Korea Film Fest

Recensione Always

L'incontro tra due solitudini raccontato da Song Il-gon

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“Il mio Always” ha dichiarato il regista Song Il-gon “è ispirato a 'Luci della città' di Charlie Chaplin, tormentata storia d’amore tra un vagabondo e una ragazza cieca".
Il film racconta dell'incontro tra due giovani, Chul-min e Jung-hwa, entrambi segnati da un passato doloroso e pieno di rimpianti. Chul-min (So Ji-sub) è un trentenne ex-boxer con un passato criminale alle spalle. Uscito di prigione tenta di ricominciare una vita onesta lavorando come guardiano di un parcheggio notturno. Una notte si presenta Jung-hwa (Han Hyo-joo), giovane ragazza affetta da un graduale distaccamento della cornea, entusiasta e vitale nonostante il suo handicap. Il suo amore per la vita contagia il disilluso Chul-min, che grazie all’aiuto della ragazza comincia ad allenarsi per ritornare alla sua antica passione ricominciando una carriera da pugile professionista. Il loro legame non sembra esaurirsi in un semplice incontro casuale, perché i due sono fatalmente legati da un filo rosso e doloroso. Quando ci sarà la possibilità di un trapianto di cornea molto costoso Chul-min deciderà di tornare a patti con la sua vita criminale entrando nel giro dei combattimenti clandestini. Ma un destino tragico si nasconde dietro l'angolo e Chul-min non potrà e non vorrà sottrarsi alla sua espiazione.

I see you, I hear you, I love you

Con Always, Song Il-gon segna il suo debutto nel circuito mainstream dopo alcune opere indipendenti e un documentario. Regista poliedrico, Song non si è mai fossilizzato su di un unico genere, presentando opere sempre diverse tra loro. Con questa pellicola ha deciso di entrare nel campo del melodramma, uno dei generi più in voga in Corea, raccontando la tragica storia di due innamorati.
Tuttavia, sebbene abbia aperto la sedicesima edizione del Busan International Film Festival (tra i più importanti festival di cinema del continente asiatico) e sia riuscito ad ottenere un ottimo successo in patria, il film è una delle opere meno riuscite del regista. Segnato da una sceneggiatura che non riesce a tenere il passo con la storia, presentando alcuni buchi logici e perdendo colpi quanto più si addentra nel territorio del melodramma. Potenzialmente il film poteva farcela: con un'ottima prima parte che dipinge in modo lieve e romantico l'incontro e l'innamoramento dei due, crolla immancabilmente nella seconda, quando comincia ad inserire tutti i cliché classici del genere. Inoltre tutta la sotto-trama dedicata alle arti marziali è totalmente inutile, non aggiungendo molto al film, anzi. Quando la pellicola vira verso l'action con una scena di combattimento, viene a galla un altro problema: Song non si trova a suo agio con le scene d'azione. La scena tenta di essere realista, mantenendo quell'estetica pulita e calda che impregna tutto il film, risultando così scontata e banale.
La pellicola presenta, inoltre, uno strano problema. Vuole essere un melodramma ma mancano alcuni elementi che lo rendano tale: non ci sono scontri tra i protagonisti, non ci sono contrasti, l'unico elemento di crisi è il costo dell'operazione. Sebbene i due siano legati da un passato tragico, questo non viene esplicitato da nessuno dei due. Abbiamo il dramma, ma senza il melodramma. Sembra quasi che Song non voglia arrischiarsi troppo e lasci, così, molte cose non dette. Cosa giustificabile nell'ottica registica, ma che purtroppo arriva a creare delle psicologie troppo semplificate e banali. Si arriva così ad un finale in cui non si capisce come i personaggi possano comportarsi in un modo tanto irreale, il tutto condito da fatali coincidenze e banali riappacificazioni catartiche.
Un vero peccato perché i due attori protagonisti, So Ji-sub e Han Hyo-joo, danno davvero un'ottima interpretazione, riuscendo a portare sullo schermo le emozioni più intime di questi due tragici personaggi.

Always Always purtroppo è un film a metà, tanto bella la prima parte quanto banale e scontata la seconda. Song, autore della sceneggiatura insieme a No Hong-jin, non riesce a creare dei personaggi con delle psicologie reali. Tutto è pretestuoso nella scrittura, dalla progressiva cecità al passato tragico che lega i due personaggi, cercando così la via più facile verso la commozione (e così il successo con il pubblico) e perdendo un'ottima occasione di creare quello che poteva essere un ottimo melodramma. Speriamo che ritornando al documentario (di prossima uscita una nuova opera documentaria di cui non si conosce ancora il titolo) il regista riesca a chiarirsi le idee e ritornare ai fasti di film precedenti quali Flower Island e Magicians.

6.5

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