Recensione Dredd - La legge sono io

Sylvester Stallone è Dredd nel cinecomic di Danny Cannon

recensione Dredd - La legge sono io
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Mentre siamo ancora in attesa della distribuzione nel Belpaese del recente Dredd diretto nel 2012 da Pete Travis e interpretato da Karl Urban, i fan del fumetto cult ideato nel 1977 da John Wagner e Carlos Ezquerra possono "consolarsi" recuperando Dredd - La legge sono io, prima trasposizione filmica del comic prodotta nel 1995 per la regia di Danny Cannon che vedeva protagonista Sylvester Stallone. Un titolo (s)fortunato, bocciato sia dalla critica che dal pubblico (solo dodici milioni di dollari di incasso in patria, andò meglio ai botteghini worldwide) che sprecava tutte le potenzialità di partenza nonostante l'ingente budget (70 milioni) e un cast di tutto rispetto che, oltre al leader degli Expendables, poteva contare su interpreti di richiamo quali Armand Assante (American gangsters), Diane Lane (L'uomo d'acciaio), Rob Schneider (Gigolò per sbaglio), Joan Chen (L'ultimo imperatore), Jurgen Prochnow (U-Boot 96) e il grande Max von Sydow (Fuga per la vittoria).

"La legge non sbaglia mai"

In Dredd - La legge sono io nel 2080 la maggior parte del pianeta è diventato una landa inospitale. La maggioranza dell'umanità risiede all'interno di mega-città nelle quali il tradizionale sistema legislativo è stato soppiantato dalle figure dei Giudici, che assumono contemporaneamente il ruolo di ufficiali di polizia, giudici e boia. Il più famoso e rispettato giudice di strada è Joseph Dredd, uomo inflessibile e all'apparenza privo di sentimenti. Ma un giorno Dredd viene accusato di due omicidi e condannato all'ergastolo nella pericolosa prigione di Aspen. In realtà a commettere gli assassinii è stato però Rico, un ex-Giudice e amico di Dredd (e condannato proprio dal collega al carcere a vita per aver compiuto una strage) che, con la collaborazione di un membro del Consiglio, è pronto a dare il via ad una rivoluzione sociale che cambierà per sempre il destino della megalopoli. Toccherà a Dredd, scampato miracolosamente alla sua pena, fermare Rico e riportare l'ordine e la giustizia.

Giudizio: colpevole

Nel 2008 lo stesso Stallone ha ammesso che qualcosa non è andata per il verso giusto. E se rimane comunque una visione nostalgica per chi è nato negli anni '80, è indubbio che ad oggi Dredd - La legge sono io mostra tutti i suoi limiti e le sue incertezze in maniera sin troppo evidente. Distaccandosi completamente dal fumetto (come criticato da uno degli autori del comic book) e commettendo l'imperdonabile errore di mostrare il volto nascosto sotto il casco del giudice per la quasi totalità dei minuti di visione, il film è un'improbabile b-movie dall'alto budget che prova a puntare tutto su un malriuscito mix di azione e humour (fastidiosa la presenza a proposito di Rob Schneider) tralasciando qualsiasi istinto di connotazione sociale, elemento ben presente sottotraccia nell'opera originaria. Un titolo costruito su misura per il suo interprete principale, la cui monoespressività (che in teoria sarebbe stata perfetta per il personaggio) sfiora in più passaggi i confini del trash, colpa anche di dialoghi in più di un'occasione imbarrazzanti. Con una sceneggiatura che travalica senza rimorsi il limite della decenza anche la caratterizzazione degli antagonisti viene meno (nonostante Armand Assante almeno "ci provi") e il tutto si riduce ad una sequela di sparatorie e scene action (alcune fortunatamente discretamente divertenti) inframezzate da una serie di telefonati colpi di scena e tradimenti "inaspettati" e da una forzatissima, platonica, love story. Effetti speciali che viaggiano a corrente alternata, ambientazioni poco sfruttate (sarebbe stato d'uopo mettere in risalto il potenziale fascino dell'area desertica) e un design delle armature curato addirittura dal compianto Gianni Versace, rispecchiano in pieno lo stile di regia ligia al filone e senza guizzi di Cannon.

Dredd - La legge sono io Dredd - La legge sono io fu un progetto sbagliato già in partenza per via di una sceneggiatura pasticciata e della costante attenzione riservata alla star Stallone (che per mostrare il suo volto inflessibile snatura completamente l'essenza del personaggio) che, seppur con qualche momento di divertimento soprattutto per i nostalgici, sfigura nettamente in confronto all'ottima trasposizione del 2012. Un cinecomic raffazzonato e a tratti inverosimile, ricco di cliché e privo di carisma.

5

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