Codice Criminale: la recensione del film con Michael Fassbender Recensione

Ispirato a personaggi reali, il film racconta dei Cutler, nomadi criminali inglesi, e delle tensioni tra padre e figlio.

recensione Codice Criminale: la recensione del film con Michael Fassbender
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I Johnson sono una famiglia di nomadi che per anni ha commesso furti e rapine in villa nel Gloucestershire, in Inghilterra, terrorizzando la popolazione locale fino all'arresto dei diversi esponenti della banda, nel 2007. La stampa locale e nazionale si è interessata a tal punto ai Johnson che la BBC ha fatto un documentario su di loro, Summer with the Johnson. Codice Criminale prende spunto proprio dalla famiglia Johnson per raccontare una storia di finzione, dopo che lo sceneggiatore Alastair Siddons ha capito che un documentario non sarebbe bastato e che solo con un film avrebbe potuto raccontare una storia più efficace. Codice Criminale, nelle sale italiane dal 28 giugno, segna il debutto alla regia di un film per Adam Smith, già regista di alcuni episodi di Skins e Doctor Who nonché curatore dei concerti dei The Chemical Brothers, che hanno firmato la colonna sonora del film. Il titolo in italiano potrebbe trarvi in inganno: Codice Criminale (in originale Trespass Against Us, una citazione del Padre Nostro) non è tanto un film gangster quanto piuttosto la storia di una famiglia e in particolare del rapporto tra padre (Brendan Gleeson) e figlio (Michael Fassbender).

La trama: non una storia di criminali, ma una storia di padri e figli

I Cutler sono una famiglia nomade che vive ai margini della società, in un isolamento volontario nella campanga inglese fuori Cheltenham, nel Gloucestershire. Il loro è un isolamento non solo fisico ma anche culturale: sono infatti per lo più analfabeti, diffidano delle istituzioni e tirano avanti grazie ai furti in villa. Il capofamiglia è Colby, interpretato da Brendan Gleeson e abituato a farsi obbedire e rispettare sia dal resto della famiglia che dagli altri nomadi che fanno parte della banda pur non essendo imparentati con i Cutler. E se da un lato c'è Colby che afferma con convinzione - quasi con arroganza - che la Terra non può che essere piatta perché l'orizzonte non è curvo, dall'altro c'è suo figlio Chad (Michael Fassbender) che vuole garantire un'istruzione ai figli Tyson e Mini e per questo li ha iscritti alla scuola elementare del paese, nonostante l'evidente contrarietà di Colby. Ed è proprio per i figli e per dar loro un futuro migliore di quello di criminali che Chad e la moglie Kelly (interpretata da Lyndsey Marshall) vogliono lasciare il campo nomade dei Cutler per trasferirsi con la loro roulotte in un giardino all'interno della cittadina.

Grandi attori per una narrazione troppo debole

La tensione crescente tra Chad e Colby è il vero perno del film. Gli inseguimenti con la polizia, i furti e in generale la vita criminale dei Cutler fanno sostanzialmente da contorno a quello che in realtà è il racconto dello scontro tra due generazioni differenti, tra il capofamiglia autoritario legato alle tradizioni e il primogenito più orientato al futuro. Chi si aspetta un gangster movie resterà molto deluso, perché le scene di vita criminale sembrano servire solo a tratteggiare al meglio i Cutler (in maniera quasi da docufiction, lasciando intravedere l'esperienza di Siddons come regista di documentari). Sono le ottime prove attoriali dei due protagonisti - Gleeson più bravo di Fassbender, che incespica un po' con l'accento particolare e quasi incomprensibile dei nomadi della zona - a reggere il film, che dal punto di vista della sceneggiatura risulta povero e inconsistente. La narrazione manca di un vero e proprio climax: gli eventi si susseguono uno dopo l'altro spesso senza una vera continuità, e risulta difficile interessarsi alla storia in se stessa. Il finale è banale e prevedibile, quasi stucchevole: arriva a risultare persino irrealistico, stridendo contro lo stile quasi documentaristico del resto del film.

Un'occasione sprecata

Il talento degli attori protagonisti - Gleeson e Fassbender li abbiamo già visti assieme in Assassin's Creed, anche lì come padre e figlio - fa sicuramente la sua parte nella realizzazione di un film, rendendo la pellicola più o meno convincente, ma non basta a salvare una storia inconcludente. Codice Criminale è sbilanciato, privo di armonia tra azione e introspezione. Siddons ha affermato di aver voluto fare un film sulla famiglia, sul rapporto tra padri e figli e sugli scontri generazionali. Non ha del tutto dimenticato l'azione, perché vediamo effettivamente la banda di criminali all'opera, ma manca coesione tra questi due aspetti. Il risultato è un film monco, quasi privo di struttura - basti pensare al fatto che Mini, la figlia di Chad, non è minimamente caratterizzata - nonostante alcune scene più convincenti e recitate al meglio. Codice Criminale assomiglia più a una bozza che a un film vero e proprio. Ed è, senza ombra di dubbio, un'occasione sprecata.

Codice Criminale Le ottime prove attoriali dei due protagonisti reggono il film, che dal punto di vista della sceneggiatura risulta povero e inconsistente. La narrazione manca di un vero e proprio climax: gli eventi si susseguono uno dopo l'altro spesso senza una vera e propria continuità, e risulta difficile interessarsi alla storia in se stessa. Il finale è banale e prevedibile, quasi stucchevole: arriva a risultare persino irrealistico, stridendo contro lo stile quasi documentaristico del resto del film. Codice Criminale assomiglia più a una bozza che a un film vero e proprio. Ed è, senza ombra di dubbio, un'occasione sprecata.

5.5

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