Recensione Deathgasm

Creatore degli effetti speciali per la Weta Digital, Jason Lei Howden esordisce alla regia con Deathgasm, splatterissimo horror a tinte umoristiche che, a suon di heavy metal, guarda ai primi sanguinolenti lavori di Jackson e Raimi.

recensione Deathgasm
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Le intenzioni di Jason Lei Howden - creatore degli effetti speciali per la Weta Digital e che realizza con Deathgasm il suo primo lungometraggio da regista - sono non poco chiare: "Volevo fare una commedia splatter come quelle di una volta. Sono un fan del cinema horror e quindi sconvolto dalla quantità di film a tematiche soprannaturali, basati sul presunto ritrovamento di materiale amatoriale, che vengono oggi prodotti in serie. Un film horror su due è una storia di possessione diabolica raccontata attraverso delle inquadrature traballanti di bassa qualità. Volevo fare qualcosa nella scia di Splatters - Gli schizzacervelli, Il ritorno dei morti viventi e dei meravigliosi film della Troma come The toxic avenger e Redneck zombies, dove ci sono risate, eroismo e divertimento. Mi piacciono i film dove c'è un gruppo di disadattati e sfigati che devono rimboccarsi le maniche e salvare la baracca".
Quindi, ecco a voi il giovane Brodie incarnato da Milo Cawthorne, emarginato amante del thrash metal che, finito a vivere in casa di uno zio bigotto e con un tutt'altro che simpatico cugino sempre pronto a sbeffeggiarlo, vede cambiare del tutto la sua vita dal giorno in cui incontra Zakk alias James Blake, appassionato della stessa tipologia di musica.

Gli schizzacervelli

Perché non solo i due mettono in piedi una band insieme a un altro paio di tutt'altro che vincenti individui, ma s'imbattono in uno spartito che si dice garantisca il Potere Supremo a chi lo suona; senza immaginare, però, che le stesse note, eseguite, siano in grado di evocare l'antica entità maligna Aeloth l'Oscuro.
E, di conseguenza, man mano che il gruppetto sfoggia un look con trucco facciale proto-Kiss e che una tanto misteriosa quanto pericolosa setta subentra a complicare la situazione, non tardano a manifestarsi trasformazioni in zombeschi demoni dei residenti locali, i quali si strappano gli occhi con le proprie mani e aggrediscono chiunque capiti sulla loro strada.
Con la risultante di un tripudio di sangue che richiama alla memoria il citato gore cult di Peter Jackson - ulteriormente omaggiato tramite una t-shirt con raffigurato Bad taste - Fuori di testa indossata da uno dei protagonisti - soprattutto nel corso dell'ultima parte, mentre si guarda in maniera evidente anche alla saga Evil dead/La casa firmata da Sam Raimi.
D'altra parte, tra teste spaccate verticalmente in due grazie all'utilizzo di asce e motoseghe conficcate dove non batte il sole, come nelle due pellicole entrate nella storia dell'horror la violenza viene portata all'eccesso con l'evidente fine di strappare risate condite di disgusto allo spettatore.
Sebbene ciò rappresenti l'unico motivo di interesse (ma è ciò che ci si aspettava) di un'operazione priva del tocco di genio dei due cineasti poi approdati a Hollywood e peccante di una certa mancanza di compattezza, ma capace, comunque, di regalare non poco divertimento e qualche momento originale (da antologia l'esilarante sequenza in cui i mostri vengono affrontati utilizzando falli di plastica ed altra oggettistica sessuale).

Deathgasm Deathgasm non è soltanto il titolo del lungometraggio d’esordio di Jason Lei Howden, creatore degli effetti speciali per la Weta Digital e già regista di un paio di short, ma è anche il nome della rock band che il giovane emarginato protagonista mette in piedi insieme ad altri tre coetanei, senza immaginare che l’esecuzione della musica contenuta in un particolare spartito finisca per scatenare un vero e proprio inferno sulla Terra. Inferno pullulante di frattaglie e liquido rosso, al servizio di uno scatenato insieme che guarda non poco ai primi lavori di Peter Jackson e Sam Raimi e che, manifestante un evidente sapore anni Ottanta, travolge e diverte grazie al suo ritmo scatenato (con heavy metal a manetta, ovviamente)... pur senza possedere il tocco genialmente innovativo degli autori di Splatters - Gli schizzacervelli e La casa.

6.5

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