Berlinale 63

Recensione Don Jon

Joseph Gordon-Levitt e il suo sfolgorante esordio da regista

recensione Don Jon
Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

Lo abbiamo visto nascere e crescere come attore di talento, polimorfo e artisticamente dotato che passa dai panni del timido romantico di (500) Giorni insieme al poliziotto idealista de Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, fino a impersonare dubbi e tristezze di fronte alla minaccia di morte in 50/50. Lui è Joseph Gordon-Levitt, anno dopo anno fa passi da gigante nella giungla indomita del cinema e ora, ancora giovanissimo, ha tentato il salto grosso: la regia. No, di più: il suo primo film dietro la macchina da presa lo ha diretto e lo ha pure scritto. È ufficialmente un mistero dove l'attore abbia trovato tempo ed energia per poter realizzare il suo primo film, con un'annata decisamente piena: dall'ultimo Nolan a Lincoln, da Senza freni a Looper, Gordon-Levitt è riuscito a estrarre dal cappello anche una commedia coinvolgente, intrigante ma senza rinunciare a venature più amare di sottofondo.

Don Giovanni 2013

Attore protagonista (fin dal titolo), Gordon-Levitt è Jon Martello, buttafuori da discoteca che conclude ogni turno di lavoro rimorchiando la preda più attraente del locale. Trucchi triti e ritriti con cui si porta a casa una donna diversa ogni notte. Metodico e quasi ossessivo, con la mania delle pulizie, della palestra, con tutta una precisa scaletta di doveri sociali che vanno dalla famiglia alla chiesa fino agli amici. Macchietta italoamericana, calco perfetto di uno stereotipo, dai pater noster recitati in espiazione durante gli esercizi fisici ai pranzi in famiglia in canottiera, pasta al sugo e partita di football, c'è qualcosa di ricorrente in modo quasi grottesco: Jon, anche detto Don Jon per la sua abilità con le donne, passa più tempo a guardare video porno che a fare altro. Non lo sa nemmeno qual è stata l'ultima volta che non ha visto un video porno per un giorno intero. Kleenex in una mano (nell'altra sappiamo cosa c'è), e una martellante musica minimal-electro che scandisce il buffering del “meglio” del porno online. È così che si apre il film ed è il Leitmotiv ricorrente: divertenti dissertazioni in monologo di Jon, con la voce fuori campo che pone una distanza abissale tra il sesso by live e la pornografia, a suo dire meno sporca, più piacevole e di impatto, ragazze col fisico perfetto.

Un inedito quadrilatero

Poi un giorno - o meglio una notte, in discoteca - arriva lei: la femme fatale, la sirena dal canto ipnotico. Scarlett Johansson è Barbara Sugarman: basterebbe l'attrice nelle sue forme ad incollare gli occhi dello spettatore su di lei, all'unisono con lo sguardo di Jon. Diventa più intrigante quando, come prevedibile, si rifiuta. Quello che sembrava un copione visto e stravisto viene però sovvertito: la bella Barbara è una donna infantile e viziata, con gli occhi a cuoricino e la passione per il melò e il cinema romantico di bassa lega. Una capricciosa principessina arrogante mascherata da romantica sognatrice a sua volta mascherata da femme fatale. In questo gioco di svelamento l'intreccio è condito in modo piccante dalle performance dei due attori, che premono molto sul "limite", e dal continuo streaming porno di Jon. Quardo entra in scena anche una Julianne Moore outsider, totalmente al di fuori degli stereotipi, si crea un grande e grottesco quadrilatero: Jon-Barbara-Ester-Porno sono impegnati in un frenetico valzer nel quale Gordon-Levitt si conferma al top in ogni scena, abilissimo nel costruire lo stereotipo del bulletto italoamericano a metà tra il tamarro e il metrosexual, così come nel distruggerlo contenendo sostanzialmente una forte critica alle dipendenze, al virtuale, all'arroganza; Scarlett è in formissima ed è molto convincente. Passando per Julianne Moore fino ai familiari di Jon, il reparto artistico è il punto di forza del film, unitamente a un ritmo serrato e incalzante: scene mai troppo lunghe, inquadrature brevi ma con un occhio sapiente a dirigerle, una certa simmetria imperante nel lungometraggio a scandire come un metronomo l'ossessivo ritorno di abitudini, fissazioni, dipendenze.

Don Jon Perché Don Jon's Addiction è un gran bel film e va oltre la semplice commedia che sembra premettere nella trama? Perché emerge, anche se sempre condita da un'ironia che non risparmia nessuno, una dilagante drammaticità, veicola una critica forte ma inflazionata, riuscendo a comunicarla in modi non convenzionali e molto efficaci. E perché diamine, questo attore appena 32enne ha uno spiccatissimo senso visivo: 90 minuti di puro piacere cinematografico. Da non perdere.

8.5

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