Recensione Benvenuto a Bordo

Film francese girato su una nave Costa quando Schettino era ancora Capitano...

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Commedia francese che in Italia arriva accompagnata da una incredibile quanto involontaria pubblicità visto che consulente del film, a suo tempo comandante della Costa Atlantica sulla quale si sono svolte le riprese, è stato Francesco Schettino, un nome che molti (quasi tutti) ricorderanno esser salito alla ribalta quest'inverno come simbolo di assoluta incompetenza marittima (e non solo). Un biglietto da visita grottesco per presentare quest'ultima commedia francese (firmata da Eric Lavaine) in equilibrio tra comico e romantico che s'inserisce con naturalezza nel filone ‘effetto drôle de loulou'. Lo schema classico è infatti quello dell'uomo apparentemente idiota, con comportamenti decisamente fuori dagli schemi, percepito da tutti come un outsider o qualcosa che gli si avvicina parecchio. Eppure, incredibilmente, il drôle de loulou nasconde un tale mix di doti impensate e talenti insperati che (alla fine della fiera) riuscirà a coinvolgere tutti - o quasi - nel suo mondo di apparente follia. Erano questi gli ingredienti de Il mio peggiore incubo che ritroviamo anche in Benvenuto a bordo, in cui a movimentare l'atmosfera comico-romantica accorrono la location mobile di una maestosa nave da crociera e il movente passionale di una vendetta che sarà servita decisamente fredda.

Tutti a bordo...della Costa Crociere?

Isabelle, direttrice delle risorse umane di una importante compagnia marittima, ha una relazione clandestina con l'amministratore delegato della società, nonché suo capo. A pochi giorni dalla partenza dell'imminente crociera l'uomo la molla dicendo di voler stare con la moglie e (come se non bastasse) la licenzia per non avere ulteriori grane. Per tutta risposta Isabelle, donna volitiva decisa a non farsi mettere i piedi in testa, assume come animatore della crociera Remy, l'uomo apparentemente più inadatto a quell'incarico, dotato di un'ironia e di un modo di fare molto singolari e spesso decisamente inappropriati. A bordo dell'ammiraglia della Costa si ritroveranno così lo stravagante Remy (subito attratto dalla capitana della nave Margarita Cavallieri, che è però a sua volta già corteggiata dal direttore di crociera Richard Morena), la stessa Isabelle (determinata a seguire da vicino gli esiti della sua vendetta) e l'amministratore delegato - in compagnia di sua moglie - sempre più terrorizzato dalla possibilità che l'incontrollabile ‘animazione' di Remy possa smascherare i suoi tradimenti.

Commedia prêt-à-porter

La Francia sembra essere molto affezionata ai film in cui il disadattato di turno trova la chiave della svolta e si mostra infine addirittura più adatto di molti altri. Benvenuto a bordo rientra perfettamente nello schema, e funziona (per buona parte) proprio grazie alla giusta dose di inadeguata-adeguatezza che il protagonista (interpretato dal bravo Franck Dubosc) riesce a infondere nel suo eccentrico Remy. Un uomo che riesce a mutare - nel tempo del film - la sua odiosa inadeguatezza in una gran quantità (forse eccessiva) di calore umano che sotto diverse forme (amore, amicizia, solidarietà) riverserà sugli altri rivoluzionando i loro mondi. Peccato che la superficiale caratterizzazione degli altri personaggi (su tutti la 'capitana' interpretata dalla nostrana Luisa Ranieri) abbinata alla solita inflazione di miracoli che si va realizzando negli ultimi venti minuti di film, conferiscano all'opera quell'aria di commediola senza pretese trascinata dal ritmo di una serie di situazioni più o meno divertenti (come la rivisitazione di una scena topica del Titanic) che non riesce però a spingersi oltre i limiti di una struttura comica elementare e superficiale.

Benvenuto a Bordo Benvenuto a bordo conferma quella che sembra essere un po’ la spina nel fianco del cinema francese: la commedia tout court. Strutturato su una comicità che trae tutti i suoi spunti dal folclore della fauna umana che abita solitamente le navi da crociera e l’inesauribile (quanto solo apparente) stupidità da cui sembra afflitto il protagonista Remy, Benvenuto a bordo strappa qualche flebile risata grazie al mix umano che mette in piazza ma rimane troppo ancorato a un’ironia prêt-à-porter per lasciare un significativo segno nello spettatore un po’ più esigente.

5.5

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