Recensione Automata

Antonio Banderas protagonista nel nuovo film sci-fi di Gabe Ibanez a tema robotico

recensione Automata
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Nel 2044 il 99 % dell'umanità è stato ucciso dalle radiazioni solari e il pianeta ha subito una massiccia desertificazione. I pochi milioni di sopravvissuti, per poter gestire la situazione, hanno creato migliaia di robot per supportare al meglio l'inesorabile declino nelle poche zone rimaste ancora vivibili. Jacq Vaucan, un agente assicurativo che lavora per una società costruttrice di androidi, si ritrova a dover indagare su alcuni elementi difettosi che sembrano aver violato il secondo protocollo e aver sviluppato una sorta di volontà propria, che li porta ad autorigenerarsi in caso di guasto. Nella sua missione l'agente però scopre qualcosa che sarebbe dovuto rimanere segreto e mette a rischio, oltre alla sua vita, anche quella della moglie prossima al parto. Gli unici ad aiutare Vaucan saranno un gruppo di robot dotati di una nuova coscienza...

Già addetto degli effetti speciali per un regista di culto come Alex de la Iglesia in due film importanti come Perdita durango e Il giorno della bestia, lo spagnolo Gabe Ibanez aveva esordito dietro la macchina da presa col discreto Hierro (2009). Ora, a cinque anni di distanza dal suo esordio, Ibanez ha fatto il "grande salto" con Automata, co-produzione bulgaro / ispanica che si propone di indagare in quella fantascienza più intimista e profonda ispirata da Dick e Asimov. Con la presenza nei panni di produttore esecutivo di Antonio Banderas, che per l'occasione si è ritagliato il ruolo da protagonista e ha "infilato" anche l'ex moglie Melanie Griffith in una parte di supporto, l'occasione per realizzare un titolo sci-fi degno di tal nome vi erano tutte.

Il mondo dei robot

Da Blade Runner a I, Robot sono parecchie le influenze che si rispecchiano nel secondo film di Ibanez. E la sceneggiatura parte col piede giusto, proponendoci una mezzora iniziale ambientata in un contesto affascinante e con un mistero da dipanare che sembrerebbe condurre a grandi avvenimenti. Purtroppo però l'entusiasmo scema presto e Automata si adagia su una filosofia spiccia, vista e rivista, limitando l'azione ai dieci minuti finali e deficitando nel ritmo in tutta la lunga parte centrale, nel quale assistiamo al viaggio "esistenziale" di Jacq e dei suoi compagni robotici. L'ambizione di voler raccontare in maniera profonda il tema del rapporto tra le due "specie" si riduce ad un bignami del genere, con almeno una manciata di scene improbabili e una caratterizzazione dei personaggi, robot inclusi, che si sfalda progressivamente conducendoci ad un finale quanto meno ambiguo e poco chiarificatore. Ed è un peccato perché la regia di Ibanez è solida e regala squarci suggestivi, sfruttando al meglio l'ambientazione urbana decadente e l'immensità desertica, potendo inoltre contare sugli ottimi effetti speciali nella realizzazione degli androidi. In questa inconcludenza opprimente a pagare dazio sono anche gli interpreti, con un Antonio Banderas a fasi alternate (e in una sequenza il pubblico italiano, memore di un famoso spot, si troverà involontariamente a (sor)ridere) e un cast di supporto sprecato, in primis il Dylan McDermott che torna sul "luogo del delitto" dopo la sua performance nel semi-dimenticato cult Hardware - Metallo letale.

Automata Automata non convince nonostante le grandi ambizioni di partenza. Una storia dall'incipit accattivante, seppur non originalissimo, viene ben presto sgretolata da sviluppi improbabili che cercano di dare un taglio intimista alla vicenda, senza però mai raggiungere la corretta profondità e affossando totalmente il ritmo della narrazione. I buoni effetti speciali ed una regia a tratti di gran fascino non bastano a salvare dalla noia, e neanche il volenteroso Banderas riesce a mettervi una pezza.

5

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