Berlinale 63

Recensione Before Midnight

Gli storici innamorati di Richard Linklater tornano per la terza volta ad emozionare il loro pubblico

recensione Before Midnight
Articolo a cura di
Luca Chiappini Luca Chiappini è un divoratore del web, studioso e appassionato di cinema e serie tv, di tecnologia e in generale di tutto ciò che è nerd. Ama viaggiare il mondo attraverso i festival: è stato in giuria della sezione Classici al festival di Venezia nel 2013 e, fra gli altri, è stato ai festival di Tokyo, Berlino e Cannes. E’ anche videomaker e programmatore di siti web, a tempo perso. Cercatelo su Facebook, Twitter, Google+ e LinkedIn.

Il texano Richard Linklater, già regista di Before Sunset e Before Sunrise (mancava proprio Before Midnight a chiudere il trittico), di School of rock e dello specialissimo A Scanner Darkly, prova nuovamente il suo talento con uno degli esiti più brillanti di Berlino 63: Before Midnight è una visione incantevole, matura e piacevole al tempo stesso. È un film completamente dialogato, pressoché senza pause, diviso in pochi siparietti: aeroporto, automobile, pranzo greco, passeggiata in un sito archeologico, hotel, molo serale. Un po’ come lo spagnolo Ayer no termina nunca, altro film che ha fatto parlare molto in questa Berlinale, l’ultima fatica di Linklater è un film sui rapporti umani, segnatamente di coppia e di famiglia, in cui entrano prepotentemente temi legati a un’ottica più matura, quasi senile. Il film è una trottola che ha il suo perno della parola: non che l’impianto figurativo venga meno, è anzi molto ben orchestrato e gioca all’unisono, ma è la parola a sfondare lo schermo, ad appassionarci ai personaggi, a rincorrerli. L’azione, non sempre trascurabile, resta sempre sullo sfondo.

ALBA, TRAMONTO, NOTTE

Era cominciato tutto all’alba, con un film del 1995: in Before Sunrise (Prima dell’alba in Italia), Jesse (Ethan Hawke) e Celine (Julie Delpy) si incontrano su un treno diretto a Vienna. Vicissitudini sentimentali e pura attrazione che si mischiano a quella dialettica di charme che ci incanta fino ad oggi. Nove anni dopo, nel 2004, Before Sunset riapre i conti col primo capitolo: Celine e Jesse si incontrano di nuovo, come sappiamo finiranno per sposarsi e avere figli. Passano poi altri nove anni prima del terzo film: Before Midnight riprende i protagonisti due decenni dopo il loro primo incontro, ormai cresciuti e maturi, un’esistenza tanto solida quanto fragile tutt’intorno a loro. E la spirale delle dinamiche di vita quotidiana ci assorbe: una vicenda in meno di 24 ore, dal mattino alla notte. Fine di una bella estate trascorsa in Grecia presso la tenuta di Achilleas. Come un cerchio che si apre e si chiude, comincia al mattino quando Jesse accompagna il figlio Hank al gate d’imbarco, da cui il ragazzino raggiungerà da solo la madre a Londra. Però le preoccupazioni sono tante: un matrimonio fallito alle spalle, la paura di non essere abbastanza vicino al figlio. Ci attende ora una sorta di pianosequenza: in macchina dall’aeroporto alla casa di vacanze greca, Jesse e Celine sono gli attori sul palcoscenico dei sedili anteriori, le figlie gemelle sono (dormienti) spettatori sui sedili posteriori. E il film comincia ad ipnotizzare senza via d’uscita. Andrà avanti così, con poche variazioni strutturali: cambia il luogo (aeroporto, automobile, rovine del passato od hotel) e cambiano i personaggi di contorno (le figliolette, i receptionist che vogliono un autografo, gli amici), ma in primo piano restano loro, i due personaggi clou attorno ai quali si è dipanata questa favolosa trilogia.

TRUFFAUT AI TEMPI DELLA CRISI

Il parallelismo nasce inevitabile: il celebre Antoine Doinel di Truffaut, che da I quattrocento colpi a L’amore fugge, attraverso quattro film e due cortometraggi, ha dato vita a un ibrido seriale-cinematografico, diventando specchio tanto del regista quanto del suo tempo che cambia freneticamente, sembra tornare a vivere nei lavori di Linklater, in cui però il protagonista non è un uomo, bensì una coppia. Jesse e Celine sono coppia alla pari, non vi sono numerose donne che roteano attorno all’epicentro dell’uomo come per Doinel. Il trittico di Linklater è quindi sull’esistenza, galleggiante che misura i diversi momenti della vita, ma soprattutto sulle tappe dell’amore e la vita coniugale, nelle sue bellezze ma anche nei suoi problemi: dal colpo di fulmine all’innamoramento, dal matrimonio ai litigi. Diventando naturale dichiarazione d’intenti e di riflessioni sulle costanti umane della vita di coppia. Ed un invito a fare due passi indietro, a focalizzare da lontano gli screzi, a dissacrarli e ironizzarli, come il film sapientemente ci mostra. Davvero il film sorprende nel riuscire a coinvolgere lo spettatore, e affezionarlo ai protagonisti come ad una seconda famiglia, per poco meno di due ore. Per un pubblico vorace di immagini come noi, meno incline ad ascoltare, è quasi un record. Lo si deve alla penna di Linklater e di Kim Krizan, ma anche al lavoro di co-sceneggiatori dei due protagonisti stessi, che diventano così artigiani a 360° dei propri personaggi, cresciuti ed evoluti dentro di loro. Maestosi e superbi Ethan Hawke e Julie Delpy, bravi oltre ogni rosea aspettativa, doppiamente meritevoli per aver non solo impersonato, ma anche creato, pensato e scritto la storia attorno ai personaggi. E non si può fare a meno di cogliere tutti i piccoli dettagli giocosi, dagli sguardi e le smorfie alle discussioni (a tratti divertite, a tratti irritate) suscitate dagli anni che corrono e dalla mezza età alle porte, sullo sfondo delle rovine del passato. Il vecchio e il nuovo si mischiano in una ricetta impeccabile.

Before Midnight A Berlino il film è andato a ruba. Venduto per la distribuzione nazionale in un buon numero di paesi fin dalle prime ore del market. In Italia verrà distribuita da Good Films, che si sta confermando sempre più come una garanzia, dopo l’ottimo In Darkness. La data di uscita non è ancora stata comunicata, ma speriamo per il pubblico tricolore che sia il prima possibile. Caldamente consigliato.

8.5

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