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Recensione Baci rubati

Il terzo episodio delle disavventure di Antoine Doinel, personaggio cinematografico di punta di Truffaut, in versione restaurata

recensione Baci rubati
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Tutto ebbe inizio nel 1959 con il leggendario esordio Capolavoro di Francois Truffaut, I 400 passi. Da lì il maestro francese ha condotto il personaggio di Doinel (sempre interpretato dal grande Jean-Pierre Leaud) nelle varie fasi dell'esistenza, arrivando a costruire una pentalogia di culto per gli amanti del Cinema d'autore. Prima vennero il già citato primo capitolo e Antonie e Colette (episodio del film collettivo L'amore a vent'anni), in seguito Non drammatizziamo...è solo questione di corna e L'amore fugge. Baci rubati (presentato in versione restaurata nei giorni scorsi al Festival del Cinema di Venezia) è il "segmento" di mezzo nonché tra i più apprezzati della saga e vede il "nostro eroe" nel pieno dei vent'anni alle prese con l'entrata nel mondo lavorativo, seppur su vie talvolta surreali, e alla maturazione sentimentale di se stesso.

Congedato dal servizio militare per "instabilità psicologica", Antoine Doinel (Jean-Pierre Leaud) cerca un nuovo lavoro. Su raccomandazione del padre della sua fidanzata, con la quale il rapporto sembra in una progressiva crisi (e lei gli nasconde qualcosa), il ragazzo finisce a lavorare come portiere di notte in un albergo. Licenziato anche da lì viene assunto da un'agenzia di investigazioni private e mandato ad indagare sui rapporti tra il personale di un negozio di scarpe e il proprietario di questi. Antoine però commette l'errore di innamorarsi proprio della moglie del capo...

Baisers volés

La critica a questo cult amato dai cinefili va contestualizzata anche al periodo storico in cui il film venne girato. Nel 1968 infatti la scena della critica cinematografica francese (di cui lo stesso Truffaut era uno dei maggiori esponenti a livello mondiale) viveva un grande periodo di turbamento dovuto alla rimozione dall'incarico di direttore della Cinematheque di Henri Langlois, storico fondatore, che vide vigorose proteste pubbliche anche da parte di attori e addetti del settore, Jean-Luc Godard e lo stesso Truffaut in primis. Dopo numerose manifestazioni Langlois venne reintegrato e, proprio in quei turbolenti giorni il regista d'Oltralpe inizia le riprese di Baci rubati. Proprio per questo la pellicola è stata spesso improvvisata, avvinghiando la narrazione con un affascinante escamotage di dialoghi e situazioni che le conferiscono un fascino del tutto particolare. E forse è stata anche l'occasione migliore di mostrare l'entrata nella vita adulta di Doinel, eterno indeciso incapace di mantenersi un lavoro stabile e di curare le proprie relazioni affettive. Non è un caso che infatti il protagonista, pur avendo una ragazza, non riesca mai ad aprirsi con lei (facendo scaturire nella compagna istinti di tradimento, come appare più chiaro in diverse occasioni) e a comprendere i suoi sentimenti, dando il via ad un corto circuito emotivo che lo porta spesso a visitare "case chiuse". Velato da un tocco di soffice e dolce malinconia il percorso di Antoine è costellato di sospensioni, instabile su un immaginario utopistico derivato dalle letture di romanzi classici e il ragazzo si ritrova dinanzi ad un bivio destinato a segnare il suo futuro. Una commedia romantica ricca di personaggi secondari ottimamente caratterizzati, realistici nel loro nascosto surrealismo intrinseco e ambientata in una Parigi poco decorativa ma comunque ricca di un fascino urbano da non sottovalutare. Ci si diverte e al contempo si traggono non banali spunti di riflessione, incarnati da un Jean-Pierre Leaud (alter-ego e interprete feticcio di Truffaut) assolutamente perfetto, che sviluppa nuovi lati di quel personaggio diventato un unicum nella storia della Settima Arte.

Baci rubati Capitolo di mezzo dei cinque film che hanno per protagonista Antoine Doinel - Jean-Pierre Leaud, Baci rubati vede finalmente lo storico personaggio alle prese con l'entrata nell'età adulta, tra la ricerca dell'amore e della sicurezza lavorativa. Con un tocco leggero e delicato, dolcemente malinconico senza mai scadere nel puro sentimentalismo, Truffaut firma uno dei suoi tanti capolavori, forse minore ma non per questo meno intenso e piacevole. E con un mix di personaggi e situazioni corollari assolutamente irresistibili.

8

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