Berlinale 62

Recensione Bel ami

Robert Pattinson si tuffa tra le pagine di Guy de Maupassant

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È senza dubbio un budget contenuto -solo 9 milioni di euro- quello di Bel Ami, ma se si pensa al cast coinvolto e alle attese che lo hanno preceduto, ci si aspetta un bel risultato al botteghino. Anche perché di mezzo c’è quel Robert Pattinson che avrebbe tanto bisogno di un buon successo che non si chiami Twilight, visto che né Come l’acqua per gli elefantiRemember Me, i suoi precedenti lavori off-Edward Cullen, sono riusciti ad emanciparlo dal ruolo di succhiasangue. Il personaggio di Bel Ami del resto sembra disegnato apposta per lui. Bello ed affascinante a prescindere dall’età, capace di conquistare donne di qualsiasi età ed al contempo cupo e tormentato: non sono proprio le caratteristiche di ogni sex symbol dell’ultimo secolo?

Eppure siamo in Francia, nella Parigi di fine ‘800 per la precisione, dove un soldato tornato da qualche anno dalla guerra di conquista in Nord Africa si arrangia come meglio può per andare avanti. Le cose cambiano quando reincontra un suo vecchio commilitone, che nel frattempo ha fatto fortuna come giornalista e si offre di dargli una mano. Lo introduce così negli ambienti della ricca borghesia cittadina, presentandogli le persone che contano e riuscendo a farlo assumere nel suo giornale. Peccato che Bel Ami (questo è il vezzeggiativo che i suoi “nuovi amici” presto gli assegnano) non abbia nessun talento letterario. Ha però tanta fama di soldi e potere ed è pronto a tutto per ottenerli. Ecco quindi le continue seduzioni delle “mogli di”, conquiste strategiche fatte in modo da scalare la società ed avere tutto ciò che i suoi poveri genitori non hanno mai avuto. Ambizione, certo, ma anche e soprattutto tanto cinismo. Nessuno scrupolo, nessun ostacolo in grado di fermarlo davvero. Ma in lui è rimasto almeno un po’ di cuore o è così spietato come appare?

Temptation, seduction, obsession

Nel 1885 la critica alla borghesia ed alcuni dei suoi atteggiamenti era ormai un tema su cui si confrontavano molti scrittori. Con Bel Ami, Guy de Maupassant riuscì a raccontare sia l’effetto che la ricchezza faceva sul popolo (Bel Ami inizialmente è un ragazzo di campagna) sia a mostrare su quali basi di falsità ed ipocrisia si basassero le fondamenta di quel mondo. I registi Declan Donnellan e Nick Ormerod, assieme alla sceneggiatrice Rachel Bennette, riescono a portare questo concentrato di riflessioni sul grande schermo riducendo in maniera abbastanza dignitosa la complessità del romanzo, anche se il risultato non è nulla di memorabile. Il tono è a metà tra il dramma e la commedia, molti passaggi sono volutamente autoironici e riescono ad alleggerire una pellicola altrimenti troppo seriosa (ed incapace di dire, con le immagini, più di quanto non dica già con la sceneggiatura). Purtroppo Pattinson viene messo nelle condizioni peggiori per lavorare. Sono tanti i momenti in cui la macchina da presa indugia sulle sue espressioni, primi piani un po’ troppo arditi visto che in molti casi non vengono accompagnati da nessun dialogo, ma da luci soffuse ed ambigui sguardi persi nel vuoto.

Bel ami E così Bel Ami perde proprio lì dove avrebbe dovuto vincere, ovvero grazie al suo attore-star. Il resto del cast quantomeno è sempre un gran bel vedere, non tanto (o non solo) in termini estetici, ma per bravura. Uma Thurman, Christina Ricci e Kristin Scott-Thomas sono un trio che farebbe la fortuna di ogni regista. Il risultato complessivo è un così un film fluido e complessivamente interessante, ma il merito è più per il testo di partenza che per le varie componenti del film (regia, sceneggiatura, protagonista). Insomma, aspettando il responso del box office, non sembra destinato a segnare una svolta nella carriera di Pattinson.

6

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