Cannes 2016

Elle: la recensione del film di Paul Verhoeven con Isabelle Huppert

Paul Verhoeven e Isabelle Huppert firmano Elle, thriller adrenalinico che appassiona e tiene sulla corda lo spettatore fino all'ultimo minuto

recensione Elle: la recensione del film di Paul Verhoeven con Isabelle Huppert
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Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Davanti a noi c'è un gatto e davanti al gatto c'è qualcosa che lo spettatore non vede ma sente: una donna sta lottando, chiaramente qualcosa non va - e poi urla, spinte, suoni riconducibili ad una colluttazione. Il gatto guarda, ma noi non possiamo - a noi non resta altro che il suono di una violazione che avviene fuori campo, come se non ci riguardasse. Anche Michèle (Isabelle Huppert) reagisce come se quella violenza non la riguardasse: con un distacco che appare profondamente innaturale non chiama la polizia, non dice niente a nessuno, ma solo qualche istante dopo cena con il figlio e poi va a letto come se nulla fosse. Una violenza così forte sembra essere nella vita di Michelle solo l'ennesima delle violazioni psicologiche che la donna ha subito nel corso della sua vita, passata a prendere colpi e a rialzarsi, finché schivarli non è diventato più facile. La Elle di paul Verhoeven è una donna che appare indistruttibile eppure incapace di amare davvero qualcuno e di essere amata in ricambio, una condizione di cui rifiuta l'esistenza sia a livello psicologico che carnale, attraverso una soddisfazione che passa necessariamente per la perversione, fino alle estreme conseguenze.

La ragazza della cenere

Il dramma di Paul Verhoeven si consuma, al contrario della violenza iniziale, davanti agli occhi dello spettatore - che imparano a conoscere scena dopo scena l'intricata psicologia di Michèle e i motivi che la portano ad essere così assurdamente distaccata eppure affascinante, irresistibile per il marito della sua migliore amica, per il vicino, perfino per i ragazzi che lavorano per lei in una società che produce videogiochi, di cui Michèle è a capo. Qualsiasi generazione e qualsiasi età, chiunque sembra soccombere al fascino della donna che al contrario sembra girare su se stessa ad una velocità talmente elevata da ragionare per forza centrifuga, pronta a respingere chiunque si avvicini al suo cuore. Ad origine di questo doloroso dramma personale sembra esserci un malsano rapporto con il padre, intuito ma mai chiarito fino in fondo, l'unico che sembra tenere in scacco la psicologia di Michèle nonostante non si incontrino da più di quarant'anni.

Una sinfonia di movimenti perfetti

Girando intorno alla sua unica protagonista, una straordinaria Isabelle Huppert, Paul Verhoeven stupisce ancora dopo aver emozionato il pubblico con pellicole cult come Basic Instinct, RoboCop o Atto di Forza, firmando stavolta un film pieno di sfaccettature dall'analisi multistrato, che utilizza una sceneggiatura a dir poco brillante che a tratti appare quasi comica, nonostante il dramma che si consuma al di sotto delle parole e delle azioni. Il comportamento bilaterale del testo e del sottotesto appassiona lo spettatore dal primo all'ultimo fotogramma, grazie non solo a splendide performance attoriali ma anche e soprattutto ad una regia attenta, priva di sbavature, compatta e perfetta sotto ogni punto di vista. Proprio come un ensemble perfettamente orchestrato, messa in scena e scrittura muovono i loro passi raccontando la genesi della "ragazza della cenere" presentandone cause ed effetti di una vita spezzata, attraverso il racconto di una violazione quasi estranea, fredda eppure incredibilmente presente.

Elle Grazie ad una splendida protagonista e ad una scrittura compatta e priva di sbavature, Paul Verhoeven disegna con il suo Elle un particolarissimo quanto brillante dramma multistrato, che si muove al di sotto delle parole per raccontare un'esistenza spezzata, profondamente segnata dalle esperienze infantili che ne hanno modificato il carattere fino a modellare una persona completamente nuova, fredda eppure appassionata, diversa. Una lucidità che un regista come Verhoeven non può che confermare di avere, e che conquista il Festival di Cannes.

8

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