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Death Note Recensione: il quaderno della morte secondo Netflix

Netflix ha deciso di trasformare il manga Death Note in un film live action ambientato a Seattle, una sfida forse troppo ambiziosa.

recensione Death Note Recensione: il quaderno della morte secondo Netflix
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Che Netflix abbia un rapporto particolare con il pubblico giovane, probabilmente poiché lo ritiene il target più interessante e dinamico del mercato, non è molto difficile da capire. Basta dare un'occhiata alla gran parte delle produzioni rilasciate nell'ultimo anno, Stranger Things, Scream, Tredici, Fino All'Osso, Okja, la recente serie TV Atypical, i prodotti Marvel, che lo scorso 18 agosto si sono uniti nell'atteso Marvel's The Defender. In questo panorama pensato quasi prettamente per "Young Adult" si piazzano anche tutti gli anime annunciati di recente in Giappone, oltre ovviamente al film in live action Death Note. Un evento mediatico atteso da milioni di appassionati, visto il successo planetario ottenuto dal manga prima e dall'anime poi. Opere ricche di tensione, suggestive, caratterizzate da ambientazioni cupe e un simbolismo sterminato. Una partita a scacchi a più giocatori, dove a spuntarla non è certo il più forte ma il più scaltro; supervisionato dal Dio della morte Ryuk, il giovane Light Yagami guadagna il potentissimo potere di uccidere uomini a comando, semplicemente riportando il loro nome nel Death Note, un taccuino che richiede responsabilità enormi. Gli esseri umani sono davvero in grado di gestire un potere simile senza perdere il controllo? Ma soprattutto gli investigatori, le forze di polizia e il misterioso L sono in grado di risalire a Light ("in arte" Kira) e fermare la carneficina? Seguendo il naturale corso del manga ci sono voluti poco meno di tre anni per scoprirlo, in televisione invece sono stati necessari 37 episodi da venti minuti circa. Netflix ha deciso di comprimere tutto, a modo suo certo, con i dovuti cambiamenti, in un film live-action lungo 100 minuti, strizzando l'occhio non solo ai giovanissimi, ma ai giovanissimi occidentali.

Death Note made in USA

Sapendo bene di non poter replicare la qualità e il tipo di narrazione della serie animata, la piattaforma di streaming online americana ha ben pensato di cambiare del tutto location e ambientare il prodotto a Seattle, negli Stati Uniti. Light Yagami è diventato adesso Light Turner, un adolescente estremamente intelligente segnato da una vita difficile, che gli ha strappato via l'amore della madre. Mentre i suoi coetanei si rotolano nel fango inseguendo un pallone da football, Light viene "scelto dal fato" per gestire il Death Note, caduto dal cielo come una mela cade dall'albero. Sono proprio le mele rosse ad attirare Ryuk, un essere spaventoso in grado di gestire lo strapotere del libro oscuro, di uccidere un uomo in pochi secondi e nei modi più disparati. Come si può facilmente immaginare, la narrazione scelta da Netflix è a dir poco frenetica, i fatti si susseguono con foga e non si ha molto tempo per pensare a ciò che sta accadendo. Questo live-action infatti sembra creato appositamente per chi già conosce l'opera originale, che sa come rimettere a posto i pezzi del puzzle e sorvolare su alcuni dettagli trattati forse in maniera sbrigativa.

Splatter & Gore

Persino la morte viene trattata con superficialità, ci si sofferma a guardare soprattutto il lato spettacolare più che quello spirituale e morale. Teste, corpi, tutto esplode davanti ai nostri occhi senza censura, un ulteriore modo per conquistare il pubblico più giovane; Adam Wingard del resto, il regista scelto da Netflix, è abituato a trattare temi horror e splatter, nella sua carriera troviamo lavori come Blair Witch del 2016, The Guest, You're Next, V/H/S/2. Nella sua messa in scena si esplicita l'abisso fra questo nuovo prodotto live action e l'opera originale, che procedono in direzioni opposte e contrarie. Se il primo ha fretta di risolvere i vari enigmi, e di farlo nel modo più spettacolare possibile, la seconda è estremamente più riflessiva, possiede uno spessore diverso e bada più ai conflitti interiori dei personaggi. Personaggi che qui purtroppo mancano di un vero background, e che difficilmente fanno appassionare lo spettatore e scatenano in lui sentimenti di empatia.


Omicidi, amore adolescenziale, dei della morte

Se stacchiamo il prodotto dall'opera originale, un'ombra effettivamente troppo grande da gestire, il Death Note di Netflix prende le sembianze di un film d'intrattenimento per ragazzi senza grandi ambizioni. Le morti violente vengono interrotte di tanto in tanto da una storia d'amore adolescenziale con colonna sonora dedicata, mentre l'investigazione tralascia troppi dettagli chiave. Lo stesso personaggio di L, Lakeith Stanfield, è dipinto come un eccentrico esaltato, un ragazzino troppo viziato a cui tutto è dovuto - mentre l'originale era più etereo, solenne, spietato nell'utilizzo della sua mente. Ciò che si salva senza grossi dubbi è sicuramente l'impianto visivo del film, cupo al punto giusto, con ambientazioni suggestive e spettacolari filmate con un'ottima fotografia. Anche il Ryuk di Willem Dafoe è abbastanza fedele al personaggio originale, probabilmente il character live action meglio riuscito fra tutti.

Death Note Trasformare un'opera colossale e profonda come Death Note in un film era, in partenza, una sfida difficile. Netflix ha portato a casa il suo obiettivo realizzando un film lineare, senza troppi fronzoli, con una narrazione serrata che comprime quasi tutti gli avvenimenti del manga originale - nonostante qualche modifica qua e là. Dal Giappone ci siamo trasferiti in una Seattle cupa al punto giusto, dove scorrazzano personaggi poco approfonditi e avvengono morti inutilmente splatter. Se si tralascia lo spessore dell'opera originale firmata Tsugumi Ōba, ci resta fra le mani un film d'intrattenimento senza particolari lodi, che intrattiene con sensazionalismo e romanticismo, pur facendosi dimenticare in fretta. Il Ryuk di Willem Dafoe è esattamente come doveva essere, le sue corpose spalle però non possono sopportare l'intero peso di un adattamento azzardato. Forse troppo.

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