Recensione Dragon Eyes

Van Damme, Peter Weller e Cung Le in un action movie da dimenticare

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Negli ultimi anni Jean-Claude Van Damme ha cercato di dare rilancio alla sua carriera, da troppi anni ormai fossilizzata in b-movie della peggiore specie. Con il recente Assassination Games e, soprattutto, con l'ottimo JCVD aveva dimostrato che una rinascita era possibile, senza dimenticare la sua opera prima da regista che non ha ancora una data d'uscita. Spiace perciò vederlo prendere parte, seppur in un ruolo secondario, a un film come Dragon Eyes. Come detto l'attore belga cede il ruolo di protagonista, che qui ha il volto e il corpo di Cung Le, combattente vietnamita per tre anni campione mondiale di sanda (arte marziale derivante dal kung-fu), prestato al cinema già da diversi anni (è stato anche Marshall Law nell'infelice adattamento di Tekken), Nel cast inoltre vi è anche Peter Weller, storico interprete di Robocop ormai anche lui decaduto nelle infelici produzioni di genere.

Dragon Eyes

A dispetto di un titolo che riecheggia filosofia orientale da ogni poro, l'unico rimando agli antichi e tradizionali film di kung-fu risiede nel suo protagonista, certamente più a suo agio sul ring che davanti alla macchina da presa. Dragon Eyes è un'operazione improbabile, che fa leva sul nome di Van Damme per attirare un po' di pubblicità, quando in realta l'interprete di Kickboxer rimane su schermo soltanto nei numerosi flasback, restando nonostante tutto l'unico spunto interessante di un film che ha davvero poco da dire. Una storia trita e ritrita, un eroe solitario che si ritrova impegnato in una lotta contro il boss locale, tormentato da una tragedia del passato e pronto, forse, a ritrovare l'amore. Il regista John Hyams, già autore dell'ultimo capitolo della saga di Universal Soldier, in un primo tempo cerca di copiare, con risultati imbarazzanti, lo stile "alla Guy Ritchie", poi sceglie di buttare tutto in caciara e si concentra sull'azione pura. Peccato che, pure questa componente, sia davvero di basso livello: coreografie per nulla originali, supportate qua e la' da qualche rallenty, e mai capaci di far presa sullo spettatore, complice sicuramente la piatta prova di Cung Le, probabilmente nel film peggiore della sua carriera. Personaggi di contorno mal abbozzati, infarciti con gli stereotipi delle classiche gang afro e messicane che scorrazzano per l'America, e il villain italo-americano di un'irriconoscibile Peter Weller completano una produzione che a stento può inserirsi nel filone dei b-movie.

Dragon Eyes Van Damme appanna in parte la sua recente rinascita con la sua apparizione da guest star, in ruolo secondario, in un film pessimo e irritante, che ci racconta l'ennesima di storia di redenzione e vendetta. Un protagonista anonimo, e un villain ridicolamente sopra le righe, rendono Dragon Eyes un progetto indigesto anche per i più accaniti frequentatori degli action b-movie.

3.5

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