Recensione E' nata una star?

Dal romanzo di Nick Hornby, una commedia debole "salvata" dagli attori

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Al giorno d’oggi, si sa che, se si vuole campare, un mestiere bisogna per forza inventarselo. Aspettare che questo arrivi dal nulla bussando alla nostra porta con garanzie di facili guadagni e numerose soddisfazioni è dunque solo il frutto di una (vivace) fantasia che, ormai, anche le menti più “creative” e disinibite sembrano rifiutarsi di far maturare.
E poi è fin troppo noto che le grandi personalità del cinema, della televisione, dello sport e di svariati altri settori, la fortuna non l’hanno trovata sotto il portone di casa ma se la sono cercata, l’hanno inseguita e, vuoi per il destino, vuoi per inspiegabili coincidenze, l’hanno trovata.
Questa una delle tematiche al centro della nuova fatica registica - la terza in tre anni, dopo Figli delle stelle (2010) e La vita facile (2011) - del piemontese Lucio Pellegrini, il quale, partendo dall’omonimo romanzo del noto scrittore britannico Nick Hornby, tenta di dare una risposta al seguente interrogativo: si può diventare comunque una star utilizzando i propri talenti naturali anche se questi non hanno nulla a che vedere con cinema, televisione o sport?

STAR O STARLETTE?

Un quesito cui si trovano davanti Fausto e Lucia, due coniugi come tanti, alle prese con le loro vicissitudini quotidiane e con le noie procurategli dal figlio Marco, adolescente piuttosto tipico, poco propenso allo studio e abbastanza impacciato in tutto ciò che tenta di fare.
Una mattina, la routine dei due genitori viene sconvolta da una notizia che, per loro, risulta “sconcertante”: nella cassetta delle lettere, Lucia trova un film porno su dvd il cui protagonista si rivela essere proprio il figlio. Informato il marito della sconvolgente verità, i due decidono di affrontare insieme a Marco quella che è senz’altro una situazione piuttosto imbarazzante per tutti, consapevoli di tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare.
In chiave ironica e con una scrittura molto - troppo - moderata, Pellegrini affronta un tema attuale e di indubbia importanza, colmo di sfaccettature e assai difficile da trattare senza cadere nella pur involontaria emulazione di modelli a noi già conosciuti.
Il regista gioca dunque la carta - di certo non nuova - del confronto tra generazioni, ponendo al centro della narrazione il conflitto - sempre accentuato dall’ironia e della comicità - tra genitori e figli alle prese con una bega familiare particolarmente sui generis. Quale sarebbe la reazione dei nostri genitori se scoprissero che abbiamo preso parte a un filmino porno, che ci siamo mostrati “in pubblico” in tutta la nostra essenza, che abbiamo fatto sesso non per amore o per nostro esplicito consenso ma solo e soltanto per soldi? Ed è infatti questa la risposta che Marco dà ai propri genitori quando questi gli chiedono: “Perché l’hai fatto?!” “Per soldi. . .”
Come anche Fausto e Lucia, qualsiasi altro genitore con la testa sulle spalle spiegherebbe al proprio figlio che fare l’attore porno è, come dire, “sbagliato”. Sbagliato perché una particolare “dote” nelle mutande non corrisponde ad un vero talento, ma si è solo vittima di un malaugurato “scherzo della natura”.
Tuttavia, se è questo ciò che serve per potersi inventare un mestiere sfruttando ciò che la natura ci ha dato senza necessariamente impegnarci per ottenerlo, perché non cogliere l'occasione al volo?
Da questi e altri spunti, la pellicola sviluppa dunque una storia che, come abbiamo visto più e più volte, stimola il pubblico alla riflessione attraverso la risata e il divertimento, due componenti che trovano linfa grazie allo straordinario contributo dei protagonisti Luciana Littizzetto e Rocco Papaleo, con una particolare nota di merito per quest’ultimo. E nonostante le buone intenzioni di regista e sceneggiatori, l’unica ragione che spinge lo spettatore a non rimpiangere i soldi del biglietto è rappresentata appunto dalle prestazioni degli interpreti e dai vari momenti di fresca e gradevole comicità che questi sanno creare.
Un lavoro, quello svolto dagli attori, che va inoltre a sorreggere una struttura narrativa ampiamente fornita di buoni propositi ma purtroppo incapace di brillare di luce propria, penalizzata forse da troppa insicurezza e da un’evidente incapacità di rendere onore all’opera letteraria da cui trae appunto ispirazione.
Peccato.

E' nata una star? Dal romanzo di Nick Hornby, Lucio Pellegrini esorta il pubblico alla riflessione con una storia attuale e colma di spunti di interesse che trova nel reparto attoriale il suo punto di forza e la sua principale ragion d'essere. Nonostante le buone intenzioni, la pellicola sembra purtroppo incapace di proporre qualcosa di veramente significativo, oscillando tra il già visto e un’insicurezza di fondo derivata dalla troppa paura di non essere all’altezza della matrice originale. E il risultato, ahinoi, ne risente.

5.5

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