Recensione Annie - La felicità è contagiosa

Dai fumetti al cinema, passando per il palcoscenico e di nuovo al cinema: torna la dolce Annie in un remake moderno, con un bel cast (tra i protagonisti anche Jamie Foxx), ma sostanzialmente insipido.

recensione Annie - La felicità è contagiosa
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Annie Bennett (Quvenzhané Wallis) ha dieci anni, è stata abbandonata da piccola e vive assieme ad altre bambine in una casa famiglia ad Harlem, gestita con pugno di ferro dall'eccentrica ed isterica Colleen Hannigan (Cameron Diaz), ex cantante dimenticata rapidamente dal pubblico e pronta a tutto pur di assicurarsi qualche dollaro in più per le sue "attività benefiche". Nonostante tutti i disagi, le difficoltà e la solitudine di un'infanzia da orfana, Annie non ha mai perso la speranza di riabbracciare i propri genitori, benché i suoi tentativi di rintracciarli non abbiano ancora dato buoni frutti. Fin quando il destino non porta la piccola a scontrarsi - letteralmente - con Will Stacks (Jamie Foxx), multimilionario di una compagnia telefonica in lizza per la poltrona di sindaco. Dopo che un filmato di Stacks mentre impedisce ad Annie di finire sotto le ruote di un camion è diventato un fenomeno sul web, il braccio destro del candidato, il cinico Guy Danlily (Bobby Cannavale), intuisce le potenzialità della bambina come inarrestabile arma elettorale...

DAI FUMETTI AL CINEMA, PASSANDO PER IL PALCOSCENICO

In origine - era il lontano 1924 - ci fu Little Orphan Annie, una striscia di fumetti (ispirata a sua volta ad una poesia del lontanissimo 1885) creata da Harold Gray per il New York Daily News, con una vivace orfanella protagonista di bizzarre avventure. Poi, nel 1976, arrivò il musical: con canzoni composte da Charles Strouse e Martin Charnin e un libretto firmato da Thomas Meehan, Annie debuttò a Broadway nell'aprile 1977, si aggiudicò un totale di sette Tony Award e rimase in scena a New York per quasi sei anni, approdando nel frattempo sui palcoscenici di mezzo mondo, per diventare in seguito oggetto di un numero incalcolabile di revival. La vicenda dell'orfanella più amata d'America, ambientata ai tempi della Grande Depressione, non tardò ovviamente a far gola anche a Hollywood, e così nel 1982, mentre lo spettacolo ancora furoreggiava nei teatri statunitensi, ecco arrivare sugli schermi la prima trasposizione cinematografica del musical, con l'esordiente Aileen Quinn nel ruolo del titolo e un cast di lusso composto da Albert Finney, Carol Burnett, Tim Curry e Bernadette Peters; alla regia, addirittura un gigante della settima arte quale John Huston.

IL RITORNO DI ANNIE

Dopo il grande successo commerciale del film di Huston, nel 1999 è stata la volta di una versione televisiva con Kathy Bates, diretta da Rob Marshall, e infine nel 2014, sotto le insegne della Sony e con la produzione di Will Smith, è giunto il momento di una nuova Annie, che stavolta ha il viso e la voce di Quvenzhané Wallis, la giovanissima rivelazione di Re della terra selvaggia (subentrata alla figlia di Will Smith, Willow). Dall'America del New Deal del musical originale si passa alla New York contemporanea, in un mondo dominato dai cellulari, dai social media e da internet (tutti elementi inglobati all'interno della narrazione). Il tentativo di attualizzazione del testo di partenza, inoltre, comprende un drastico riarrangiamento in chiave hip hop della colonna sonora, rimodellata per far posto a canzoni create ex novo - benché difficilmente brani come Opportunity o The City's Yours potranno rivaleggiare con pezzi forti quali It's the Hard Knock Life o il super-classico Tomorrow, fra le melodie più famose mai tratte da un musical. Il resto? Una confezione che non ha badato a spese e una strategia promozionale che, negli USA, è riuscita ad attirare nelle sale il pubblico familiare in pieno periodo natalizio (86 milioni di dollari d'incasso in patria), a dispetto di recensioni gelide e di un Razzie Award come peggior remake dell'anno.

TOMORROW, TOMORROW...

Il problema è che, per tentare di rendere attuale un classico con circa quattro decenni di età, non basta spostare l'ambientazione a quasi un secolo più tardi, né tantomeno rivestire di una patina di pop da talent-show una soundtrack che, in questa nuova veste, fatica a coinvolgere e far presa sugli spettatori. A penalizzare l'efficacia della colonna sonora, probabilmente, è pure la regia un po' anonima di Will Gluck, già dietro la macchina da presa per il gradevole Easy Girl e per il mediocre Amici di letto, ma non certo all'altezza di un Rob Marshall (per non scomodare paragoni ancor più ingombranti). Tuttavia, a rendere la novella Annie un prodotto tanto deludente è soprattutto quel sapore zuccheroso che contraddistingue l'intero film, senza neppure una briciola di vera ironia a stemperare la melassa onnipresente fino al termine dei titoli di coda. Rischi inevitabili, quando ci si affida a una sceneggiatura caratterizzata da un blando umorismo, con personaggi tagliati con l'accetta, villain ridotti a macchiette costantemente sopra le righe e un inseguimento finale, condotto a suon di foto su twitter, che abbandona una volta per tutte ogni pretesa di credibilità.

Annie - La felicità è contagiosa Non bastano la verve della piccola Quvenzhané Wallis, né quella dei suoi comprimari (fra cui Jamie Foxx, Rose Byrne e Cameron Diaz), a conferire reale interesse ad un musical poco incisivo dal punto di vista della messa in scena e tutt’altro che impeccabile nella struttura narrativa: il remake di Annie, a prescindere dai suoi esiti commerciali, risulta un film piatto e scontato, che non aggiunge davvero nulla al proprio genere di appartenenza.

6

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