Recensione Detachment

Tutte le ombre del sistema sociale e scolastico americano

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Interessato sin dagli esordi (con American History X) al discorso sociologico di un'America periferica in cui l'unico Dream resta purtroppo quello della sopravvivenza, Tony Kaye affronta con Detachment un altro dei grandi pilastri attraverso cui si muove l'indagine sociale, ovvero il complesso mondo della scuola. Tramite la figura di un supplente ispirato ma consapevole dei suoi limiti (un tormentato e bravo Adrien Brody) Kaye (ri)percorre in Detachment vicoli ciechi (infiniti) e speranze (quasi nulle) che aleggiano tra le mura fantasma di una degradata scuola pubblica di periferia in cui il tentativo (vano) di trasmettere valori positivi si scontra contro la ferrea cortina di violenza incontrollata, sessualità straripante e totale mancanza di figure adulte di riferimento. Il ruolo dell'insegnante perde così la sua classica connotazione di guida super partes, finendo invece per rappresentare nient'altro che uno dei tanti ingranaggi della macchina dell'abbrutimento che è destinata (nell'avvicendarsi delle generazioni) a trasformare ragazzi senza futuro in adulti senza presente. "Non mi sono mai sentito così profondamente distaccato da me stesso e al contempo così presente nel mondo" è la citazione da Albert Camus prestata alla voce del protagonista Henry Barthes; frase emblematica da cui si dipana poi il cupo viaggio nei meandri di un mondo così ostile da indicare come unica chiave di salvezza (forse) quel distacco maturato in una crescente e necessaria apatia emozionale.

Insegnando il 'distacco'

Henry Barthes (Adrien brody) lavora come supplente di letteratura al liceo. È un uomo che ha trovato nella sua solitudine l'unico modo per incanalare un passato ricco di sofferenze e di tormenti. Assegnato presso una degradata scuola pubblica di periferia, Barthes si troverà però a dover gettare le basi di un contatto non contemplato dalla sua politica di sopravvivenza difensiva. E in questo senso determinante sarà per il professore il doppio incontro al femminile con Erica, una giovanissima prostituta senza alcun apparente orizzonte che vada al di là della svendita del suo corpo, e Meredith, una sua allieva abbastanza fragile e intelligente per non soccombere al circostante mondo brutale. Fortemente coinvolto da quelle due adolescenze smarrite che gli ricordano da vicino la sua, Barthes cercherà così di gettare i fragili rami di un contatto che possa strappare le ragazze al loro destino. Ma come quasi sempre accade quando la nera realtà circostante ha la capacità di inghiottire ogni flebile spiraglio di luce, la sola presenza di Barthes non sarà sufficiente a risvegliare le due ragazze (simbolo dell'adolescenza degradata di una asfissiante realtà di provincia) dal pregnante senso di smarrimento in cui tutti (giovani e adulti) sono costretti a vivere.

Tra incubo e realtà

Molti sono stati i film (risale al 2008, ad esempio, l'interessante opera La classe del francese Laurent Cantet) che negli anni si sono spinti tra le mura di una classe per analizzare attraverso il microcosmo scolastico lo specchio della realtà circostante. Nel film di Kaye a prevalere su tutto il resto è la totale mancanza di colori e vie di fuga che il terribile panorama scolastico-societario racconta, attraverso una scuola che all'incubo della vita oppone l'evasione della morte. Adrien Brody veste bene i panni del professor Barthes, perso in un'agonia alla quale sembrano appartenere tutti (nessuno escluso) i personaggi del film. E se da una parte la scelta di percorrere un dramma che si moltiplica di storia in storia, di situazione in situazione, chiude il film in una sorta di bolla di malinconia non sempre avvicinabile, è pur vero che la scelta di un onirismo narrativo in cui sono i filamenti dei pensieri (sublimati da un finale di forte impatto visivo) a condurre la narrazione, è funzionale nel ricostruire il concetto di una scuola essenzialmente e inesorabilmente priva di vita.

Detachment Duro e doloroso come un pugno nello stomaco, Detachment è il nuovo oscuro capitolo sulle falle della controversa società americana che coltiva splendide oasi a discapito di tragiche situazioni periferiche in cui a valere sono solo le brutali leggi della giungla. Un film che pone l’accento sul distacco necessario alla sopravvivenza in scenari entro i quali anche il minimo coinvolgimento accordato (anche esclusivamente a fin di bene) può risultare fatale.

7

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