Recensione Buongiorno papà

Raoul Bova padre 'all'improvviso' nell'opera seconda di Edoardo Leo

recensione Buongiorno papà
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Il trentottenne Andrea (Raoul Bova) è single incallito e uomo totalmente preso dalla sua vita e dalla sua brillante carriera, oramai lanciatissima all'interno di una redditizia società pubblicitaria che si occupa di product placement. La sua vita è stata e continua ad essere quella dell'uomo il cui baricentro esistenziale ruota sostanzialmente ed esclusivamente attorno alle proprie cose, e dunque piuttosto incapace di prestare attenzione alle vite degli altri (inclusa quella dello storico amico con cui convive da tempo: Paolo - Edoardo Leo). Una condizione di stasi destinata a mutare molto velocemente con l'entrata in scena di Layla (Rosabell Laurenti Sellers), ragazzina diciassettenne dall'aria ribelle e con nonno rocker al seguito, nata diciassette anni prima da un'avventura estiva di Andrea con una ragazza da allora mai più rivista. Una inattesa paternità che l'Andrea ‘deresponsabilizzato' tenderà a rifiutare ma che, a poco a poco, lo costringerà invece a fare i conti con un necessario percorso di maturazione al quale - ora - non può più (evidentemente) sottrarsi. Dal canto suo la giovane Layla dovrà rinunciare al suo ideale di padre per conoscere invece dal vivo i pregi e i difetti dell'uomo che l'ha messa al mondo. Un incontro non facile che metterà alla prova entrambe le esistenze, costringendole infine ad abdicare a molti dei paletti nel tempo e nella reciproca assenza costruiti, per trovare infine un punto d'incontro a metà strada, in un nuovo equilibrio padre-figlia destinato a rivoluzionare le vite di entrambi.

Cercando di ‘inquadrare’ i rapporti

Alla sua opera seconda (l'esordio avvenne nel 2010 con Diciotto anni dopo), Edoardo Leo parte da una sceneggiatura di Massimilano Bruno per costruire una nuova commedia sulle dinamiche/declinazioni genitori-figli. In questo caso l'elemento narrativo originale è l'effetto ‘sorpresa' che metterà di fronte un padre adulto eppure ancora bambino e una poco più che bambina cresciuta troppo in fretta. L'intero film ruota intorno alla classica parabola dell'uomo costretto a perdere un po' della sua centralità (avallata e confermata dalla scritta I am mine che campeggia nel salone del loft di Andrea) per scoprire un mondo che gira e che esiste anche al di là delle camice da far stirare alla madre o alla fiammante auto sportiva con cui rimorchiare l'ennesima ragazza di turno. Una buona scrittura di fondo e la dinamica caratterizzazione dei comprimari (il nonno rocker di Giallini e l'amico scemo - ma in fondo neanche troppo - interpretato dallo stesso Edoardo Leo) contribuiscono a dare un certo tono e colore a questa commedia a lieto fine in cui l'impasse esistenziale è presto risolto in favore di una completa e consapevole messa in discussione del protagonista. Film di estemporanea funzionalità che può contare su un buon ritmo e sull'alchimia di un cast (incluso l'inedito Bova-Peter Pan) che funziona a patto di non cercare di scavare oltre l'assetto superficiale del film, che nell'evidente e repentino scarto tra dilemma di partenza e risoluzione finale certo non lascia spazio a grandi elaborazioni psicologiche ma solo a una (pur giusta) riflessione sul senso di una paternità/responsabilità inopinatamente acquisita che non può essere più ignorata. Sicuramente più funzionante nella sua veste comica (in cui a dettare i tempi è senza dubbio l'alternativo nonno Enzo di Giallini affetto da sonnambulismo e mai totalmente emancipatosi dal suo mondo 'musicante' dei Giaguari) Buongiorno papà non manca comunque di lanciare qualche frecciatina anche nel senso metaforico di una riflessione sulle difficoltà di comunicazione nei legami, e nei legami di sangue in particolare. Il tentativo di fotografare l'individuo nel suo divenire e raccogliere così l'immagine di qualcosa (sempre quel legame) che non può rimanere invariato nel tempo ma che è soggetto ai mille mutamenti dettati dallo scorrere del tempo e delle situazioni.

Buongiorno papà Per la sua opera seconda Edoardo Leo vira dai toni più marcatamente esistenziali e anche più coesi di Diciotto anni dopo a quelli più eterogenei di Buongiorno papà, commedia leggera sul valore della paternità sostenuta da un buon cast e da un buon filo comico-esistenziale. Un piccolo passo indietro forse rispetto alla intenzioni e alla capacità introspettiva di cui godeva Diciotto anni dopo, che ciò nonostante conferma l’abilità di Leo di condurre un’opera filmica dall’inizio alla fine con buona consapevolezza dei mezzi a propria disposizione.

6.5

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