Recensione Caterpillar

Movieye ricorda Koji Wakamatsu con uno dei suoi ultimi capolavori

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Pochi giorni fa, il 17 ottobre 2012, è scomparso il maestro giapponese Kōji Wakamatsu. Investito da un taxi e ricoverato in ospedale, è deceduto cinque giorni dopo in seguito a delle complicazioni. Un regista scomodo (e c'è chi già parla di un possibile agguato ai suoi danni invece di un semplice incidente), presente alla recentissima edizione del Festival di Venezia con il suo ultimo film, l'apprezzato The Millennian Rapture, e autore nella sua carriera di oltre un centinaio di pellicole. Una carriera iniziata a ventitre anni, dopo aver scontato una pena in galera per la sua affiliazione ad una gang di yakuza, e che lo ha visto diventare il maestro del pinku eiga, genere cinematografico giapponese di contenuto erotico softcore, che con lui si è evoluto ed elevato verso vette artistiche osannate in tutto il mondo. Il suo sguardo critico verso il suo stesso paese, che egli riteneva venduto all'America in seguito alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, gli ha creato molti nemici in patria ma ha dato modo all'esterno di conoscere dei volti di un Giappone più segreto e perverso, la faccia nascosta di un Paese in cui l'apparenza nasconde spesso verità crudeli. Per celebrarlo in minima parte abbiamo deciso di omaggiarlo con la recensione di una delle sue ultime opere, Caterpillar, uscita nel 2010.

Il dio della guerra

Seconda guerra sino-giapponese. Il tenente Tadashi Kurokawa (Keigo Kasuya), durante un'incursione, stupra una giovane ragazza cinese. Tempo dopo l'uomo fa ritorno a casa, ma gravemente mutilato da un'esplosione: ha infatti perso gli arti e la capacità di parlare. Il villaggio comincia ad onorarlo come Il dio della Guerra, una sorta di vero e proprio eroe, ma l'unica a prendersi veramente cura di lui, con tutti gli sforzi del caso, è la moglie Shigeko (Shinobu Terajima). La donna, oltre a provvedere ai suoi bisogni primari come bere e mangiare, offre anche il suo corpo al marito, ormai una sfortunata creatura la cui vita è un vero e proprio inferno.

Caterpillar

Spietato e dolente, Caterpillar scava in profondità proprio come farebbe l'omonima grossa ruspa usata per lavori edilizi. Wakamatsu rievoca una pagina tragica della storia nipponica, l'aspro conflitto poi conclusosi con le bombe sganciate a Hiroshima e Nagasaki, con una storia privata, il personale viaggio nel dolore di una coppia di un piccolo villaggio, in cui sono rimaste quasi soltanto donne e bambini, in attesa del ritorno dei propri cari dal fronte. Se narrativamente il film ricalca il percorso intrapreso tre anni prima con l'epico affresco The United Red Army, che rievocava ascesa e caduta della sinistra giovanile degli anni '60, qui il sottofondo si muove in un'ambientazione domestica, rurale, osservando nitidamente le tensioni che scorrono all'interno della coppia protagonista, laddove i destini dei due sposi sono inesorabilmente segnati dagli eventi della guerra. Se inizialmente si prova pietà per le sorti del tenente Kurokawa (un bravo Keigo Kasuya), ben presto questa figura dilaniata nel fisico e nella mente assume contorni più inquieti e inquietanti, mostrando forse il vero volto di un uomo ossessionato dalle sue colpe e incapace di ritrovare una qualsiasi parvenza di serenità. La guerra trasforma gli uomini in mostri, e in questo caso la crudele amputazione subita diviene anche metafora delle azioni commesse, segno tangibile di una giustizia superiore, di un destino che osserva e giudica, e che troverà compimento nel toccante finale, che si svolge proprio nel giorno in cui la guerra ha fine. Vengono così fuori i dissidi, i contrasti di Tadashi e Shigeko (una strepitosa Shinobu Terajima, premiata a Berlino con l'Orso d'argento) fatti di un passato di violenze domestiche da parte dell'uomo, ma anche una tenera e disillusa consapevolezza della donna, pronta nonostante tutto a prendersi cura di una persona, forse mai amata, ormai divenuta un semplice involucro di carne e sangue. Le medaglie, i riconoscimenti, il soprannome "Dio della guerra" rimangono soltanto meri oggetti e parole di fronte alla crudeltà del conflitto, dove spesso il confine tra carnefici e agnelli sacrificali è più labile di quanto si possa immaginare.

Caterpillar Caterpillar è una delle ultime, preziose, opere di Wakamatsu. Un film bruciante dove la guerra si sposta dal campo di battaglia dentro le mura domestiche, in un rapporto di necessità / compassione che non pone sconti per i crimini commessi. Un Dio della guerra colpevole e consapevole di un'esistenza ormai crudele ed effimera, e una donna divisa tra compassione e odio, in un sotto-mondo inesorabilmente segnato dall'asprezza del conflitto.

8

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