Recensione Crimson Peak

Guillermo del Toro torna a cimentarsi con una storia di 'fantasmi' e inquietudini gotiche di grande stile e dal ricchissimo carnet citazionistico e attoriale, firmando un film personalissimo ma dai fallaci presupposti.

recensione Crimson Peak
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

La giovane Edith, figlia del magnate Carter Cushing, è una ragazza di buona famiglia con tante qualità: bella e intellettualmente dotata, piena di spirito d'iniziativa e bontà filiale, coltiva il sogno di essere pubblicata come scrittrice senza doversi abbassare a quello che la società si aspetta da lei: romanzetti rosa. Tutt'intorno pensano a lei come alla nuova Jane Austen, anche se lei preferirebbe di gran lunga essere la nuova Mary Shelley... In pochi sembrano capire veramente questa singolare ragazza orfana di madre: a parte il padre c'è il grande amico d'infanzia, il sagace dottor Alan McMichael e, come un fulmine a ciel sereno, l'affascinante ma estremamente ambiguo lord decaduto Thomas Sharpe, originariamente in cerca di un accordo commerciale con mister Cushing e, in seguito, innamorato di Edith, che finirà per prendere in moglie nonostante la riluttanza della algida sorella di lui, Lucille. Una volta in Inghilterra, Edith andrà a vivere nella magione degli Sharpe, un luogo decadente e misterioso, pieno di insidie e sgradevoli rivelazioni. Cosa si cela veramente a Crimson Peak?

Gothic compilation

Guillermo del Toro è un cineasta decisamente eclettico e multiforme, da sempre capace di andare a fondo sulle sfaccettature più interessanti e profonde dei generi "nerd" per eccellenza: il fantastico, la fantascienza, il supereroistico. Suoi il secondo Blade, ma anche le trilogie (ancora incomplete) formate dai due Hellboy e da La spina del diavolo e Il labirinto del fauno, nonché il godurioso Pacific Rim, oltre ai particolarissimi Cronos e Mimic. E potremmo citare il suo lavoro in tv e nell'animazione su cose come The Strain, Le 5 Leggende, Il libro della vita, per finire ai suoi mille progetti mai portati a compimento (da Lo Hobbit a Le montagne della follia) per avere un quadro piuttosto distintivo del suo stile e dei suoi risultati. Con Crimson Peak del Toro torna, dopo diversi anni, alle atmosfere dark da lui predilette, ricreando, in un certo qual modo, quel che ha fatto con Pacific Rim pochi anni fa: una ricca summa citazionista del cinema appartenente al genere di riferimento. L'attesissimo Crimson Peak "ruba" letteralmente dal cinema dell'orrore (ma anche dal thriller, dalla fiaba e dal fantastico) in un potpourri di grandissimo impatto, ma partendo purtroppo dai presupposti sbagliati. L'operazione di collezione metacinematografica che funzionava in Pacific Rim (che prendeva a riferimento le serie animate giapponesi classiche in cui l'importante è l'epica, più che la coerenza della storia) o anche in altri film "simili" come Quella casa nel bosco (che funzionava perché prendeva il genere tutto e lo guardava "dall'alto") qui non funziona, purtroppo, allo stesso modo.

El espinazo del diablo

Il citazionismo di del Toro parte dall'auto-citazionismo, dato che diverse tematiche centrali del film le aveva già affrontate (e in modo molto più graffiante) quindici anni fa in La spina del diavolo, ma poi passa da Poe a Lovecraft, dalla Hammer a Bava, da Hitchcock ad una sua personalissima visione "rovesciata" del classico La Bella e la Bestia (che, difatti, fino a poco tempo fa doveva realizzare come "a sé"). L'operazione, per quanto riuscita su un piano squisitamente formale (gli appassionati di vecchia data del genere non possono fare a meno di notare lo sforzo e lo sfarzo del gioco dell'omaggio) non funziona su un piano prettamente cinematografico. Non funziona perché il film di del Toro si basa principalmente sulla creazione di un'atmosfera che, però, per motivazioni principalmente tecniche, non riesce ad arrivare adeguatamente al pubblico. Se Pacific Rim poteva permettersi di sorreggersi su personaggi e scambi di battute memorabili, per quanto "banali", un horror "serio" con spunti da thriller deve basarsi su una trama solida, o quantomeno fare davvero spavento. Purtroppo entrambi questi obiettivi non vengono raggiunti, dato che il plot è invero molto semplice e presta anche il fianco a più di una perplessità, e non ci sono mai momenti davvero tensivi, nonostante l'ottima resa visiva e anche una certa violenza in alcuni frangenti della visione. La gran parte dei riferimenti è troppo "colta" per il pubblico di massa, che cerca -invano- una trama avvincente e chiara e momenti di terrore, non trovandoli. Crimson Peak finisce dunque per essere in gran parte frainteso e non basta certo la patinata confezione grafica (che del del Toro "classico" ha ben poco) o le discrete interpretazioni del cast a convincere pubblico e critica.

Crimson Peak Nonostante un ottimo cast (in particolare Mia Wasikowska e Tom Hiddleston: Jessica Chastain appare un po' sottotono) e un gioco sottile ma coltissimo di citazioni alla letteratura e al cinema fantastico, Crimson Peak batte a vuoto, offrendo al grande pubblico "solo" estetica espressionista (e una marea di bellissimi riferimenti che però molto probabilmente non può conoscere/comprendere) ma poca sostanza, poca concretezza, pochi spaventi. Evidentemente, per questa sua ultima opera, del Toro è caduto nella trappola che tanto temeva la sua protagonista: lui voleva proporre ai suoi spettatori qualcosa di meno commerciale del solito, ma quello che la gente si aspetta e non c'è finisce per rovinare l'esperienza. Non è assolutamente un brutto film, ma si basa su presupposti fallaci. Speriamo del Toro possa tornare presto a far collidere commercialità e autorialità come fatto in passato con i meravigliosi Hellboy I & II e Pacific Rim.

6

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