Recensione Amoreodio

Il delitto di Novi Ligure riletto per il cinema dal regista Cristian Scardigno

recensione Amoreodio
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Nel 2001 andava ‘in scena' quella che poi è diventata una delle storie di cronaca nera più seguite degli ultimi anni, il cosiddetto delitto di Novi Ligure. Lei, l'allora sedicenne Erika de Nardo e lui, l'allora diciassettenne Omar Favaro, uccisero a sangue freddo con decine e decine di coltellate la madre e il fratello minore di lei. Un caso molto seguito in particolare per la giovane età degli assassini e per l'efferatezza con cui i due condussero a compimento il loro - diabolico - piano. Oggi, a distanza di tredici anni e con una serie sempre più numerosa di delitti a occupare pagine di giornali, spazi televisivi e anche cinematografici, il trentaduenne sceneggiatore e produttore Cristian Scardigno debutta alla regia trasponendo per il cinema quella pagina di cronaca nera. Erika e Omar diventano così Katia e Andrea (rispettivamente interpretati da Francesca Ferrazzo e Michele Degirolamo), due adolescenti aridi e senza impulsi vitali, che Scardigno inquadra attraverso dei frequenti ralenty ad amplificarne il senso di noia e desolante anaffettività sottesi. Le giornate dei due baby-assassini si susseguono stanche e incolori, condite da incontri di sesso perlopiù anemozionali e conversazioni sostanzialmente prive di contenuti. Un rapporto tossico attraverso il quale Katia (l'anello forte) nutre la sua necessità di conferme con la subordinazione di Andrea (l'anello debole) nei suoi confronti, costringendolo ad accettare e condividere qualsiasi sua idea, o meglio cattiveria. Il piacere provato da Katia nel tirare sassi ai treni in corsa diventa così (per transizione da dipendenza emotiva) anche il piacere di Andrea. E quando la posta in gioco si alza fino a diventare la proposta (folle) di eliminare ciò che la ragazza percepisce come un nemico, un ostacolo alla sua libertà, Andrea non può e non riesce a tirarsi indietro diventando egli stesso complice della mattanza.

Il 'gioco' della criminalità

Per trasporre il celebre caso di cronaca nera del delitto di Novi Ligure, Cristian Scardigno sceglie un'impostazione minimalista che rinuncia all'appeal del thriller per essere invece il vero e proprio ritratto pratico e psicologico di due adolescenti allo sbaraglio. Della precisa intenzione di Katia (alias Erika) di annientare quella fotografia famigliare che alimenta il suo odio, Scardigno segue più che altro la noia e l'inerzia che dettano quello stato di cose. Nei due protagonisti, infatti, non vi è ombra di afflato di vita, negato perfino a quella che dovrebbe essere la loro (vitale) storia d'amore. E quella morte cosciente ritratta nei loro sguardi vacui e nel loro vivere 'stanco' diventerà poi la freddezza e la lucidità con cui realizzeranno la morte (reale) di altri due esseri umani. Amoreodio sintetizza dunque questa parabola, il dramma di un'adolescenza abbandonata a sé stessa, incapace di appassionarsi, e costretta a spingersi oltre il limite del consentito per sentirsi viva, partecipe di qualcosa. E se l'Andrea di Michele Degirolamo rappresenta quasi l'incapacità di scegliere ed emanciparsi da un rapporto malato, è la Katia di Francesca Ferrazzo (che ha ottenuto per questo ruolo anche il premio come Migliore Attrice all'Annecy Cinèma Italien) il vero fuoco narrativo di Amoreodio; sono infatti la sua apatica contestazione alla vita e la sua terrificante incapacità di provare emozioni a connotare l'orrore della storia così come del film. Forse privo di un ritmo sempre incalzante, Amoreodio è infine un'opera onesta che tutto sommato si apprezza per la capacità di non spingersi più in là di quello che vuole essere, ovvero il ritratto empio e terrificante di giovani esistenze sacrificate (per noia, inadeguatezza o semplice mancanza di riferimenti) al gioco della criminalità.

Amoreodio Lo sceneggiatore e produttore Cristian Scardigno traspone per il grande schermo il celebre caso di cronaca nera anche noto come delitto di Novi Ligure. Rinunciando consapevolmente (e forse anche giustamente) ad ambizioni da thriller, Amoreodio è infine il racconto lucido, privo di sensazionalismi delle origini del male che nelle piccole realtà periferiche spesso associa l’isolamento e la scarsa vitalità dei luoghi a un pericoloso processo di desertificazione emotiva.

6.5

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