Cinquanta sfumature di nero: la recensione del sequel erotico

Christian Grey e Anastasia Steele tornano al cinema grazie a Jamie Dornan e Dakota Johnson: ecco la recensione del film di James Foley

recensione Cinquanta sfumature di nero: la recensione del sequel erotico
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Giratevi pure dall'altra parte, ignoratelo, ma il vostro snobismo non ci salverà dal trionfo di Cinquanta sfumature di nero. Piaccia o meno, il secondo capitolo della saga hot, incasserà un altro mezzo miliardo di dollari in tutto il mondo, bissando il successo di Cinquanta sfumature di grigio. Le ragioni? Inafferrabili, ma sicuramente valide. Se E.L. James ha venduto 125 milioni di copie - più di ogni singola edizione della Bibbia - qualcosa vorrà dire. E il merito non è della qualità letteraria (infima), ma piuttosto della capacità di toccare corde ipersensibili del pubblico, rimaste sopite per troppo tempo. Questo fa di Cinquanta sfumature di nero un capolavoro della nostra epoca? Per carità, no. Ma come tempo fa notava il saggista Diego Fusaro, restituisce "una fedelissima immagine dello spirito del tempo e della sua ricerca smisurata e acefala del godimento". Dunque, voi siete liberi di evitare accuratamente le sale che da oggi, 9 febbraio, proietteranno il film. Comportamento giustificato, visto che il sequel con Jamie Dornan e Dakota Johnson è brutto forte. Però siete avvisati: se volete capire il presente, farvi un'idea di cosa ancora oggi spinge lo spettatore al cinema, fareste bene a dargli una possibilità. Mr. Grey sarà lì, pronto a ricevervi.


Anastasia e Christian ci riprovano

Fatte le dovute premesse, tocca parlare del film. Cinquanta sfumature di nero riprende laddove avevamo lasciato Christian e Anastasia, alla fine del primo capitolo. La timida studentessa e il magnate hanno rotto e vivono le proprie vite separate. Lei lavora in una casa editrice e lui le invia fiori, messaggi e regali costosi. Insomma il lupo sembra sinceramente pentito e disposto a perdere il vizio. Anastasia si lascerà sedurre di nuovo: intenerita dai modi gentili, dalle promesse di amore e dal suo passato traumatico. Tuttavia, tre oscure figure si metteranno di mezzo: c'è Elena, la ex più agé di Christian, c'è Leila, che è quella giovane ma psicopatica e c'è il nuovo capo di Anastasia, Jack, che la importuna continuamente. A completare il già difficile quadro, ci pensa l'incompatibilità di fondo tra Ana e Christian: due persone agli antipodi, con pulsioni, personalità e idee contrastanti.

Disperato, erotico. STOP

Fare peggio di Cinquanta sfumature di grigio era difficile, eppure ci sono riusciti. Le intenzioni, chissà, erano anche buone: i producer avevano cambiato squadra, per dare nuova linfa alla saga. Il regista James Foley al posto di Sam Taylor Johnson e lo sceneggiatore Niall Leonard al posto di Kelly Marcel>. Più un cast arricchito di star (Kim Basinger, Eric Johnson e Bella Heathcote) per aiutare gli imbustati Jamie Dornan e Dakota Johnson. Tutto inutile, perché Cinquanta sfumature di nero è un pasticciaccio brutto. I dialoghi sfiorano il ridicolo involontario, la caratterizzazione dei personaggi non ne parliamo. La conversione di Christian - da bestia indomabile a fidanzatino premuroso - è risolta con un paio di battute, genuflessioni e sguardi truci. La regia di James Foley è piatta, "televisiva", si sarebbe detto un tempo. In oltre 2 ore di pellicola, non ci concede nemmeno un'inquadratura, un movimento, un tocco degno di nota. Rimpiangiamo Sam Taylor Johnson, che qua e là riuscì a inserire attimi di bellezza visiva. E il sesso? Neanche quello è ben girato: più che stuzzicare, scatena ilarità. Non bastano le palline d'argento, gli orgasmi in ascensore e i corpi bisunti, a fare del sequel un film degno di essere etichettato nel genere erotico.

Morale della favola? Se c'è, non vogliamo saperla

Addentrarsi in una lettura sociologica di Cinquanta sfumature di nero sarebbe pretestuoso: fiato sprecato. Però duole prendere atto che quella concezione rivoluzionaria del sesso, abbozzata nei romanzi dalla scrittrice, nella trasposizione diventa il trionfo della sottomissione. La donna, nel film di James Foley è ridotta a puro oggetto del desiderio di magnati eccentrici. Anastasia non ha il minimo controllo di sé: tenta timidamente di contare nella gerarchia di coppia, ma fallisce miseramente. "Io sono tua" sussurra a Grey in una scena. Va a letto con "il capo del suo capo del suo capo" e infatti ottiene una promozione. Si accaparra "lo scapolo più ricco e ambito di Seattle" ed è felice. Le sbruffonate da baùscia del fidanzato le piacciono da morire. Per intenderci, Christian e Ana sono la versione giovane del Presidente americano e della First Lady, in quei siparietti dove lui le ringhia addosso e lei abbassa lo sguardo. Il film con Jamie Dornan e Dakota Johnson fallisce anche dal punto di vista morale (perchè c'è?), se ci è concesso il termine. Nella promessa non mantenuta di una rivoluzione sessuale, che arrivava da un romanzo popolare letto e condiviso da milioni di casalinghe. E invece niente da fare: tocca sorbirci un film filo-capitalista, che sembra uscito dalla peggiore delle perversioni del neo-presidente americano.

Cinquanta sfumature di nero Fare peggio di Cinquanta sfumature di grigio era difficile, eppure James Foley ci è riuscito. Non bastano le scene di sesso BDSM e il cast arricchito di star a salvare Cinquanta sfumature di nero, che in più scene sfiora il ridicolo involontario. Nemmeno il sesso - cavallo di battaglia dell'intera saga - è ben girato: più che stuzzicare, scatena ilarità. Peccato, perché la trilogia di E.L. James portava con sé risvolti interessanti, totalmente sovvertiti dall'adattamento per il grande schermo. Il film però è da vedere lo stesso, se non altro per conoscere uno dei fenomeni più clamorosi degli ultimi anni. Mal che vada, vi farete qualche risata tra un amplesso e l'altro.

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