Recensione Babadook

Partendo da un suo cortometraggio, la esordiente Jennifer Kent porta sullo schermo l'inquietante vicenda di una madre e del suo figlioletto alle prese con una diabolica presenza che sembrerebbe imperversare nella loro casa.

recensione Babadook
Articolo a cura di

"Mi affascina molto ciò che succede alle persone quando reprimono i propri sentimenti, specialmente la sofferenza. La repressione di questi sentimenti può funzionare per un breve periodo, forse anche per alcuni anni, ma alla fine la verità viene a galla. Amelia, la protagonista del film, assiste alla perdita violenta e atroce del marito, l'amore della sua vita, in un terribile incidente d'auto, mentre la coppia si sta recando in ospedale per il parto di lei, che darà alla luce il loro primo figlio. Il giorno in cui il marito rimane ucciso è lo stesso in cui viene al mondo Samuel. Il film inizia quasi sette anni dopo quel terribile giorno. Amelia non riesce ad amare suo figlio poiché non è stata in grado di affrontare il dolore legato a ciò che è successo. La repressione del dolore sviluppa una tale energia da dilaniarla, perseguitarla, scatenando in lei una forza distruttiva incontrollabile".
La regista Jennifer Kent sintetizza così il plot alla base del suo lungometraggio d'esordio, derivato dal premiato short Monster e che pone la Essie Davis di Matrix reloaded (2003) e Matrix revolutions (2003) nei panni della madre di cui sopra e il piccolo debuttante Noah Wiseman in quelli del figlio, tormentato da sogni riguardanti un mostro che lui crede sia venuto per uccidere entrambi.

Presenza materna

E, man mano che arriva in casa l'inquietante libro di fiabe Babadook e che il bambino, appunto, comincia a convincersi che sia proprio la creatura protagonista quella che vede nei suoi incubi, non fatichiamo ad intuire che le prove sfoggiate dai due rientrino tra i maggiori pregi della oltre ora e mezza di visione; a quanto pare ispirata alle pellicole mute dell'Espressionismo tedesco (del resto, come non vedere nella sagoma nera del Babadook una variante dell'ombra di Nosferatu?), ma non priva neppure di omaggi televisivi a Il fantasma dell'opera interpretato nel 1925 da Lon Chaney e a I tre volti della paura di Mario Bava.
Oltre ora e mezza di visione che, con Samuel destinato a diventare sempre più imprevedibile e violento e Amelia che, spaventata, si trova costretta a fargli assumere psicofarmaci, si costruisce su una lenta attesa di taglio polanskiano e nella quale l'intervento degli assistenti sociali lascia tranquillamente intuire l'affascinante (retro)gusto di allegoria relativa a particolari, complicati rapporti che turbano, a volte, la vita familiare.
Lunga attesa tempestata di rumori sospetti e fugaci apparizioni volte non solo ad accompagnare la donna ad assumere, sempre più, la consapevolezza che una sinistra presenza si trovi intorno a lei, ma anche a condurre verso un'ultima parte maggiormente dedicata all'aspetto d'intrattenimento orrorifico.
Intrattenimento orrorifico che, grazie al consueto sonoro mirato a svolgere il suo fondamentale compito, rispecchia non poco gli horror demoniaci risalenti agli anni Settanta, capace di generare addirittura inquietudine nel corso di un elaborato non eccelso, ma sicuramente confezionato con grande professionalità e non tra i peggiori appartenenti ai gettonatissimi filoni delle ghost story e degli esorcismi d'inizio XXI secolo.

Babadook “Nonostante la sua matrice horror, Babadook è una storia d’amore in cui una madre attraversa gli abissi dell’inferno per avvicinarsi al proprio figlio. È il viaggio dentro un incubo, ma, come Amelia, il pubblico viene infine ricompensato”. Non possiamo fare altro che condividere le parole espresse dalla regista Jennifer Kent nei confronti del suo lungometraggio d’esordio (di cui è anche sceneggiatrice), destinato a concedere maggiore spazio agli ingredienti tipici dell’horror demoniaco nel corso della sua ultima mezz’ora e che provvede a costruire, invece, una cupa e lenta attesa durante la prima parte... per sfoderare un metaforico sguardo sulle pericolose anomalie di determinate genitrici che, pur senza eccellere, provvede da solo a renderlo più interessante di tante operazioni analoghe contemporanee.

6.5

Che voto dai a: Babadook

Media Voto Utenti
Voti totali: 4
7.5
nd