Recensione Ciao Italia

Ancora un documentario che offre spunti di riflessione sull'annosa questione restare o lasciare la sempre più inaccogliente peni

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Sembra fare ideologicamente seguito a Italy: Love it or Leave It (documentario dell'anno scorso a opera dei registi Gustav Hofer e Luca Ragazzi sospeso tra l'Italia dello scontento e la Berlino delle possibilità) questo Ciao Italia, altro documentario che invece segue un eterogeneo gruppo di persone che quella scelta, infine, l'ha fatta, investendo la viva e reattiva Berlino del ruolo di città-asilo di un essere italiani ormai usurato, nel corpo e nella mente. Un ortopedico di Bologna, una impiegata di Bolzano, una giovane famiglia napoletana, un architetto fiorentino, un organizzatore culturale e un giovane tedesco calatosi a tempo determinato nella realtà italiana, sono i protagonisti di questo documentario ambientato in una Berlino che diventa casa d'accoglienza per italiani stanchi di lottare per avere riconosciuti anche solo i diritti minimi. Restare e lottare o partire e ricominciare daccapo, in una terra lontana e che parla una lingua difficile (il tedesco) e che pure offre una buona possibilità di rimettersi in gioco. Ancora una volta è proprio questo il tarlo che attraverso la voce dello stile documentaristico solleva dubbi e riflessioni sulla gravità dello stato di malattia del nostro stivale. E a sentire le voci di quelli che hanno reso propria la scelta d'espatrio, non ci sono dubbi sul fatto che la patologia sia grave e la sintomatologia invasiva, in un quadro degenerativo che alla crisi coeva somma l'esasperazione burocratica, la mancanza di uno stato sociale, la disorganizzazione imperante e anche l'egemonia dell'apparire che spesso rimpiazza l'importanza dell'essere. Una società che, lucidamente descritta dall'occhio esterno e distaccato dello straniero (il tedesco dai cui ricordi di lavoro in Italia riemergono delle lunghissime pause caffè e il processo di relativizzazione del tempo tutto italiano), è la meta ideale per chi è in cerca di dolce vita e calore umano, ma certo luogo sconsigliato per quanti si accingono a costruire qualcosa con le proprie - e oneste - forze. Una realtà ben ritratta dalle parole dei genitori napoletani trapiantati a Berlino con il fine ultimo di garantire ai propri figli delle opportunità diverse, migliori, di quelle che la proverbiale bellezza (vedi Napoli e poi muori) e il caos sociale della capitale partenopea avrebbe mai potuto offrire. Scelte di vita, umane e personali prima ancora che organizzative, che si muovono lungo l'asse italo-tedesco mostrando pregi e difetti che contraddistinguono l'esistenza di ogni luogo. Eh già, perché, a conti fatti, anche il sogno berlinese nasconde un discreto numero di scheletri nell'armadio. Il tasso di disoccupazione è molto alto, il mercato è sempre più saturo di ‘creativi', il clima umano e atmosferico è quello freddo, tipico delle nazioni del nord, dove creare una propria rete di amici e persone in qualche modo vicine che allevino anche la nostalgia della propria terra natia, non è affatto facile.

Ciao Italia Con Ciao Italia Barbara Bernardi e Franco Caviglia danno voce a quegli italiani che, ognuno con un proprio motivo e una propria identità, hanno reso concreta la loro scelta di espatrio, tentativo di recidere (in parte) il cordone ombelicale con un’Italia che per certi versi pare incapace oggi di offrire un presente concreto e (soprattutto) una concreta possibilità di futuro. Ma la fuga non può essere da sola soluzione di un male che è interiore ancor prima che esteriore, e nelle motivazioni di questi cinque casi di esilio volontario non è in alcun modo possibile tracciare un progetto esistenziale risolutivo. Rimangono le opzioni, le possibilità, le scelte di vita e le riflessioni che ognuno di noi (aggrappati con le unghie a una terra recalcitrante o volati via sul tappeto di altre vite possibili) quotidianamente affronta nel suo personale dibattito Italia sì, Italia no. La risposta, comunque, non può essere univoca e, nonostante la tristezza e lo sconforto suscitati dall’osservare e registrare il processo degenerativo della propria terra (sempre meno in grado di farci sentire parte di qualcosa), va filtrata attraverso il presente singolare di ognuno di noi. Come è insito nel significato di scelta, d’altronde, si tratta pur sempre di rinunciare a qualcosa in virtù di qualcos’altro. Tutto sta nell’elaborare la giusta scala dei propri obiettivi primari.

6.5

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