Roma 2014

Recensione Andiamo A Quel Paese

Il ritorno di Ficarra e Picone sul grande schermo, a tre anni da Anche se è amore non si vede

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

La crisi colpisce tutti. E chi è senza lavoro perde anche tutte le speranze per un futuro roseo o, quantomeno, tranquillo. Lo sanno bene Salvo e Valentino, costretti ad abbandonare l'amata Palermo per tornare al paesino d'origine, Monteforte, arroccato su un cucuzzolo e prevalentemente abitato da persone ormai anziane. “Andiamo a quel paese”, insomma, si dicono i due, con grande rassegnazione. Abituati ai comfort della città, i due faticano a farsi piacere la monotona realtà paesana, ma appoggiarsi nelle case di famiglia diviene una strategia di sopravvivenza. Però, come si suol dire, lo scaltro Salvo fa di necessità virtù ed escogita un lucroso piano secondo il quale i due si ritroveranno a gestire i risparmi e le pensioni degli anziani parenti, dando luogo in casa ad una sorta di ospizio di convenienza. L'idea funziona alla grande, ma non è facile assicurare ai propri nuovi coinquilini tutto quello di cui hanno bisogno: e al grido di “una pensione è per sempre” si ritroveranno invischiati in una situazione sempre più assurda quando Valentino, nel bel mezzo del corteggiamento di una sua vecchia fiamma, si ritroverà a dover sposare l'affettuosa, ma chiaramente attempata, zia Lucia...

Ritorno al nido

Tra i vari comici/cabarettisti televisivi approdati al cinema, Ficarra e Picone sono stati sempre tra i più onesti e simpatici, e tutto sommato anche tra i più prolifici e funzionali: in tanti ci hanno provato, ma arrivare al traguardo dei cinque film da protagonisti non è da tutti, soprattutto considerando anche che, da soli o coadiuvati da Giambattista Avellino, quattro di questi cinque film li hanno anche diretti. Tornando nel contesto geografico a loro più affine dopo la parentesi torinese del precedente Anche se è amore non si vede, il duo siciliano torna anche a parlare di temi attuali e di satira sociale, rifacendosi ampiamente a mostri sacri della commedia all'italiana quali Totò, Steno, Sordi: l'influenza è palese (nonché palesata tramite espliciti riferimenti a classici come Febbre da cavallo) cercando di attualizzare il tutto e non limitandosi alla comicità da sketch. Le idee di base ci sono, e nella prima parte del film si ride di gusto, soprattutto per la comicità del fatto che i due cercano in ogni modo di allungare la vita al parentame, dato che la cosa equivale anche ad aumentare la propria stessa aspettativa di vita. Solo che nel momento in cui il plot abbandona la trovata della casa di riposo per spostarsi sul terreno dello “scabroso” matrimonio di convenienza la sceneggiatura si adagia in una sciatteria creativa a tratti imbarazzante, trasformando la divertente farsa in una ridicola storiella senza capo né coda, e che troppo chiede alla sospensione dell'incredulità dello spettatore.

Andiamo A Quel Paese Nonostante un cast funzionale e alcune trovate divertenti e lievemente sagaci, Andiamo a quel paese si adagia nella sua seconda parte in una piattezza generale da cui non riemerge più, giocando con lo stile di Steno e degli altri grandi della commedia all'italiana ma senza mai raggiungerlo. Sarà probabilmente l'assenza della penna di Francesco Bruni, storico collaboratore del duo Ficarra & Picone, ma fatto sta che i nostri siciliani preferiti hanno appena confezionato la loro prova peggiore, con nostro grande disappunto visto quanto ci piacquero i loro primi tre film.

5

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