Recensione Cena tra Amici

Una cena per mettere in tavola i tanti segreti di una 'variegata' borghesia francese

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I francesi e le cene sembrano rappresentare un connubio funzionante, per lo meno al cinema. E se in La cena dei cretini (successo di pubblico e di critica datato 1998) motivo dell'ipotetico banchetto era la volontà di sbeffeggiare il cretino di turno per divertire e riabilitare il grigiore di una certa, annoiata borghesia, in Cena tra amici i commensali chiamati alla tavolata sono tra loro gente nota, parenti e amici intimi con contrastanti visioni politiche e sociali e una manciata di confessioni pronte a saltar fuori secondo la classica reazione a catena. Tratta dall'opera teatrale di Bernard Murat dal titolo Le Prénom (ovvero quel ‘nome di battesimo' che diventerà poi oggetto dell'accesa discussione e ordigno scatenante delle ostilità della serata), la commedia firmata da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte è un'opera sofisticatamente ingegnata per smascherare e (anche) mettere alla berlina una società trincerata dietro pregiudizi e stereotipi sociali, fondamentalmente incapace di concedere al prossimo (sia egli parente o amico) la possibilità di uscire dallo schema e rivendicare liberamente le proprie similitudini, o diversità. E allora ecco come la scelta apparentemente tanto innocua e banale sul nome da dare all'atteso nascituro non possa passare indenne a critiche e considerazioni sociopolitiche di varia natura, scatenando una vera e propria battaglia dialettica che nell'arco di una cena farà saltare tutto il castello di ipocrisie fino ad allora costruito.

A tavola con rancore

Il facoltoso Vincent, che ha fatto la sua fortuna nel campo immobiliare, ha quarant'anni ed è in procinto di avere il suo primo figlio dalla moglie Anna (segni particolari: ritardataria cronica). Invitato insieme a sua moglie e a Claude (un trombettista amico d'infanzia) a cena a casa di sua sorella Elisabeth e del cognato Pierre (affermato docente universitario con idee politiche fermamente sinistrorse) Vincent comunicherà a inizio serata il nome (controverso) che ha deciso di dare al suo primogenito.

Quell'annuncio scatenerà un acceso dibattito e farà assumere alla serata una spinosa piega, spingendo tutti i partecipanti a rivelare qualche ‘importante segreto' della propria vita. Finiranno così per cadere tra una portata e l'altra (e nell'attesa che arrivi anche Anna) tutte le convenzioni e le ‘bugie' formali dietro le quali si nasconde la società in genere, e in particolare una certa borghesia, fortemente condizionata da ideologie sociali e politiche e ancorata ai propri schemi. Uno scontro dialettico (e non solo) che non farà sconti a nessuno, e che solleverà il velo di una galoppante e diffusa ipocrisia.

Tra lacrime e risate

Brillante nella capacità di gestire il crescendo dialettico e anche d'azione che anima questa commedia da camera con una forte impostazione teatrale (stile Carnage ma con toni e fini molto più bonari). La caratterizzazione di personaggi che pur attraverso lo stereotipo incarnano i diversi volti di una stessa società per certi versi bigotta e retrograda (la donna che si sacrifica per l'uomo, la difficoltà di accettare una relazione fuori dai canoni o un nome di battesimo troppo altisonante) è piuttosto riuscita e ben diluita nell'arco dei 110 minuti di film. Lo snobismo pretestuoso di Pierre, il ghigno provocatorio di Vincent, la latente insofferenza di Elisabeth, il falso buonismo di Anna e infine la doppia vita di Claude saranno così decostruiti nel parallelo di un nome di battesimo che incarna esso stesso molteplici verità. E infine saranno le apparenze, la burla superficiale e il sottile senso di insoddisfazione che abbraccia tutti i commensali a dominare l'acredine di questa Cena tra amici servita insieme a uno stock di coltelli (ovvero parole) ben affilati.

Cena tra amici Un buon risultato quello dei registi Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte che con Cena tra amici realizzano un’amara commedia da camera, girata quasi interamente al tavolo di una cena che si mostrerà più piccante del previsto. Il pretesto del dibattito sul nome da dare al nascituro in arrivo diventa infatti strumento per analizzare le ombre di un’intera classe sociale, una borghesia incapace di fare a meno dei propri paraocchi. Un buon ritmo sostenuto da un funzionale e ben assortito cast (nel quale spiccano Patrick Bruel nei panni del provocatorio Vincent e Charles Berling in quelli del borioso Pierre) e da un convincente lavoro di scrittura sono sufficienti a garantire l’insidiosa scorrevolezza di questa Cena tra amici.

7

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