dunque è bollato come inadatto al lavoro e difettoso, da eliminare dunque. Da formattare. Alla base di Emoji: Accendi le Emozioni c'è proprio la diversità, la tolleranza del diverso e l'accettazione di noi stessi e degli altri. Il nostro piccolo e inesperto protagonista si sforza a seguire canoni che gli vengono imposti dall'alto, quando invece la sua natura è totalmente differente, la pellicola così è un vero e proprio viaggio alla ricerca di se stessi e non solo.


Rifiuto delle regole

Un percorso durante il quale il cambiamento forzato sfocia poi nella ribellione, nel rifiuto delle regole, e dunque nell'accettazione totale di se stessi. Far capire anche agli altri che non esiste "un giusto e uno sbagliato" è però un'impresa ben più ardua, ma è comunque alla portata dei 90 minuti di visione. Il valore sociale del film infatti non è mai messo in discussione, a far traballare il progetto è l'intero comparto sceneggiatura che - al di là del soggetto - stenta a proporre soluzioni originali. L'intero film sembra un patchwork di idee già trattate dalla Pixar negli ultimi decenni, inoltre dialoghi e battute stentano a brillare e divertono il pubblico solo in pochissimi casi. Gli stessi personaggi comprimari, che seguono Gene nel corso dell'avventura, non sono poi così incisivi da rimanere impressi nella memoria. Alcune scene risultano poi più lunghe del dovuto, segno che probabilmente la produzione ha fatto fatica (e neanche poca) a raggiungere i canonici 90 minuti di lunghezza. Difetti di scrittura a parte, questo Emoji: Accendi le Emozioni riesce ad omaggiare platealmente la cultura contemporanea di internet e la società degli smartphone, tentando di spiegare ai ragazzi in maniera poetica cosa c'è dietro servizi come Dropbox, Spotify, Just Dance e le app di messaggistica. Trova spazio anche la cultura underground dei troll, dello spam e dei virus informatici, nel film rappresentati come sporchi microbi verdi che disturbano chi capita nei loro pressi.

Emoji: Accendi le Emozioni Salvo dunque qualche raro lampo di genio, Emoji: Accendi le Emozioni risulta purtroppo un prodotto affrettato, adatto solo ed esclusivamente ai più piccoli. Il film è dotato sicuramente di grandissima fantasia, il comparto artistico è il più curato fra gli altri, anche se per ovvie ragioni non siamo certo ai livelli Pixar. Quest'ultima frase vale soprattutto se guardiamo alla scrittura, poco incisiva e per nulla memorabile. Un viaggio senza troppe pretese che sfrutta il linguaggio contemporaneo delle Emoji per spiegare ai più piccini il valore del proprio essere, al di là di qualsivoglia convenzione sociale. Un tema delicato e importante, però sorretto da una struttura troppo fragile che forse meritava più attenzione. Degno di nota il villain, ovvero il cattivo che non ti aspetti: una signorina Smile cattiva e spietata, che sottolinea come - una volta di più - l'abito e l'aspetto esteriore non facciano mai il monaco.

4.5

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