Recensione El Campo

Dall'Argentina un thriller psicologico sulla difficoltà di condivisione all'interno della coppia

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Presentata allo scorso festival di Venezia nella sezione Settimana Internazionale della Critica, l'opera prima di Hernán Belón (Il campo) si presenta come un thriller psicologico destinato a consumarsi tutto all'interno della mente della giovane protagonista Elisa, una madre e compagna divenuta preda di un cupo senso di alienazione e di indomabili paure dovuti alla sostanziale perdita del senso di condivisione del ‘progetto famiglia'. Ombre reali (quelle di una fatiscente villa sperduta nelle campagne argentine e assediata da ‘mille pericoli') ma soprattutto interiori (quelle di una natura che tramite gli occhi impauriti di Elisa - la brava Dolores Fonzi - muta da passivo sfondo di tranquillità a persecutoria protagonista di paure) che si fondono in una fotografia sempre cupa e solo a tratti irradiata da una pallida luce esplicativa. Belón mischia così la realtà dello stato depressivo umano alla proiezione di una location così sconfinata da diventare paradossalmente gabbia, luogo infestato dai pericoli e mai sicuro. Un film in cui accade poco o nulla e che (soprav)vive di fatto nel confronto tra la tenera idea di famiglia delineata nella prima parte della pellicola e il tragico sgretolarsi di quell'idea nella seconda, persasi a metà strada tra il sogno forse egoisticamente rincorso da Santiago e l'incubo oramai ineludibile di Elisa.

L'inquietudine delle incomprensioni

Santiago ed Elisa si trasferiscono con la piccola Matilda di appena diciotto mesi in una trasandata e desolata villa di campagna. Si tratta di una casa da tempo disabitata che Santiago vorrebbe ristrutturare per vivere a contatto con la natura. Poco dopo il loro arrivo, però, Elisa comincerà ad avvertire la casa e il luogo circostante come fonte di pericolo per sé e per la sua Matilda. Un pericolo che va dalla strana ospitalità dei vicini fino all'inquietudine emanata da quella Natura sempre più ostile ricca di animali spaventosi e silenzi angoscianti. E mentre Santiago cerca di comprendere cosa stia accadendo al loro rapporto (fino a poco prima di profonda complicità fisica e - forse - mentale) pur non volendo rinunciare al proprio sogno, Elisa sprofonderà in una paranoia sempre meno arginabile che, alla fine, intaccherà nel profondo il rapporto con il marito.

Thriller senza imprevisti o colpi di scena che costruisce tutta la propria suspense su una visione in soggettiva dello stato d'animo di Elisa, e del suo alienearsi con sempre maggiore forza dalla realtà che la circonda. Uno sprofondare negli abissi della mente che racconta il senso di delusione e il crescente venire meno del senso di appartenenza sul quale dovrebbero fondarsi i nuclei famigliari. Sarà poi il duplice incontro con la morte a segnare il limite oltre il quale ‘Il campo' di azione della famiglia verrà via via rimpiazzato da una landa desolata di incomprensioni e scelte non (o solo parzialmente) condivise.

La vita non va compresa ma solo vissuta' è il messaggio che infine Elisa raccoglierà tra i pezzi oramai senza incastro di quella che era poco tempo prima la sua relazione di coppia, un porto franco dove rifugiarsi in caso di debolezza. Hernán Belón costruisce un'opera prima dove l'assenza di azione formale tende ad amplificare il peso dei silenzi e dei vuoti narrativi che se da una parte inficiano il ritmo della pellicola, dall'altra convergono in maniera funzionale all'interno di un quadro di quei non detti deflagranti che spesso sono alla base del fallimento del progetto di ‘vita comune'. Il campo si lascia alle spalle una scia di sottile inquietudine che ci parla da vicino non di eventi singolari lontani dal nostro vivere, ma della comune dinamica di un'intesa che se ne va, risucchiata dalle ombre di una crescente insicurezza mentale.

El Campo L’opera prima dell’argentino Hernán Belón El Campo è un film che a fronte della sua non sempre incalzante narrazione (circoscritta all’anonimato visivo di un thriller dell’anima) riesce a catturare lo spettatore in un giocare di sottrazione che si traduce nella capacità dei silenzi e degli spazi di generare inquietudine. L’affiatamento e il successivo scontro emozionale dei due protagonisti (tra l’inseguito ottimismo di lui e il crescente pessimismo di lei) è inoltre funzionale alla costruzione di un bianco e nero in cui lo status/coppia è destinato a sprofondare. Peccato che la sensibile sovraesposizione (soprattutto della protagonista Elisa) del doppiaggio italiano infici non poco la godibilità del film.

6.5

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