Recensione Dylan Dog - La morte puttana

Il fanfilm sull'indagatore dell'incubo!

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Quella foltissima massa di irriducibili seguaci della carta disegnata che attendevano il passaggio su schermo dell'indagatore dell'incubo bonelliano Dylan Dog fin dai lontani, primi anni Novanta, quando ne venne annunciata una serie televisiva curata da Alberto Negrin, ma mai realizzata, non ha potuto fare a meno di rimanere delusa dinanzi a Dylan Dog-Il film, produzione a stelle e strisce diretta nel 2011 dal Kevin Munroe già responsabile del lungometraggio sulle tartarughe ninja TMNT, di quattro anni prima.
Già, perché, al di là del fatto che a incarnare il combatti-mostri playboy creato da Tiziano Sclavi avevamo il pessimo Brandon Routh che aveva provveduto nel 2006 a "regalarci" un inguardabile supereroe di Krypton in Superman returns di Bryan Singer, non pochi furono gli elementi del fumetto del tutto assenti all'interno della trasposizione.
Dall'ambientazione, spostata da Londra a New Orleans, alla decisione di sostituire Groucho con un altro anonimo assistente, Marcus, interpretato dal Sam Huntington che già aveva affiancato Routh nella citata pellicola volta a rispolverare le gesta dell'uomo volante che diede la notorietà al compianto Christopher Reeve.

L'incubo dell'indagatore dell'incubo

Decisioni prese, per lo più, a causa di questioni legate ai diritti d'autore; delle quali, invece, non sembra aver dovuto tenere conto il veneto Denis Frison per concepire questo suo fanfilm dedicato alla memoria dell'editore Sergio Bonelli, progetto sperimentale senza fini di lucro che, liberamente ispirato a Dylan Dog e non legato in alcun modo a marchi esterni, è da intendersi come attività di discussione, ricerca e studio per la realizzazione di un lungometraggio indipendente a basso budget.

Quindi, con le fattezze di Walter Brocca, abbiamo proprio l'amatissimo sforna-freddure fuma-sigari fornito di baffi e ciglia finte al fianco del protagonista, cui concede anima e corpo lo stesso regista, che si occupa anche della produzione, delle musiche e della sceneggiatura.
Protagonista che si trova questa volta alle prese con il caso di due sorelle, una delle quali scomparsa dal mondo reale dopo essere stata divorata in sogno da un'orda di morti viventi affamati di carne umana, mentre l'altra continua a vederla oniricamente in fuga dagli zombi.

Dylan Dog - Il fanfilm

E troviamo coinvolto perfino il noto doppiatore Roberto Pedicini impegnato a prestare la voce alle immagini di Rupert Everett prese da Dellamorte Dellamore di Michele Soavi nel corso delle circa due ore e dieci di visione, che non dimenticano neppure di tirare in ballo l'ispettore Bloch, con il volto di Paolo Lazzaro.
Circa due ore e dieci di visione che, a suon di "Giuda ballerino!" e citazioni cinefile verbali spazianti da Ritorno al futuro al kinghiano Grano rosso sangue, pullulano, ovviamente, di rimandi e riferimenti a diversi degli albi riguardanti le avventure di colui che fa parte dell'universo fumettistico tricolore fin da quel preziosissimo L'alba dei morti viventi datato 1986.
Rimandi e riferimenti che vanno da I conigli rosa uccidono a Partita con la morte, man mano che la vicenda, ambientata più su suolo italiano che nell'immaginaria Craven Road londinese in cui Dog ha il proprio ufficio, si popola di ambigui personaggi e tematiche riguardanti sette sataniche e sedute spiritiche.
Però, è proprio l'eccessiva durata a rappresentare uno degli aspetti negativi dell'operazione, che cerca di mettere più carne al fuoco possibile al fine di far apparire completo l'omaggio (c'è anche l'immancabile sequenza di sesso), rendendo soltanto interminabile e inutilmente dilungato il tutto.
Tanto più che, in maniera paradossale, la seconda parte, maggiormente improntata sull'azione ed il movimento, finisce per risultare meno riuscita della fiacca prima; in particolar modo a causa della scarna tecnica tipica delle produzioni amatoriali, che, complice la non convincente prova di diversi degli attori, riduce il tutto a un semplice gioco da guardare con spensieratezza, lasciando da parte lo spirito critico.
Perché, senza dubbio, si tratta di un gioco difficilmente apprezzabile dal punto di vista della resa cinematografica, ma che, in fin dei conti, è di sicuro molto più vicino allo spirito dell'eroe sclaviano di quanto lo fosse la succitata pellicola di Munroe, che non sembrava altro che uno dei tanti anonimi b-movie horror a stelle e strisce circolati negli anni Novanta.

Dylan Dog - La morte puttana Scritto, diretto, interpretato e musicato da Denis Frison, trattasi di un progetto sperimentale senza fini di lucro che, liberamente ispirato al fumetto Dylan Dog e non legato in alcun modo a marchi esterni, è da intendersi come attività di discussione, ricerca e studio per la realizzazione di un lungometraggio indipendente a basso budget. Quindi, è chiaro che Dylan Dog - La morte puttana, tutt’altro che esente da difetti, non possa in alcun modo essere considerato un prodotto cinematografico di quelli che siamo abituati a guardare seduti in sala. Frison e Walter Brocca, rispettivamente nei ruoli di Dog e dell’assistente Groucho, se la cavano piuttosto bene, ma, tra attori di contorno non convincenti e una messa in scena più volte non distante da quella delle recite scolastiche, la comicità involontaria non tarda a farsi viva. Quindi, rimane solo da apprezzare il notevole sforzo di omaggiare sinceramente su schermo uno dei più amati eroi delle nuvolette tricolori; tanto che, al di là del risultato finale, lo spirito di base delle vicende create da Tiziano Sclavi si avverte, a differenza di quanto avvenuto con il costoso Dylan Dog-Il film (2011) di Kevin Munroe. Del resto, come lo stesso regista dichiara, è di un film per fan che stiamo parlando.

5

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