Recensione Confusi e felici

Claudio Bisio nei panni di uno psicanalista... aiutato dai suoi assurdi pazienti!

recensione Confusi e felici
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Se in Tutta colpa di Freud (2014) di Paolo Genovese Marco Giallini concedeva anima e corpo ad uno psicanalista impegnato ad affrontare i problemi sentimentali delle tre figlie, all'interno della terza prova dietro la macchina da presa per lo sceneggiatore Massimiliano Bruno si trova, invece, ad essere proprio tra coloro che hanno bisogno di essere aiutati da un bravo medico della psiche.
Infatti, il regista spiega: "Confusi e felici è la storia di uno psicanalista in crisi che viene aiutato dai suoi pazienti a vedere il bello della vita. È sempre difficile camminare in bilico tra la leggerezza e la profondità, trovare la misura tra la credibilità e l'improbabilità e far nascere situazioni esilaranti anche in contesti che di divertente hanno ben poco. Questa è la strada che ho scelto da qualche anno. Già in Nessuno mi può giudicare raccontavo una storia che, detta in due parole, sembrava drammaticissima, con una donna sul lastrico costretta a fare la escort. Eppure era una commedia che lasciava spazio a molto divertimento. In Viva l'Italia ho premuto l'acceleratore sulla comicità più spinta per raccontare la situazione drammatica di un Paese marcito. In questo ultimo film mi sono voluto invece divertire ad analizzare le idiosincrasie dei protagonisti nel pieno della loro crisi. Come reagirebbe un uomo che sta per diventare cieco ai suoi ultimi mesi di vista?"

Risate per pazienti

Se si tratta di un cialtrone e cinico Claudio Bisio, decide di chiudersi in casa e mollare tutto; almeno fino al momento in cui la sua segretaria Anna Foglietta, nel tentativo di farlo uscire dalla tutt'altro che rosea situazione, arriva a radunare i suoi pazienti: una invadente e ninfomane Paola Minaccioni, un Rocco Papaleo telecronista alle prese con il tradimento della moglie, Pietro Sermonti e Caterina Guzzanti coppia in crisi sessuale, il già citato Giallini spacciatore affetto da attacchi di panico e lo stesso Bruno quarantenne mammone cronico.
Ed è proprio la situazione che vede quest'ultimo impegnato in appuntamenti con diverse donne a rappresentare uno dei momenti più divertenti dei circa centocinque minuti di visione, non privi neppure di una esilarante cena presso la trattoria Er pecoraro e volti a ribadire, tra l'altro, che il tiro con l'arco non è uno sport, ma un'arte in cui non hai bisogno di vedere il bersaglio, perché esso è dentro di te.
Però, mentre si tenta occasionalmente anche la carta del sentimento ed abbiamo, addirittura, una apparizione canterina di Max Gazzè, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, non è difficile intuire la evidente mancanza di quella compattezza che aveva caratterizzato i due precedenti lavori bruniani, co-sceneggiati, come questa terza fatica, da Edoardo Falcone.
Quindi, una manciata di risate è certamente garantita, ma l'impressione generale è quella di trovarsi dinanzi ad una sequela di sketch non sempre assemblati con un ritmo tale da evitare che il tutto sprofondi nella morsa della fiacchezza.

Confusi e felici Dopo Nessuno mi può giudicare (2011) e Viva l’Italia (2012), Massimiliano Bruno - sceneggiatore, tra l’altro, dei due Notte prima degli esami di Fausto Brizzi - torna dietro la macchina da presa per raccontare la tutt’altro che seriosa vicenda di uno psicanalista in via di depressione che viene aiutato a risollevarsi dalla triste situazione dalla sua folle combriccola di pazienti. Il cast di Confusi e feliciè di quelli non poco ricchi, ma dei cui componenti non tutti risultano pienamente convincenti; infatti, mentre Marco Giallini e Rocco Papaleo si ritagliano diversi dei momenti più divertenti, il resto non viene utilizzato altro che al fine di tamponare i vari vuoti di un elaborato che non appare altro che in qualità di assemblaggio di esilaranti situazioni strappa-risate che non sempre, però, riescono nell’impresa.

5.5

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