Recensione Cogan - Killing Them Softly

Brad Pitt è Jackie Cogan

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“Gli USA non sono una nazione, sono un business”. A parlare così è Jackie Cogan, killer professionista strapagato, che al cinema ha il volto di Brad Pitt, e che in Killing them softly di Andrew Dominik risente fortemente della crisi economica. Tratto da un romanzo di George V. Higgins del ’74, ‘Cogan’s Trade’, il film, seconda collaborazione tra attore e regista dopo The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, risulta, nella sua trasposizione in era moderna, incredibilmente e maledettamente attuale. La recessione non colpisce soltanto il mondo ‘alto’ di banchieri e finanzieri, ma anche il sottobosco di sicari e malavitosi, qui rappresentato, oltre che da Pitt -qui anche nelle vesti di coproduttore-, da un cast di volti più o meno noti come Scoot McNairy, Ben Mendelsohn, Richard Jenkins, James Gandolfini e Sam Shepard. Tutti a sfilare puntualmente sulla Croisette in occasione dell’anteprima al festival di Cannes.

The killer' song

Storia oscura, tutta al maschile, Killing them soflty basa la sua trama sull’estrema dilatazione di una rapina andata male e delle sue conseguenze, un po’ come in Le Iene di Tarantino, da cui eredita anche un certo linguaggio - solo apparentemente spiccio - e la violenza visiva. “La violenza è parte del mondo in cui viviamo - ha dichiarato Pitt in conferenza stampa - bisogna accettarla. Filmarla senza darne una visione romantica o idealizzata può anzi essere utile per assorbirla senza traumi, come nelle canzoni per bambini. Anche Jesse James aveva questa struttura”.

La forza della pellicola sta più che altro nel sottotesto politico: le azioni dei protagonisti sono intervallate dalla cronaca della campagna che porterà all’elezione di Barack Obama a presidente, e uno dei momenti ‘clou’ è un agguerrito monologo di Cogan/Pitt contro il ‘padre fondatore’ Thomas Jefferson, dipinto come un ipocrita schiavista. Il mestiere degli interpreti, tra cui spiccano Pitt e Gandolfini, è innegabile, così come la messa in scena che risulta solida nonostante una freddezza generale che, però, si sposa bene con l’essenza del personaggio di Cogan, assassino ‘compassionevole’ che ama accompagnare dolcemente le sue vittime alla morte, rassicurandole per non vederle soffrire. In realtà, si tratta dell’ennesimo forma di egoismo e ipocrisia, atta a mitigare l’imbarazzo del senso di colpa.

Cogan - Killing Them Softly Su una trama esile, dilatata ad arte, Andrew Dominik costruisce un bel dipinto degli USA di oggi, probabilmente apprezzabile in patria più che nel resto del mondo. La critica al sistema è forte e la metafora è sensata. Formalmente impeccabile, il film pecca leggermente di freddezza nella realizzazione ma guadagna punti con le ottime interpretazioni di Brad Pitt e James Gandolfini.

7

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