Recensione Cloro

L'adolescenza interrotta di Jenny raccontata nel vivido ritratto del disagio esistenziale di Cloro

recensione Cloro
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Jennifer (detta Jenny) ha diciassette anni e il grande sogno di partecipare ai campionati nazionali di nuoto acrobatico, un obiettivo per il quale si allena da anni con abnegazione e sincronismi perfetti. Nata e cresciuta a Ostia, per Jenny l'acqua (specie nella declinazione dell'acqua clorata delle piscine) rappresenta lo stato ideale, luogo perfetto nel quale essere libera di esprimere sé stessa e il suo potenziale atletico e artistico. Ma fuori dall'acqua la vita è ben più scoordinata delle figure geometriche che la ragazza realizza con assoluta precisione al di sotto della superficie liquida. Dopo la morte della madre e la successiva caduta in depressione del padre, lei e suo fratello minore Fabrizio saranno infatti costretti a lasciare Ostia per l'Abruzzo, nel tentativo di (soprav)vivere nella baita datagli in presto dallo zio Tondino, e dislocata in prossimità di un hotel dismesso, lo Splendor. Allontanata bruscamente dalle acque e dal suo sogno, Jenny non si darà comunque per vinta, riuscendo nella duplice impresa di badare al padre e al fratello e di non rinunciare al suo sogno. Addetta alle pulizie e sorella maggiore di giorno, la ragazza riuscirà infatti a trovare comunque un suo momento per allenarsi di notte, sfruttando la piscina dell'albergo nel quale lavora e che lei crede totalmente incustodita. Ma lo smottamento del suo nucleo famigliare sembra oramai irreversibile e nel freddo di quelle montagne innevate Jenny dovrà suo malgrado scontrarsi con il precoce avvento di un'età adulta e di una necessaria responsabilizzazione che non sembrano lasciare più tanto margine ai suoi sogni di adolescente. Il nuovo stato famigliare in solitaria col fratellino, il rapporto con il misterioso Ivan custode dell'albergo e la progressiva perdita di contatto con quello che era il suo mondo di ‘prima', spingeranno la ragazza verso un drammatico limbo interiore sospeso tra due cause ugualmente giuste eppure in netto contrasto fra loro. La lotta per il proprio sogno e la propria realizzazione, e il lancinante grido d'aiuto dei suoi legami, una nitida linea di confine che sembra visivamente tratteggiata nella distanza che passa tra gli innevati impianti di risalita e la fluidità azzurra delle piscine.

Il movimento non-sincronizzato del disagio esistenziale

Dopo il corto Il fischietto, Lamberto Sanfelice debutta alla regia di un lungometraggio con Cloro, opera che descrive la difficoltà esistenziale attraverso un doloroso racconto di formazione, il passaggio condizionante da un'età di sogni a una realtà di incubi che la giovane protagonista (un'ottima Sara Serraiocco) dovrà affrontare. Immersa in un luogo distante, freddo e solitario, e gravata dal duplice peso di un padre e un fratello non autosufficienti, la vita di Jenny attraverserà infatti il grande freddo di una transazione volta a ridefinire - per sempre - lo schema della sua esistenza. Ribaltando quello che era lo schema relazionale di Sister di Ursula Meier (qui è realmente la maggiore a farsi carico delle responsabilità) e ritrovandone invece intatta l'espressiva componente paesaggistica di fondo, Sanfelice lavora coordinando l'espressionismo dei paesaggi alla gestualità della protagonista, attraversata da un dolore silenzioso eppure permeante, capace di esportare fuori dallo schermo tutto il peso di rinunce che gravano sull'esile corpo di una ragazza non ancora maggiorenne. Sanfelice fa dunque di una storia anonima, dislocata, il centro nevralgico di un racconto forte e preciso, sostenuto da una regia che attraversa e centra la sofferenza dei luoghi al pari di quella dei protagonisti, appaiando lungo il tragitto del racconto l'insegna screpolata dello Splendor al viso sempre grave, (quasi mai) sorridente di Jenny. Un rapporto famigliare che esattamente come nel succitato Sister fa emergere il peso di uno stato di maturità costretto nella fisionomia di corpi ancora tutti in divenire, e il movimento non-sincronizzato di un disagio esistenziale tutto da ridefinire.

Cloro Lamberto Sanfelice realizza con Cloro un’interessante opera prima che è racconto di formazione centrato sull’espressività dei luoghi e la gestualità dei corpi. Riducendo all’osso i dialoghi e lasciando invece che siano i contrasti a parlare (neve/acqua, sincronia/diacronia), Sanfelice indaga il senso di smarrimento di un’adolescenza ferita nel profondo attraverso una drammaturgia espressiva (sostenuta soprattutto dall’ottima interpretazione di Sara Serraiocco) che rivela nei silenzi molto più di quello che avrebbe potuto rivelare con le parole. Un’opera che per molti aspetti mostra una sensibilità di osservazione della dimensione del disagio che è molto più comune nel cinema d’Oltralpe che non in quello italiano.

7

Che voto dai a: Cloro

Media Voto Utenti
Voti totali: 5
7
nd