Recensione Buona giornata

Gli italiani del XXI secolo secondo Vanzina

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Da sempre attenti a trasformare in commedia su celluloide tutto ciò che accompagna l'andamento dello stivale tricolore, non potevano essere altro che Carlo ed Enrico Vanzina a sfornare un lungometraggio volto a raccontare la cronaca di una giornata nostrana d'inizio terzo millennio, dall'alba al tramonto.
Una giornata vissuta da personaggi dell'Italia di oggi, ma che, al contrario di quello che emerge quotidianamente da giornali e notiziari televisivi, non riguarda tragedie, catastrofi e altre negatività del Bel Paese, ponendo in scena gli italiani buffi, spiritosi e comici e spostandosi lungo tutto il territorio, da Roma a Milano, passando per Napoli, Verona, Firenze, Bari e Potenza.
Ricorrendo alla consueta struttura in episodi che s'intervallano tra loro, tipica in particolar modo dei prodotti leggeri degli ultimi trent'anni (si pensi soltando a Grandi magazzini, diretto nel 1986 da Castellano e Pipolo), oltre che di buona parte della recente, migliore produzione dei figli di Steno, da Un'estate ai Caraibi a Ex-Amici come prima!, passando per La vita è una cosa meravigliosa, concepiti tra il 2009 e il 2011; tutti, come sempre, con Carlo alla regia e lo stesso impegnato in fase di sceneggiatura insieme al fratello Enrico.

Italiani, brava gente?

E, proprio come nel citato pseudo-sequel del film romantico di Fausto Brizzi, è Tosca D'Aquino a fare da moglie al facoltoso notaio napoletano interpretato da Vincenzo Salemme, che, afflitto da una vita monotona destinata a complicarsi dopo che il suo domestico parte per le Filippine, si trova costretto a "spacciare" per la figlia di cui non sapeva l'esistenza una prostituta "raccomandatagli" da un cliente amico e con la quale viene sorpreso dalla compagna.
Christian De Sica, invece, che torna a lavorare con i fratelli Vanzina dopo tredici anni (l'ultimo film insieme fu Vacanze di Natale 2000, del 1999), veste i panni di un principe romano in disgrazia che, costretto ad affittare il suo antico e nobile palazzo alla troupe delle fiction per poterlo mantenere, non si cura più di tanto dell'imminente sfratto e continua nel suo girovagare mondano.
Poi abbiamo un facoltoso imprenditore romano con le fattezze di Maurizio Mattioli, il quale, supportato da Gabriele Cirilli, provvede a nascondere tutti i beni di lusso accumulati negli anni evadendo il fisco, una manager siciliana trapiantata a Milano con quelle di Teresa Mannino, che uno scherzo del destino porta a perdere computer, cellulare e carte di credito durante una sosta a Bologna nel corso di un viaggio in treno verso la capitale, e uno scaramantico tifoso della Fiorentina incarnato da Paolo Conticini, in trasferta con la fidanzata alias Chiara Francini per seguire la squadra del cuore.
Senza contare Diego Abatantuono, nel ruolo di un milanese padre di famiglia alle prese con il disastroso rapporto con i figli e la moglie pugliese, e Lino Banfi in quello di un senatore risucchiato in una situazione tragica: proprio nel giorno in cui al Senato si deve decidere se accettare o respingere l'autorizzazione a procedere contro di lui, del quale è stato chiesto l'arresto dal Tribunale di Napoli per corruzione e abuso d'ufficio, il voto è in bilico perché maggioranza e opposizione sono quasi alla pari e uno dei suoi colleghi-sostenitori muore d'infarto mentre s'intrattiene con un trans brasiliano.

Un giorno di ordinaria follia... tricolore

Quindi, non può essere altro che uno stratagemma alla Week-end con il morto (1989) di Ted Kotcheff quello cui fa ricorso quest'ultimo nel tentativo di uscire vittorioso dalla faccenda, mentre Salemme si concede anche un divertente duetto con il figlio ricattatore e la Mannino, in perfetta aria di denuncia in salsa leggera nei confronti dell'ossessione per la tecnologia tipica del XXI secolo, provvede a fornire uno dei segmenti maggiormente legati alla realtà sociale odierna, destinato a tirare in ballo anche l'argomento immigrazione.
Come pure quello che ha per protagonista Mattioli, curiosamente profetico, se teniamo conto del fatto che è stato scritto prima della baraonda di evasioni fiscali d'inizio 2012, e dispensatore di buona parte delle risate dei circa 97 minuti di visione insieme al principe di De Sica, sempre propenso a passare dall'eleganza alla calata verbale romanesca nel destreggiarsi tra un funerale, un'inaugurazione e un locale alla moda.
Insomma, tra apparizioni di Remo Remotti, il Fabrizio Bracconeri de I ragazzi della 3ª C, l'immancabile Stefano Antonucci e il Mauro Meconi della serie tv Romanzo criminale, si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno sia dell'irrilevante vicenda di Abatantuono che di quella con Conticini, dal retrogusto di "commediaccia" anni Settanta. Ma l'importante è che l'insieme, complice il veloce ritmo conferito dal montaggio di Raimondo"Un'estate al mare"Crociani, risulti gradevole e scorra via senza problemi, oltre che privo (per fortuna) di volgarità gratuite.
Approdando a un finale che, più di ogni altro aspetto dell'operazione, testimonia l'occhio attentamente osservatore dei Vanzina, i quali, in maniera quasi meta-qualcosa, sembrano voler ribadire che un po' tutti sono protagonisti, in quella che è ormai l'Italia del piccolo schermo, pur rimanendo degli ignoti.

Buona giornata Sette leggerissime storie che, popolate di volti noti della risata tricolore, si alternano tra loro per regalare un piacevole spettacolo su celluloide ricco di ottimismo e buonumore. Al solo fine di comunicare che, in questi tempi di crisi, bisogna sapersi arrangiare e magari sperare in un colpo di fortuna; senza generare grossi entusiasmi, ma anche senza annoiare lo spettatore. Un po’ come accadeva nei lavori “minori” di Steno, Mario Mattoli e Camillo Mastrocinque, della cui tradizione cinematografica Carlo ed Enrico Vanzina - figli del primo - sono da sempre continuatori, con alti e bassi, a dispetto delle critiche negative spesso affibbiategli e che tendono erroneamente ad associarli alla “commedia scorreggiona”. Quindi, "Buona giornata" spettatori!

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