Recensione Amore Liquido

Gli affetti precari di una società liquida e volubile nell'opera prima di Marco Luca Cattaneo

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Nella società liquida delineata dal sociologo polacco Zygmunt Bauman non è solo l'assetto delle istituzioni a essere fragile, precario e disunito. Sotto il peso di una crisi dei valori, infatti, sono crollate anche le relazioni (incluse quelle sentimentali), inglobando a loro volta quel senso immanente di precarietà che appartiene al mondo esterno. Alla longevità dei rapporti si sono andati sostituendo attributi come serialità, velocità, superficialità; una congerie di elementi che ha dato vita al fenomeno che lo stesso Bauman nel suo Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi (libro dal quale il film di Cattaneo prende apertamente il titolo, e non solo) descrive come "relazioni tascabili". Più semplicemente rapporti in cui si entra e si esce con la disinvoltura con la quale e si entra e si esce da un bar, a consumazione avvenuta. Ed è proprio questa atmosfera di crisi, acuita dall'avvento del virtuale (che amplifica e cristallizza il fenomeno dei rapporti ‘usa e getta') che Marco Luca Cattaneo restituisce (in parte) con la sua opera prima dal titolo, appunto, Amore Liquido. Il vuoto sostanziale degli affetti è qui metaforicamente rappresentato dal vuoto formale di una vita spenta che si ciba (pasti e rapporti consumati sempre nella stessa condizione di isolamento) di briciole, di scampoli di vite altrui e di false proiezioni di una (inesistente) vita propria. Un sentirsi soli che alla fine diventa uno stato materiale, e che non solo impedisce qualunque contatto reale, ma che addirittura mette in fuga l'individuo di fronte alla possibilità che se ne possa creare uno.

La solitudine di Mario

Mario (Stefano Fregni) ha quarant'anni, fa l'operatore ecologico e vive a Bologna con una madre rimasta totalmente invalida in seguito a un ictus, accudita da una badante rumena di nome Olga. La sua vita è colma di una solitudine densa che Mario riempie di autoerotismo, pornografia, delle fantasie generate dai corpi delle ragazze incontrate per strada, e del contatto virtuale con ragazze molto più giovani conosciute in chat (e che mai entreranno davvero a far parte della sua vita). Ad agosto, durante uno dei turni di lavoro in una Bologna spettrale e priva di vita, il suo sguardo verrà catturato dalla presenza di una bella ragazza intenta (in piena notte) a disfarsi di un ingombrante scatolone. Appropriatosi di quel contenitore di cose neglette, scoprirà i resti del passato amoroso della ragazza che giace dismesso tra foto, filmati, lettere. L'esposizione a quella dimensione privata lo spingerà a creare un contatto con quella ragazza solare, ovvero Agatha (Sara Sartini), e a conoscerla (conoscendo anche la di lei figlioletta Viola), riuscendo perfino a suscitare nella ragazza un senso di trasporto e di fiducia del tutto inaspettato. Ma la facilità con la quale le proiezioni mentali, i filmini porno, i contatti virtuali possono essere usati e accantonati non è applicabile anche ai contatti veri, che tra corpi, emozioni, sentimenti tangibili crescono e si alimentano con presenza e voglia di mettersi davvero in gioco, elementi che la liquidità della vita di Mario respinge con forza.

Romanzo di una vita liquida

A distanza di quattro anni dalla sua realizzazione Amore Liquido di Marco Luca Cattaneo arriva in sala grazie all'oramai noto lavoro di ‘ripescaggio' di Distribuzione Indipendente.

Forse non completamente riuscita ma comunque interessante, l'opera di Cattaneo convince soprattutto nella capacità di evidenziare i frutti acerbi di una società che semina delusione e inadeguatezza. Funzionale soprattutto nel fotografare il completo autismo emozionale del protagonista Mario (nell'ottima interpretazione di Stefano Fregni che costruisce attorno alla sua fisicità un senso di inadeguatezza esteriore), chiuso a riccio nella sua azzerata autostima e oppresso da un fardello (quello di sentirsi inadeguato) che grava sulle sue spalle come lo zainetto che si porta sempre appresso (nell'immagine di un eterno quindicenne emarginato), Amore liquido racconta la precarietà e la solitudine dell'esistenza umana indugiando (a volte forse un po' troppo) su quel vuoto e quella mancanza di riferimenti stabili che condizionano le nostre vite. Un film cupo che trova il suo unico raggio nella presenza di Agatha ma che è poi inesorabilmente destinato a chiudersi tra le ombre di un perenne tramonto della sfera emozionale/affettiva.

Amore liquido Interessante soprattutto dal punto di vista sociologico per la profondità con cui mette in campo i malesseri e le idiosincrasie generate dalla moderna società (liquida), l’opera prima di Marco Luca Cattaneo reinterpreta in chiave filmica l’impossibilità di raggiungere un equilibrio tra la proiezione delle nostre fantasie (sessuali, amorose, lavorative) e la complessità degli scambi reali teorizzata da Bauman. Sbilanciato infine tutto verso la prima, lo status delle nostre vite e dei nostri rapporti (veloci, frugali, facilmente rimpiazzabili) fa estremamente fatica, proprio come il protagonista Mario, a scendere a compromessi con il mondo reale. Per certi aspetti ridondante ma comunque intenso, generoso di dettagli e genuinamente interpretato, Amore liquido è un film che val la pena di vedere, se non altro per osservare dall’esterno quanto la vita contemporanea sia in realtà di fatto votata e spronata alla solitudine della finzione.

6.5

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