Recensione Criminal

Il regista israeliano Ariel Vromen rivede il concetto di trasferimento mnemonico e gioca con la vita degli uomini: da un agente della CIA a un supercriminale, gli Stati Uniti devono sventare un attacco nucleare.

recensione Criminal
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Bill Pope è un agente della CIA: le sue capacità e le sue conoscenze gli hanno permesso di arrivare, senza l'aiuto del Governo, a contattare Jan Strook, soprannominato l'Olandese, un ragazzo che nelle sue dita ha il potere di attivare qualsiasi sistema missilistico degli Stati Uniti e mandarlo contro un qualsiasi Paese del mondo, per scatenare una nuova Guerra Mondiale. La posta in palio è altissima e nell'ultima grande fuga per rintracciare Jan, Bill viene intercettato da un drappello nemico e ucciso. L'unico modo per la CIA di riuscire a risolvere, adesso, il caso è prendere la memoria del suo migliore agente e spostarla nella testa di qualcun altro: un supercriminale di nome Jericho.

MEMENTO

Anche se l'idea di fondo che conduce Criminal alla vicenda cardine, ossia il trasferimento di memoria da un mammifero morto a uno vivo, sia effettivamente interessante e quantomeno accattivante, quando ci ritroviamo ad analizzare il film a scatola chiusa, a priori, è la risoluzione che ci stupisce. Perché la sceneggiatura si basa su tantissimi aspetti lasciati al caso e che non ci permettono di apprezzare l'evolversi della vicenda: la scelta di Jericho come obiettivo dell'operazione e del trasferimento è giustificata dalla sua particolarità, dal suo non avere il lobo frontale sviluppato e dal suo essere una cavia ottimale, avendo trascorso l'intera sua vita in prigione, così da non avere, quindi, affetti all'esterno che possano sentirne l'eventuale mancanza. L'approssimazione dei piani alti della CIA, però, nel corso degli eventi del film, è grottesco ed eccessivamente superficiale: è un qualcosa che nella realtà non sarebbe mai accaduto, soprattutto dopo aver fatto ufficialmente evadere un supercriminiale da una prigione a vita, permettendogli tutte le nefandezze che avrebbe fatto una volta libero. È in queste sfaccettature che la sceneggiatura, che nella seconda parte diventa incredibilmente flebile e piena di cliché narrativi, inizia a tentennare, dimostrandoci di essere dinanzi a un'idea alquanto banale: così come è banale, d'altronde, il contatto tra Jericho e la famiglia di Bill Pope, composta dalla moglie e dalla figlia, con la prima che sembra quasi indirizzata ad amare l'uomo solo perché in possesso dei ricordi del marito. Una smielatura che stona con l'intera intercapedine della storia, raccontata con tanti elementi stucchevoli e che spesso annullano tutto il pathos fornito dall'azione, ridotta quasi all'osso.
Criminal vuole essere un action, ma vuole essere anche una commedia romantica, o almeno questo è quello che ci ha trasmesso nelle quasi due ore di proiezione: due ore che, in ogni caso, riescono a non pesare allo spettatore, perché gestite con una buona regia, armoniosa, incalzante, che non soffoca e che non lascia agli occhi il tempo di abituarsi e adagiarsi su di una inquadratura particolare. Buona anche la resa dei flashback nella testa di Jericho, costretto a condividere la memoria di Bill con delle sfocature che ne condizionano le prime ore della sua nuova vita: non saranno mai eccessivi e non daranno mai fastidio allo spettatore, che altrimenti si troverebbe, nel caso in cui si fosse abusato di tale espediente, dinanzi a una vera fatica visiva. Tutti i flashback, inoltre, sono raccontati in prima persona, con lo spettatore che può praticamente provare a immedesimarsi in quanto accade, quasi facendo l'occhiolino al recentissimo Hardcore, interamente girato in soggettiva: chiaramente gli obiettivi sono diversi e Criminal non scimmiotta né emula la pellicola appena citata.

Criminal Nonostante l'aver riunito un cast di attori che si fregia di un nome comunque altisonante, da Kevin Costner a Gary Oldman, qui leggermente esagitato nel suo ruolo di grande responsabilità, passando per Michael Pitt e finendo con un brevissimo spazio anche per Ryan Reynolds, che veste i panni dell'agente morto, Criminal non riesce a soddisfare a pieno, non riesce a colpire nel suo intento, perché persino l'operazione al cervello che permette il trasferimento di memoria, un'operazione fantascientificamente accattivante, viene quasi banalizzata sul finire del film. Un'idea funzionale, che fallisce e che chiudendosi prova anche a scimmiottare Chuck, che con la memoria e la deturpazione della stessa aveva creato una formula difficilmente imitabile.

6

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