Recensione Bunraku

Killer, samurai e vagabondi in una lotta senza quartiere

recensione Bunraku
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Il bunraku è un tipo di teatro giapponese nel quale i personaggi vengono rappresentati come marionette, ciascuna mossa da tre operatori. Non è un caso che questo film del 2010 (ma uscito in molte parti del mondo in copioso ritardo a causa di problemi di distribuzione) porti lo stesso titolo della suddetta arte orientale, tale è il modus operandi col quale si è voluta raccontare la storia. Diretto da Guy Moshe, al suo secondo lavoro dopo il da noi inedito Molly, Bunraku partiva con i migliori presupposti anche per via di un cast non certo da sottovalutare: da Josh Hartnett alla pop-star nipponica Gackt (al suo esordio attoriale fuori dai confini nazionali), da Woody Harrelson a Ron Perlman, sino alla sempre splendida Demi Moore e alla presenza di Mike Patton (storico cantante dei Faith no more) nel ruolo di narratore, il roster attoriale sfoggia molte carte al suo arco. Così come il particolare stile visivo, figlio dei graphic-novel movie alla Sin City ma qui reso ancor più variopinto e colorato.

Due contro tutti

Nel futuro, in seguito alle continue guerre, i vari governi mondiali hanno deciso di eliminare definitivamente le armi da fuoco. L'est Atlantico è dominato dallo spietato Nicola (Ron Perlman), un potente e crudele leader che ha assoggettato la popolazione ai suoi voleri e mantiene l'ordine dittatoriale grazie ad una speciale forza militare e nove infallibili guerrieri (chiamati ognuno col nome di Killer 2, 3, 4 e via dicendo in base alle loro abilità). Una sera un treno porta in città due misteriosi stranieri, il Vagabondo (Josh Hartnett) e Yoshi (Gackt). Il primo è ritornato per una missione di vendetta proprio nei confronti di Nicola, il secondo per recuperare un antico medaglione rubato decenni prima ad un suo antenato. I due ben presto uniranno le forze e con l'aiuto di un barista dal passato misterioso (Woody Harrelson) cercheranno di sovvertire lo stato delle cose.

Il colore della vendetta

Premesso che non ci troviamo certamente di fronte ad un film perfetto, con interpretazioni e regia che si alternano continuamente tra ispirazione e ridicolo involontario, il film riesce comunque a garantire due ore di divertimento senza freni, soddisfando più che degnamente le aspettative di partenza. Guy Moshe cerca in tutti i modi, a volte riuscendovi altrove no, di creare una regia cartoonesca/fumettistica (addirittura, quando i personaggi parlano in giapponese, i sottotitoli spuntano sottoforma di balloon) a sottolineare sia le scene più rilassate che le sequenze action, in parte ripetitive ma comunque discretamente coreografate, soprattutto per ciò che riguarda i combattimenti con la spada di Yoshi (mentre il Vagabondo può vantare solo un super-pugno). Accompagnato in più occasioni dal voice-over il racconto, che risente in parte dell'eccessivo minutaggio, si sviluppa citando a più riprese i western e i film di samurai, con una capatina d'atmosfera noir che si rispecchia nel personaggio interpretato da Hartnett. Non manca nemmeno un vago sottotesto epico, nonché gli ovvi rimandi ai classici distopici, riuscendo in questo modo a garantire una certa varietà sorretta da un ritmo che si mantiene quasi sempre saldo (alcuni plot secondari, soprattutto quello che riguarda il character della Moore, appaiono superflui). I colori sgargianti, che si poggiano su una notevole fotografia, rendono la visione ancor più piacevole, così come l'ottima prova del sempre grande Woody Harrelson, vera e propria punta di diamante di un cast a medio regime. E se il finale è abbastanza scontato, così come il proficuo proliferare di frasi ad effetto scelte ad hoc nei momenti più opportuni, il percorso fatto per giungervi è comunque gradevole e giustifica appieno il particolare titolo scelto.

Bunraku Killer, dittatori, vagabondi e samurai in un mix variopinto che se non eccelle per sceneggiatura e recitazione si fa comunque apprezzare per il particolare stile visivo "alla graphic-novel" e per una regia non perfetta ma comunque diversificata e citazionista che cerca sempre di sorprendere con nuove trovate. Un semplice divertissement che nelle sue due ore (un taglio sarebbe stato forse gradito) svolge il suo compito di puro intrattenimento senza mai annoiare. E questo non è sempre così scontato.

6.5

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