Venezia 72

Recensione Anomalisa

Charlie Kaufman torna finalmente alla regia con una pellicola di rara e inconsueta bellezza, realizzata a Passo uno raccontando la storia di due solitudini che, placidamente, si incontrano.

recensione Anomalisa
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

A volte, ci si può sentire soli e tristi anche essendo uomini di successo: lo sa bene Michael Stone, uomo di mezz'età autore di un noto manuale sul costumer care, che torna a Cincinnati dopo dieci anni per tenere una conferenza sul tema. Conferenza alla quale non ha alcuna voglia di partecipare, sentendosi umanamente insoddisfatto dalla sua vita, che ritiene grigia e vuota, nonostante agi, sicurezza economica, una famiglia ormai avviata con tanto di prole. La sera prima del grande impegno Michael tenta di riavvicinare una vecchia fidanzata, con risultati disastrosi: e proprio nel momento più buio ecco che il nostro incontra Lisa, una giovane donna che gli fornirà il brivido di cui sentiva disperatamente bisogno. Per lui è una visione unica, una novità, un colpo di fulmine, un'anomalia nella sua vita ordinaria e abitudinaria: un'Anomalisa. È l'inizio di un corto circuito emozionale che lo spingerà a mettere in prospettiva tutto quello che credeva di conoscere della sua vita e delle sue sicurezze...

Una voce fuori dal coro

Charlie Kaufman strikes back. Lo sceneggiatore Premio Oscar per Se mi lasci ti cancello (o, meglio, Eternal Sunshine of the Spotless Mind) e autore anche di altri celebri e originalissime pellicole come Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee e Confessioni di una mente pericolosa torna al cinema, e questa volta da regista, dopo le traversie distributive di Synecdoche, New York. Tenendo fede alla sua fama di "voce fuori dal coro" si presenta in Concorso a Venezia con un'opera effettivamente anomala, sia per metodi che per tecniche realizzative. Anomalisa ha visto la sua nascita e crescita concettuale tramite Kickstarter (ed è stato uno dei primi film ad essere finanziato tramite la piattaforma di crowdfounding) e si presenta come una delle pellicole in animazione stop-motion dalla trama più matura mai viste. Anche il film, a sua volta, parla di una "voce fuori dal coro", ovvero quella di Lisa, unica voce che suona diversa, melodiosa, interessante alle orecchie di Michael: difatti, con un espediente straniante ma di grande effetto, durante tutti i 90 minuti di durata, sono solo tre le voci che andremo a sentire, nonostante i numerosi personaggi che incontreremo. Quella di Michael (dal tono british, scostante e scocciato di David Thewlis, che si accende solo mentre parla alla co-protagonista femminile), quella di Lisa (Jennifer Jason Leigh) e infine quella, maschile e atona, di Tom Noonan, che interpreta ogni altro essere umano presente in scena, che sia uomo, donna o bambino. Anomalisa ricorda, per certi versi, Lost in translation di Sofia Coppola, ma è ben più kafkiano nell'intreccio e nel punto di vista: difficilmente consolatorio, è un film che racconta della solitudine in mezzo alla moltitudine, delle piccole e grandi bugie che ci raccontiamo, delle illusioni di cui a volte viviamo e delle piccole meschinità che contraddistinguono spesso l'animo umano.

Anomalisa Di enorme profondità psicologica e umana, Anomalisa è una pellicola adulta, folgorante, originale in molte sue sfaccettature pur presentando alcune tematiche già viste (anche nei lavori precedenti dello stesso Kaufman, che probabilmente ha scelto il mezzo animato proprio per non cadere in una certa ripetitività visiva con i suoi film precedenti) e narrando una storia in realtà breve e (solo relativamente) banale. Gli spunti di (amara) riflessione sono numerosi e il rigore formale dell'opera è encomiabile: un'opera decisamente bizzarra, come da tradizione del cineasta, ma di inconsueta bellezza, pur nella sua grande semplicità tecnica e strutturale... che tuttavia osa in più di un'occasione.

7.5

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