Recensione Amiche da morire

La commedia italiana si tinge di... nero!

recensione Amiche da morire
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Con le fattezze della Cristiana Capotondi di Notte prima degli esami (2006), Olivia è una giovane, bella ed elegante moglie che suscita le invidie delle donne per la sua vita idilliaca accanto al bel marito Rocco alias Tommaso"Cemento armato"Ramenghi, dal quale vorrebbe un figlio.
Gilda, cui concede anima e corpo la statuaria Claudia"Viaggi di nozze"Gerini, sbarca il lunario svolgendo il mestiere più antico del mondo.
Crocetta, interpretata dalla Sabrina Impacciatore dei mucciniani L'ultimo bacio (2001) e Baciami ancora (2010) è, invece, una sorta di brutto anatroccolo che si mormora porti sfortuna a qualsiasi individuo le si avvicini nel tentativo di conquistarla.
Sono le tre figure femminili tanto diverse tra loro quanto costrette a far fronte comune per salvarsi la pelle che, su un'isoletta del sud Italia, divisa tra modernità e retrogrado tradizionalismo, vedono complicarsi le loro vite, in estate, prima a causa di un accidentale avvenimento, poi con l'arrivo del fiero e brusco commissario di polizia Nico Malachia, incarnato dal Vinicio Marchioni della serie televisiva Romanzo criminale e che non fatica ad intuire che il "gruppetto rosa" si stia dando da fare al fine di tenere nascosto un segreto.

"Manze" criminali

Già, perché, sebbene i primi minuti dell'oltre ora e quaranta in questione possano spingere immediatamente a pensare di trovarci dinanzi all'ennesimo elaborato tricolore unicamente volto, in maniera banale, a giocare sui cliché tipici della mentalità siciliana, dobbiamo ricrederci man mano che i fotogrammi avanzano sullo schermo.
Affiancata in fase di sceneggiatura dal Fabio Bonifacci autore degli script di Si può fare (2008) e Benvenuti al Nord (2012), infatti, la ventisettenne romana Giorgia Farina, proveniente dall'universo degli short e qui al suo primo lungometraggio da regista, sfodera tutto il proprio background fatto di passione per il cinema di genere (horror e western in particolare) mettendo in scena una commedia piuttosto atipica per il panorama di celluloide italiano d'inizio terzo millennio.
Una commedia non poco nera e, se vogliamo, quasi pulp che, sfruttando dichiaratamente un umorismo di derivazione inglese, non manca neppure di lasciar seminare qualche cadavere; mentre tira in ballo i consueti luoghi comuni che vogliono gli uomini intesi solo come esseri biologicamente programmati a procreare e le donne facilmente manovrabili mettendole l'una contro l'altra.
Con la risultante di un'operazione che, nonostante l'abbondanza di gentil sesso esposta, riesce nell'impresa di non manifestare il classico sguardo "fallocritico" d'impostazione femminista, prendendo misuratamente in giro il maschio nei suoi difetti, ma senza rinunciare neppure a sbeffeggiare quelli delle donne.
E il merito, di sicuro, va riconosciuto anche alla buona direzione del cast, che, oltre a un efficace Marchioni finalmente impegnato a mostrare il suo lato meno serioso, individua nella mai disprezzabile Impacciatore l'elemento capace di strappare il maggior numero di risate.
Senza nulla togliere, comunque, alla Capotondi e alla Gerini, le quali, considerando i non facili ruoli, rischiavano non poco di apparire quali insopportabili macchiette.

Amiche da morire Al suo primo lungometraggio da regista, la ventisettenne romana Giorgia Farina - sotto la produzione di Raffaella e Andrea Leone - regala una commedia decisamente lontana dagli spaccati lavorativo-sociali e dalle avventure adolescenzialsentimentali cui ci ha abituati la stanca produzione cinematografica tricolore d’inizio XXI secolo. Una commedia non priva di accidentali omicidi e che, per merito anche di un cast ben assortito e diretto con professionalità, diverte più che sufficientemente e non annoia mai lo spettatore.

6.5

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